Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14379 del 25/05/2021

Cassazione civile sez. I, 25/05/2021, (ud. 24/03/2021, dep. 25/05/2021), n.14379

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28729/2016 proposto da:

M.R.A.M., D.J.Z., elettivamente

domiciliati in Roma, Via Oslavia n. 30, presso lo studio

dell’avvocato Gizzi Fabrizio, rappresentati e difesi dall’avvocato

Zauli Carlo, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Bologna,

Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, P.E.,

Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Forlì,

V.P.;

– intimati –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositato il

08/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/03/2021 dal Cons. Dott. TERRUSI FRANCESCO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

M.R.A.M. è stata sottoposta ad amministrazione di sostegno con decreto del giudice tutelare del tribunale di Forlì del 3 aprile 2015;

in data 6 febbraio 2016 la M. ha chiesto la revoca dell’amministrazione o, in subordine, la sostituzione dell’amministratore nominato (avv. V.) con la propria figlia D.Z.;

il giudice tutelare ha disposto la sostituzione con altro professionista, individuato nell’avv. P.E.;

la M. ha proposto reclamo, che la corte d’appello di Bologna ha respinto sul rilievo che nessun fatto nuovo era stato prospettato a sostegno della revoca, mentre la scelta dell’amministratore di sostegno si sarebbe dovuta reclamare dinanzi al tribunale;

avverso il decreto della corte d’appello, depositato l’8 novembre 2016, hanno proposto ricorso per cassazione la M. e la D., deducendo sette motivi poi illustrati da memoria;

gli intimati non hanno svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

I. – col primo mezzo, deducendo violazione della convenzione di New York del 13-12-2006 come ratificata, nonchè dell’art. 24 Cost., le ricorrenti lamentano che non sia stata ammessa, nè dal giudice tutelare nè dalla corte d’appello, la consulenza psichica richiesta col fine di difendere il diritto della M. al ripristino integrale della capacità di agire; col secondo mezzo, deducendo la violazione dell’art. 404 c.c., censurano la decisione per non aver considerato che la M. è persona anziana ma perfettamente lucida e in condizioni di provvedere ai propri bisogni e alla cura della persona, non essendo l’età avanzata motivo di per sè sufficiente a dar luogo alla misura protettiva;

col terzo motivo, è dedotta l’omessa e insufficiente motivazione del provvedimento, non avendo la corte d’appello indicato gli elementi a sostegno della presunta incapacità di intendere e di volere della beneficiaria dell’amministrazione; il quarto motivo ulteriormente assume l’omesso esame di fatto decisivo, per non avere la corte territoriale sollecitato il giudice tutelare a nominare come amministratore di sostegno un familiare della beneficiaria, ai sensi dell’art. 408 c.c.;

eguale omissione di fatto decisivo è dedotta nel quinto motivo, poichè in questo caso si dice che la corte d’appello aveva comunque il potere di designare un soggetto diverso come amministratore di sostegno;

col sesto mezzo è dedotta la violazione dell’art. 40 c.p.c., in relazione al principio di ragionevole durata del processo, dovendosi preservare il valore di concentrazione delle tutele; infine col settimo è denunziata la violazione del patto sui diritti civili e politici, essendo illogico pretendere che si agisca dinanzi a distinti fori per la revoca dell’amministrazione di sostegno e per la revoca o la sostituzione della persona designata come amministratore;

II. – il ricorso è inammissibile nella misura in cui è proposto dalla D., che non risulta esser stata parte del giudizio a quo;

III. – peraltro anche nella parte riferita alla M. il ricorso è inammissibile, in questo caso perchè sono viziate in tal senso tutte le censure;

e difatti:

(i) i primi tre motivi sono inammissibili per estraneità alla ratio decidendi, che si rinviene nell’affermazione della corte territoriale secondo cui la revoca dell’amministrazione (art. 413 c.c.) non può essere pronunciata in difetto di allegazione di fatti nuovi rispetto a quelli già esaminati col provvedimento di nomina non reclamato; si tratta di una valutazione giuridica assorbente, che – giusta a sbagliata che sia – non è attinta da nessuno dei primi tre motivi;

(ii) il quarto e il quinto motivo sono inammissibili nella prospettiva dell’insegnamento consolidato di questa Corte, non essendo stato specificato alcun fatto storico a fondamento dei supposti vizi di motivazione (Cass. Sez. U. n. 8053-14);

(iii) il sesto motivo è inammissibile per incomprensibilità della doglianza;

(iv) il settimo motivo è generico, dal momento che si incentra su considerazioni metagiuridiche rispetto alla ratio decidendi del provvedimento, sostenuta dalla affermazione della natura non decisoria del decreto del giudice tutelare; codesta previa ricostruzione non risulta posta in discussione, il che consente alla Corte di dichiarare inammissibile il mezzo per genericità a prescindere dalla pendenza della questione sollevata, dinanzi alle Sezioni unite, con ordinanza interlocutoria n. 17833 del 2020;

IV. – non deve farsi applicazione del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, essendo il processo esente dall’obbligo di pagamento del contributo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 24 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2021

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