Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14358 del 30/06/2011

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2011, (ud. 26/05/2011, dep. 30/06/2011), n.14358

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.A., elettivamente domiciliata in Roma, via M. Dionigi

n. 57, presso l’avv. Claudia De Curtis, rappresentata e difesa

dall’avv. Bonelli Enrico giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

COMUNE di COSENZA, in persona del Sindaco pro tempore, il

elettivamente domiciliato in Roma, viale delle Milizie n. 138, presso

l’avv. Tonino Presta, rappresentato e difeso dall’avv. Agostino

Rossetti, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Calabria n.

44/06/08, depositata il 5 maggio 2008.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26 maggio 2011 dal Relatore Cons. Dr. Biagio Virgilio;

udito gli avv.ti Enrico Bonelli per la ricorrente e Tonino Presta

(per delega) per il controricorrente;

udito il P.G., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

Tommaso Basile, il quale ha dichiarato di non avere nulla da

osservare in ordine alla relazione ex art. 380 bis c.p.c..

La Corte:

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. M.A. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Calabria n. 44/06/08, depositata il 5 maggio 2008 e notificata il 20 giugno 2008, con la quale, in (parziale) accoglimento dell’appello del Comune di Cosenza, è stata affermata la legittimità (salvo che per le sanzioni e per altro profilo marginale) degli avvisi di accertamento dell’ICI notificati alla contribuente per gli anni 1995/1999 in relazione a terreno di proprietà della stessa, ritenuto edificabile.

Il Comune resiste con controricorso.

2. Il primo motivo di ricorso si conclude con il quesito “se costituisce violazione degli artt. 112, 345 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 53 e 57, comma 1, avere dato ingresso nel giudizio tributario di secondo grado ad un appello che non censura la ratio decidendi della decisione di primo grado e che introduce questioni nuove in tale grado; se integri omissione di pronuncia la decisione di secondo grado che non individua in modo corretto il thema decidendum sottoposto al suo esame”: il motivo è inammissibile per genericità del riportato quesito di diritto.

3. Il secondo motivo, il quale si conclude con il quesito “se integri il vizio di difetto di motivazione la decisione impugnata, la quale ritiene legittimo il valore di mercato attribuito al terreno dal comune ai fini ICI, prescindendo dal contenuto testuale degli avvisi impugnati dal contribuente e dalla carenza di motivazione degli stessi”, è anch’esso inammissibile per la stessa ragione di cui al primo motivo.

4. Ad analoga conclusione occorre pervenire in ordine al terzo motivo, con il quale si chiede “se comporti vizio di motivazione omessa, insufficiente e contraddittoria non avere preso in adeguata considerazione le puntuali controdeduzioni della contribuente in ordine al valore del terreno per ciascun anno; se conseguentemente la decisione impugnata, per la stessa ragione, integri violazione dell’art. 2697 c.c. e dei principi in tema di onere probatorio nel processo tributario”.

5. Infine, con il quarto motivo, si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 5, art. 11 preleggi e L. n. 212 del 2000, art. 3, nonchè vizio di motivazione, e si chiede se sia legittimo che il giudice a quo abbia applicato, ai fini della valutazione del terreno, “un regolamento illegittimo perchè emanato pacificamente nel 1998 e contenente disposizioni retroattive, con riferimento agli anni 1995, 1996, 1997 e 1998, e perchè viziato da eccesso di potere sotto molteplici profili”; nonchè “se l’applicazione automatica dei valori previsti da tale regolamento integri il vizio di motivazione omessa, insufficiente e contraddittoria in ordine alla effettiva concreta edificabilità del terreno e al valore dello stesso ai fini ICI”.

Il motivo si rivela anch’esso inammissibile (o, comunque, manifestamente infondato), poichè si risolve in una serie di censure generiche ad una valutazione di congruità del valore del terreno compiuta dal giudice di merito con adeguata motivazione, priva di vizi logici; peraltro, le doglianze in ordine alla illegittimità del regolamento comunale (in quanto viziato da efficacia retroattiva e da eccesso di potere), tali da doverne comportare – ad avviso della ricorrente – la disapplicazione, non risultano siano state proposte dalla contribuente in sede di merito e si rivelano pertanto nuove.

6. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio”;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state presentate conclusioni scritte da parte del p.m., mentre ha depositato memoria la ricorrente.

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, dovendosi precisare, con particolare riguardo alle osservazioni contenute nell’anzidetta memoria in ordine al primo motivo, che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, anche il motivo di ricorso per cassazione con cui si censurano errores in procedendo asseritamente compiuti dal giudice di merito deve essere concluso in ogni caso con la formulazione di un quesito di diritto, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., che non può essere generico, esaurendosi nella mera enunciazione della regola processuale ritenuta violata, dovendo invece contenere, con riferimento alla concreta fattispecie, l’indicazione – ad esempio – della questione sulla quale il giudice aveva omesso di pronunciare, o della ratto decidendi non censurata in appello, o della questione nuova ivi proposta, ecc. (cfr. Cass. nn. 4329 del 2009,1310 del 2010, 4146 del 2011);

che anche le ulteriori argomentazioni svolte nella memoria non si rivelano idonee ad infirmare le conclusioni della relazione, che il Collegio condivide pienamente;

che, in conclusione, il ricorso deve essere rigettato;

che la ricorrente va conseguentemente condannata alle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in Euro 3500,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 26 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2011

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