Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14388 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 14388 Anno 2018
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: BERRINO UMBERTO

ORDINANZA

sul ricorso 26160-2012 proposto da:
LECCHI VITO ANGELO LCCVNG67E31C618Z in proprio, e ove
occorrer possa, quale titolare legale rappresentante
pro tempore della ditta individuale “EDIL COSTRUZIONI
DI LECCHI VITO”, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA APPIA NUOVA 96, presso lo studio dell’avvocato
PAOLO ROLFO, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato PIERMARIO STRAPPARAVA, giusta delega in
2018
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atti;
– ricorrente –

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE
CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO C.F. 1165400589, in
persona del legale rappresentante pro tempore,

Data pubblicazione: 05/06/2018

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE
144, presso lo studio degli avvocati GIANDOMENICO
CATALANO e LORELLA FRASCONA’, che lo rappresentano e
difendono giusta delega in atti;
– controricorrente –

EQUITALIA ESATRI S.P.A. – AGENZIA DELLA RISCOSSIONE
PER LA PROVINCIA DI BRESCIA;
– intimata –

avverso la sentenza n. 352/2012 della CORTE D’APPELLO
di BRESCIA, depositata il 03/07/2012 r.g.n. 656/2011.

nonchè contro

Rilevato che
Lecchi Angelo Vito, titolare dell’impresa individuale Edil Costruzioni di
Lecchi Vito, propose opposizione alla cartella esattoriale con la quale
l’Inail gli aveva intimato il pagamento delle maggiori somme dovute
a titolo di premi assicurativi in relazione agli anni 2004, 2005 e 2006

illegittimi; che accolta tale opposizione dal giudice del lavoro del
Tribunale di Brescia, il quale aveva ritenuto che l’iscrizione a ruolo
del credito fosse impedita dall’impugnazione esperita contro il
verbale di accertamento svolto dall’Inps nell’ambito di altra
controversia, la Corte d’appello di Brescia (sentenza del 3.7.2012) ha
riformato tale decisione, dopo aver accolto il gravame dell’Inail,
rigettando l’opposizione alla predetta cartella;
atteso che la Corte di merito ha posto a base del suo convincimento
la considerazione che i contratti a progetto stipulati dall’appellato
erano nulli, essendo finalizzati a dissimulare rapporti di lavoro
subordinato, per cui correttamente l’Inail aveva proceduto alla
rideterminazione dei premi assicurativi in applicazione dell’art. 69,
comma 1, del d.lgs n. 276/03;
posto che per la cassazione della sentenza propone ricorso Angelo
Vito Lecchi con tre motivi, cui resiste con controricorso l’Inail, mentre
Equitalia Esatri s.p.a. rimane solo intimata;
Considerato che
col primo motivo, dedotto per violazione degli artt. 102, 137 e 415
c.p.c., nonché per nullità della sentenza per error in procedendo, il
ricorrente denunzia l’inammissibilità della causa promossa in secondo
grado dall’Inail per l’omessa notifica dell’atto d’appello alla società
esattrice del credito, vale a dire ad Equitaiia Esatri s.p.a., dal
medesimo ritenuta litisconsorte necessaria nel rapporto venutosi a
creare per effetto della procedura di riscossione del credito oggetto di
causa, dal momento che, a giudizio della difesa, l’annullamento
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per i dipendenti assunti con contratti di lavoro a progetto ritenuti

dell’opposta cartella produceva effetti anche nei confronti di
quest’ultima;
atteso che tale motivo è infondato, dal momento che correttamente
la Corte distrettuale ha rilevato che solo l’Inail era il soggetto titolare
del diritto di credito al quale competevano le funzioni di

la società di riscossione era il soggetto deputato alla esecuzione della
procedura di incasso, quale responsabile della formazione della
cartella e della sua notificazione, per cui l’ente creditore e la società
affidataria della riscossione del credito assumevano posizioni ben
distinte, con la conseguenza che l’ipotesi del prospettato
litisconsorzio avrebbe potuto essere configurata solo se fosse stata
contestata la legittimità formale degli atti di esazione, mentre nella
fattispecie si era avuta contestazione del diritto di credito e della sua
iscrizione a ruolo, situazione, questa, in cui permaneva la
legittimazione passiva del solo ente assicuratore titolare del credito;
posto che la fondatezza di tali rilievi trova conforto anche nel
precedente di questa Corte (Cass. sez. lav.
n. 23984 dell’11.11.2014) secondo cui « Nel giudizio di opposizione
a cartella esattoriale, notificata dall’istituto di credito concessionario
per la riscossione di contributi previdenziali pretesi dall’INPS, la
legittimazione passiva spetta unicamente a quest’ultimo ente, quale
titolare della relativa potestà sanzionatoria, mentre l’eventuale
domanda in opposizione, attinente a tale oggetto, formulata
contestualmente anche nei confronti del concessionario della
gestione del servizio di riscossione tributi, deve intendersi come mera
“denuntiatio litis” che non vale ad attribuirgli la qualità di parte »;
verificato che col secondo motivo, dedotto per violazione e falsa
applicazione dell’art. 47 del d.lgs n. 546 del 31.12.1992 e dell’art. 61
del d.lgs n. 46/1999, oltre che per omessa motivazione su un punto
decisivo della vicenda, il ricorrente rileva che Equitalia s.p.a.,

accertamento, liquidazione ed iscrizione a ruolo dello stesso, mentre

ricevendo il ruolo dell’Inail, avrebbe dovuto sospendere l’emissione
dell’ordinanza, ben sapendo che in altro procedimento, in cui era
parte in causa, era stata impugnata l’ordinanza ingiunzione relativa
al ruolo dell’Inps fondato sul medesimo verbale ispettivo utilizzato
anche nel presente giudizio per la rideterminazione dei premi

precedente ordinanza ed il presupposto verbale erano stati
impugnati, tanto che l’esecutorietà del ruolo, della cartella esattoriale
e del verbale era stata sospesa; di conseguenza, la società esattrice
avrebbe dovuto operare lo sgravio dell’opposta cartella per evitare
ulteriori danni al contribuente; invece, tali peculiarità della vicenda
non erano state condivise dal giudice d’appello che si era limitato a
sostenere che non sarebbe stato contestato il provvedimento Inail
datato 5 maggio 2009 di modificazione della PAT (posizione
assicurativa territoriale) e di rideterminazione dei premi, quando, in
realtà, tale provvedimento era successivo all’avvenuta iscrizione a
ruolo del 10.2.2009, per cui non poteva riferirsi all’accertamento
oggetto di causa;
ritenuto che tale motivo è infondato in quanto, anzitutto, non è
corretta l’affermazione del ricorrente secondo il quale la società
esattrice avrebbe dovuto sospendere l’emissione dell’ordinanzaingiunzione, posto che un tale potere compete solo all’organo che
l’ha emessa in qualità di titolare del credito o al giudice investito della
questione e non di certo al soggetto abilitato alla sola esazione, la cui
attività si estrinseca, quale mero esecutore, nella notificazione della
cartella al limitato fine della riscossione del credito in essa riportato;
considerato, in ogni caso, che al riguardo si è già affermato (Cass.
Sez. Lav. n. 9159 del 10/4/2017) che « Il potere di iscrizione a
ruolo dei crediti previdenziali non subisce alcuna interdizione quando
è stato impugnato in giudizio un autonomo credito iscritto a ruolo e
portato a conoscenza della parte debitrice, in quanto l’art. 24,
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assicurativi ed essendo, altresì, a conoscenza del fatto che la

comma 3, del d.lgs. n. 46 del 1999, riconnette l’effetto impeditivo
all’atto di accertamento posto a monte e non già dell’atto esecutivo
che sta a valle. (In applicazione del principio la S.C, confermando la
sentenza di merito, ha ritenuto che il giudizio di opposizione al ruolo
comunicato con cartella esattoriale – o il ricorso in sede

se il ruolo impugnato si fondi sulle medesime premesse di fatto e di
diritto di quelli successivamente formati, salvo l’eventuale effetto
preclusivo vincolante della formazione del giudicato su uno dei giudizi
di opposizione)»;
rilevato che correttamente la Corte di merito ha evidenziato che la
norma di cui all’art. 24, comma 3, del d.lgs n. 46/1999 preclude
l’iscrizione a ruolo nell’ipotesi in cui sia impugnato in sede giudiziaria
l’accertamento effettuato dall’ufficio procedente, ossia il verbale di
accertamento e di contestazione delle violazione che è l’atto
amministrativo sulla cui base vengono poi liquidati i crediti
dell’istituto e formati i ruoli, atto, questo, che nella fattispecie era
rappresentato dal provvedimento dell’Inail del 5.5.2009, con la
conseguenza che l’omessa impugnazione di tale accertamento, che
aveva comportato la rideterminazione dei premi, aveva impedito che
si creasse una preclusione all’emissione della cartella;
ritenuto, quindi, corretta sia la ricostruzione degli eventi che della
vicenda giuridica in esame, è senz’altro condivisibile quanto
affermato dalla Corte distrettuale circa il fatto che il giudizio di
opposizione avverso il verbale di accertamento dell’Inps, instaurato
solo contro l’istituto di previdenza, non poteva comportare alcuna
preclusione per l’emissione di altra cartella esattoriale da parte di un
soggetto diverso, cioè l’Inail, estraneo al procedimento giudiziario di
opposizione intrapreso nei confronti dell’Inps e questo a prescindere
che non era nemmeno chiaro, secondo la stessa Corte d’appello, se
in precedenza vi fosse stata un’opposizione al verbale di
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amministrativa – non impedisce all’Inps l’iscrizione di altri crediti, pur

accertamento o solo una semplice opposizione alla cartella esattoriale
emessa dall’Inps sulla scorta dello stesso verbale di accertamento;
valutato, pertanto, che la peculiarità della fattispecie risiede proprio
nel fatto che il credito Inail, pur traendo spunto dal verbale di
accertamento dell’Inps, godeva di una propria autonomia in quanto

stato specificamente impugnato;
verificato che col terzo motivo, proposto per violazione e falsa
applicazione dell’art. 61 del d.lgs n. 276/2003 e dell’art. 61 del d.lgs
n. 46/1999, oltre che per vizio di motivazione, il ricorrente lamenta la
parte della decisione impugnata in cui è stata rilevata l’assenza di un
programma di lavoro all’interno dei contratti stipulati dalla società
Edilcostruzioni, assumendo che tale convincimento sarebbe basato su
una errata valutazione del materiale probatorio e sul malgoverno
degli oneri probatori, mentre dal contratto stesso emergeva che il
programma di lavoro era insito nella pattuita collaborazione;
considerato che anche quest’ultimo motivo è infondato, posto che
attraverso lo stesso il ricorrente tenta sostanzialmente una
rivisitazione del materiale istruttorio che non è consentita nel giudizio
di legittimità allorquando, come nella fattispecie, la decisione riposi
su un’adeguata valutazione dei mezzi di prova esente da vizi di
ordine logico-giuridico;
constatato che la Corte di merito ha adeguatamente spiegato che con
l’accertamento ispettivo del 5.12.2006 era stata disconosciuta la
validità di nove contratti a progetto stipulati con altrettanti lavoratori
immigrati, che era stato prodotto un unico contratto a progetto, che
il programma oggetto di quest’unico contratto riguardava, in realtà,
delle mansioni normali di un operaio edile, che l’appellato non aveva
allegato e offerto di provare circostanze idonee a supportare la tesi
della riferibilità dell’attività lavorativa ad un programma specifico di
lavoro, cioè diversa da quella ordinaria di costruzione svolta da
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basato su un accertamento dell’istituto assicuratore che non era

qualsiasi muratore, e che la genericità dei capitoli di prova dedotti in
primo grado confermava la conclusione in ordine al fatto che tali
contratti erano finalizzati a dissimulare rapporti di lavoro
subordinato, per cui correttamente l’Inali aveva proceduto alla
rideterminazione dei premi;

affermare (Cass. sez. lav. n. 17127 del 17.8.2016) che « In tema
di lavoro a progetto, l’art. 69, comma 1, del d.lgs. n. 276 del 2003
(“ratione temporis” applicabile, nella versione antecedente le
modifiche di cui all’art. 1, comma 23, lett. f) della I. n. 92 del 2012),
si interpreta nel senso che, quando un rapporto di collaborazione
coordinata e continuativa sia instaurato senza l’individuazione di uno
specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso, non si fa
luogo ad accertamenti volti a verificare se il rapporto si sia esplicato
secondo i canoni dell’autonomia o della subordinazione, ma ad
automatica conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo
indeterminato, sin dalla data di costituzione dello stesso»
accertato, pertanto, che il ricorso va rigettato e che le spese del
presente giudizio seguono la soccombenza del ricorrente nei
confronti dell’Inali, mentre nessuna statuizione va a tal riguardo
adottata rispetto alla società Equitalia Esatri s.p.a. – Agenzia della
Riscossione per la Provincia di Brescia che è rimasta solo intimata.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle
spese nella misura di C 3200,00, di cui C 3000,00 per compensi
professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge. Nulla
spese nei confronti di Equitalia Esatri s.p.a.
Così deciso in Roma il 30 gennaio 2018

tenuto, inoltre, conto del fatto che questa Corte ha già avuto modo di

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