Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14365 del 08/06/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 08/06/2017, (ud. 15/02/2017, dep.08/06/2017),  n. 14365

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10559-2016 proposto da:

L.S., in proprio e quale amministratore unico della

“NUOVA SICILFORMAGGI SRL” elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

AIONTE ZEBIO 37, presso lo studio dell’avvocato CECILIA FURITANO,

rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI PICCIONE;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 11317//2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO, SEZIONE DISTACCATA di CATANIA, depositata il

19/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/02/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO MANZON;

disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza in data 4 dicembre 2014 la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania, accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 133/4/09 della Commissione tributaria provinciale di Ragusa che aveva accolto il ricorso della Nuova Sicilformaggi srl contro il diniego di annullamento in autotutela delle cartelle di pagamento IRPEF, IVA ed altro 1998/2001. La CTR osservava in particolare che essendo state sgravate le annualità 2000-2001, la controversia proseguiva in relazione alle annualità 1998-1999, rispetto alle quali non sussisteva alcun obbligo di autotutela da parte dell’Ente impositore, poichè i ricorsi relativi agli avvisi di accertamento “presupposti” delle cartelle esattoriali de quibus erano stati dichiarati inammissibili, essendo irrilevante il fatto dell’accoglimento di analoghi ricorsi proposti contro gli avvisi di accertamento relativi alle prime annualità.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione la società contribuente deducendo un motivo unico.

L’Agenzia delle entrate si costituiva tardivamente ai soli fini della partecipazione all’udienza di discussione.

La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con l’unico mezzo dedotto – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – la ricorrente denuncia la violazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, L. n. 212 del 2000, art. 7 poichè la CTR non ha considerato che la motivazione degli atti di diniego di autotutela impugnati era carente ed altresì perchè ne ha avallato l’integrazione dell’Agenzia fiscale in sede giudiziale.

La censura è infondata.

Va infatti ribadito che “Il contribuente che richiede all’Amministrazione finanziaria di ritirare, in via di autotutela, un avviso di accertamento divenuto definitivo, non può limitarsi ad eccepire eventuali vizi dell’atto medesimo, la cui deduzione è definitivamente preclusa, ma deve prospettare l’esistenza di un interesse di rilevanza generale dell’Amministrazione alla rimozione dell’atto. Ne consegue che contro il diniego dell’Amministrazione di procedere all’esercizio del potere di autotutela può essere proposta impugnazione soltanto per allegare eventuali profili di illegittimità del rifiuto e non per contestare la fondatezza della pretesa tributaria.

(Nell’enunciare il principio, la S.C. ha rigettato il ricorso, escludendo un obbligo di adozione del provvedimento in autotutela, a fronte di censure attinenti esclusivamente alla legittimità dell’atto impositivo ormai divenuto definitivo)” (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 25524 del 02/12/2014, Rv. 633652 01).

Nella sostanza, la sentenza impugnata si è attenuta a tale principio, affermando la surrettizietà/non rilevanza del motivo impugnatorio fatto valere dalla società contribuente con il ricorso introduttivo della lite, osservando sul punto che “Non si ritiene, infatti, nella fattispecie in esame riguardante avvisi di accertamento relativi a diverse annualità, che possa applicarsi il principio dell’estensione del giudicato e cià sia per l’autonomia di ogni anno di imposta in considerazione di separati accertamenti e sia, soprattutto, per la già evidenziata dichiarata inammissibilità dei ricorsi avverso tali annualità e all’altra circostanza che non risulta attestato che le sentenze favorevoli alla parte contribuente siano già divenute definitive”.

Il ricorso va dunque rigettato.

Nulla per le spese stante la mancata difesa dell’Agenzia fiscale resistente.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA