Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14360 del 08/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 08/06/2017, (ud. 23/03/2017, dep.08/06/2017),  n. 14360

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 618-2016 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante in proprio e quale

procuratore speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

I.N.P.S. (S.C.C.I.) S.p.A. – C.F. (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede

dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CARLA D’ALOISIO, ANTONINO

SGROI, LELIO MARITATO ed EMANUELE DE ROSE giusta procura a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

F.A., RISCOSSIONE SICILIA S.P.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 897/2015 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 22/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO FERNANDES.

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza del 22 giugno 2015, la Corte di Appello di Messina confermava la decisione del primo giudice di accoglimento dell’opposizione proposta da F.A. nei confronti dell’INPS e di Riscossione Sicilia s.p.a. avverso il ruolo e la cartella di pagamento a lei notificati l’8 giugno 2011 relativi al mancato pagamento di contributi eccedenti il minimale dovuto alla Gestione Commercianti per l’anno 2004, oltre somme aggiuntive;

che per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso l’INPS affidato ad un unico motivo;

che la F. e la Riscossione Sicilia s.p.a. sono rimasti intimati;

che è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

che il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che, con l’unico motivo di ricorso, si è dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 2935 c.c. e D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 462, art. 1 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) assumendosi che erroneamente la Corte di Appello non aveva ritenuto di riconoscere valore interruttivo del termine di prescrizione quinquennale alla notifica del verbale di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, avvenuta in data 2 novembre 2009, verbale con il quale era stato accertato che la F. aveva conseguito un maggior reddito d’impresa rispetto a quello dichiarato;

che il motivo è fondato alla luce del principio affermato da questa Corte secondo cui in tema di iscrizione a ruolo dei crediti degli enti previdenziali in forza del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 1 l’Agenzia delle Entrate svolge, a norma del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis (a partire dalle dichiarazioni del 1999, ossia per i redditi del 1998), un’attività di controllo sui dati denunciati dal contribuente, richiedendo anche il pagamento dei contributi e premi omessi o evasi, con successiva trasmissione all’INPS, sicchè ove il maggior contributo previdenziale dovuto sia accertato dall’Agenzia delle Entrate prima dello spirare del termine di prescrizione, la notifica dell’avviso di accertamento incide sia sul rapporto tributario che su quello contributivo previdenziale, determinando l’interruzione della prescrizione anche in favore dell’INPS (Cass. n. 17769 del 08/09/2015);

che, pertanto, la notifica del verbale di accertamento dell’Agenzia delle Entrate avvenuta il 2 novembre 2009 ha interrotto il termine quinquennale di prescrizione che, alla data di notifica della opposta cartella (8 giugno 2011) non era ancora nuovamente decorso;

che, alla luce di quanto esposto, il ricorso va accolto e l’impugnata sentenza cassata con rinvio alla Corte di Appello di Catania che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte, accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Corte di Appello di Catania anche per le spese del presente giudizio.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2017

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