Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14354 del 30/06/2011

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2011, (ud. 26/05/2011, dep. 30/06/2011), n.14354

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

INPA s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Borghese n. 3, presso gli

avv.ti Calandrelli Valentino e Patrizia Crudetti, che la

rappresentano e difendono giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

COMUNE di GUIDONIA MONTECELIO, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma, via di S. Maria Maggiore n. 112,

presso l’avv. di Lauro Aldo, che lo rappresenta e difende, giusta

delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 3646/06,

depositata il 4 settembre 2006.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26 maggio 2011 dal Relatore Cons. Dr. Biagio Virgilio;

uditi gli avv.ti Valentino Calandrelli per la ricorrente e Aldo di

Lauro per il controricorrente;

udito il P.G., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

Tommaso Basile, il quale ha dichiarato di non avere nulla da

osservare in ordine alla relazione ex art. 380 bis c.p.c..

La Corte:

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“La INPA s.p.a. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Roma n. 3646/06, depositata il 4 settembre 2006, con la quale, confermando la sentenza di primo grado, è stata rigettata la domanda della predetta società di corresponsione da parte del Comune di G.M. di maggiori somme a titolo di aggio spettante per il servizio di riscossione dei tributi locali, in particolare della TARSU. Il giudice a quo ha ritenuto che l’art. 18 del disciplinare allegato al contratto stabilisse modalità di determinazione del compenso differenziate a seconda che l’accertamento della ditta incaricata avesse riguardato un’evasione totale o parziale della tassa.

Il Comune resiste con controricorso.

2. Il ricorso appare complessivamente inammissibile.

Secondo, infatti, la consolidata giurisprudenza di questa Corte, l’interprelazione di un atto negoziale è tipico accertamento in fatto riservato al giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità, se non nell’ipotesi di violazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale, di cui agli artt. 1362 e segg. cod. civ., o di motivazione inadeguata ovverosia non idonea a consentire la ricostruzione dell’iter logico seguito per giungere alla decisione;

pertanto, onde far valere una violazione sotto il primo profilo, occorre non solo fare puntuale riferimento alle regole legali d’interpretazione, mediante specifica indicazione dei canoni asseritamente violati ed ai principi in esse contenuti, ma occorre, altresì, precisare in qual modo e con quali considerazioni il giudice del merito se ne sia discostato; con l’ulteriore conseguenza dell’inammissibilità del motivo di ricorso che si fondi sull’asserita violazione delle norme ermeneutiche o del vizio di motivazione e si risolva, in realtà, nella proposta di una interpretazione diversa (Cass. nn. 15381 del 2004, 22536 del 2007, 10554 e 13242 del 2010).

Nella fattispecie, i tre motivi di ricorso (che denunciano la violazione dell’art. 12 preleggi e degli artt. 1362 e 1363 cod. civ., nonchè insufficienza di motivazione) non rispondono ai suddetti requisiti, e, inoltre, i relativi quesiti di diritto si rivelano a loro volta generici, inidonei a chiarire l’errore di diritto imputato alla sentenza impugnata in riferimento alla concreta fattispecie ed a costituire una sintesi logico-giuridica della questione, così da consentire al giudice di legittimità di enunciare una regula iuris suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dalla sentenza impugnata (cfr., per tutte, Cass., Sez. un., n. 26020 del 2008).

3. Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio”;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state presentate conclusioni scritte da parte del p.m., mentre ha depositato memoria la ricorrente.

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione (senza che a diversa conclusione sia idoneo ad indurre il contenuto dell’anzidetta memoria) e, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che la ricorrente va conseguentemente condannata alle spese del presente giudizio, che si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in Euro 13000,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 26 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2011

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