Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14377 del 14/07/2016


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Cassazione civile sez. lav., 14/07/2016, (ud. 07/04/2016, dep. 14/07/2016), n.14377

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14240/2011 proposto da:

M.V., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIALE DELLE MILIZIE 34, presso lo studio dell’avvocato GIULIO

MURANO, che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

FEDERAZIONE SICILIANA DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, CIRCONVALLAZIONE CLODIA 36-A,

presso lo studio dell’avvocato FABIO PISANI, rappresentata e difesa

dall’avvocato AGOSTINO EQUIZZI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 888/2010 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 18/09/2010 r.g.n. 1207/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/04/2016 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;

udito l’Avvocato MURANO GIULIO;

udito l’Avvocato PISANI FABIO per delega verbale Avvocato EQUIZZI

AGOSTINO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilita’ o in

subordine il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 888/010, depositata il 18 settembre 2010, la Corte di appello di Palermo confermava la sentenza del Tribunale di Palermo che aveva rigettato la domanda di M.V. volta ad ottenere la condanna della Federazione Siciliana delle Banche di Credito Cooperativo all’attribuzione del superiore inquadramento nella categoria di funzionario di la (rispetto alla categoria di “Quadro Super” gia’ riconosciutagli) e al pagamento delle conseguenti differenze retributive.

La Corte, richiamata la declaratoria di cui all’art. 20 CCNL per il personale direttivo delle Casse Rurali e Artigiane, invocato dal ricorrente, nonche’ la declaratoria di cui all’art. 18 CCNL per i quadri, gli impiegati e gli ausiliari delle Banche di Credito Cooperativo – Casse Rurali e Artigiane, escludeva che l’attivita’ svolta dal M. fosse riconducibile alla qualifica professionale di “funzionario”, in relazione alla quale – rilevava ancora la Corte di appello – la norma richiamata poneva, come tratto distintivo precipuo, l’esercizio continuativo, autonomo e discrezionale di un potere negoziale in rappresentanza della Federazione: condizione, questa, non rinvenibile nell’attivita’ svolta dall’appellato, alla stregua della deposizione assunta nel primo grado di giudizio.

Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza il M. con due motivi; la Federazione ha resistito con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 20 CCNL 5 giugno 1992 per il Personale Direttivo delle Casse Rurali e Artigiane, censura la sentenza impugnata per essersi limitata a riportare il contenuto della norma collettiva senza considerare che la stessa, non prevedendo espliciti riferimenti alle mansioni del funzionario di la, richiedeva necessariamente di essere integrata e valutata alla stregua degli elementi dati dall’attivita’ concretamente svolta.

Il motivo e’ inammissibile.

Esso, infatti, non specifica se, dove e quando sia stato depositato il CCNL richiamato nella rubrica e neppure il CCNL per i Quadri e gli Impiegati delle Casse Rurali e Artigiane, cui viene fatto riferimento nel corpo del motivo.

Deve in proposito confermarsi l’orientamento, secondo il quale “in tema di ricorso per cassazione, a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, il novellato art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, oltre a richiedere la specifica indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur individuato in ricorso, risulti prodotto. Tale specifica indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito, e, in ragione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, anche che esso sia prodotto in sede di legittimita’”: Sezioni Unite, 2 dicembre 2008, n. 28547; conforme 25 marzo 2010, n. 7161 (ord.).

Con il secondo motivo il ricorrente, deducendo il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, censura la sentenza per avere offerto una motivazione contraddittoria e insufficiente circa la ritenuta assenza di autonomia nello svolgimento delle mansioni assegnategli, avendo semplicemente e soltanto riproposto brani della deposizione resa dal teste della parte resistente e senza alcuna, pur necessaria, verifica delle dichiarazioni acquisite alla luce dei documenti prodotti.

Si deve ribadire – secondo costante orientamento – che la deduzione di un vizio di motivazione attribuisce al giudice di legittimita’ unicamente il potere di sottoporre a controllo le argomentazioni svolte dal giudice di merito sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, spettando a quest’ultimo, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilita’ e la concludenza, di scegliere dal complesso delle risultanze del processo quelle ritenute piu’ idonee a dimostrare la veridicita’ dei fatti ad esse sottesi (cfr., fra le molte, Cass. 18 marzo 2011 n. 6288).

Cio’ premesso, e’ da ritenere che la sentenza impugnata sia esente dal vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, nella formulazione ratione temporis applicabile, posto che, dopo avere sottolineato, quali tratti distintivi della qualifica di funzionario, l’autonomia dell’attivita’ di consulenza e assistenza prestata e l’ampiezza del suo oggetto, comprendente tutti i problemi dell’area presenti nel settore credito, ha preso in analitica considerazione il contenuto della deposizione del teste C., anche nei suoi riferimenti agli ordini di servizio del 1986 e del 1989, pervenendo alla conclusione che l’attivita’ svolta dal M., lungi dal poter essere connotata da autonomia, aveva sempre necessitato di costante e continuo controllo ed indirizzo da parte dei superiori gerarchici.

Tale conclusione, poi, anziche’ essere ricavata in maniera acritica sulla base di una mera riproposizione di brani della deposizione, e’ ad essi puntualmente e coerentemente raccordata mediante il richiamo dei luoghi specifici che ne forniscono dimostrazione.

Analogo rilievo sorregge la ritenuta esclusione, dal novero delle attivita’ svolte, di quelle di “assistenza tecnica” nel settore dei crediti agevolati e servizi parabancari e di quelle con “rilevanza esterna”.

Pertanto, anche il motivo in esame, con il quale si tende, nella sostanza, a sollecitare a questa Corte di legittimita’ un riesame del merito della controversia, non puo’ essere accolto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

la Corte dichiara il ricorso inammissibile; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimita’, liquidate in Euro 100,00 per esborsi e in Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali al 15% e accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2016

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