Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14350 del 08/07/2020

Cassazione civile sez. I, 08/07/2020, (ud. 07/02/2020, dep. 08/07/2020), n.14350

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. SCORDAMAGLIA Irene – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33989/2018 proposto da:

J.M., rappresentato e difeso dall’Avv. Roberto Giammaria,

del foro di Isernia, elettivamente domiciliato in Roma, presso lo

studio dell’Avv. Maria Grazia Picciano, via Ippolito Nievo n. 61;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), rappresentato e difeso ope legis

dall’Avvocatura dello Stato, domiciliato presso i suoi Uffici, in

Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– intimato –

avverso il decreto n. 2191/2018 del Tribunale di Campobasso,

depositato il 9/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 7

febbraio 2020 dal Consigliere Dottoressa IRENE SCORDAMAGLIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. J.M., cittadino del (OMISSIS), propone ricorso per cassazione avverso il decreto del Tribunale di Campobasso, pubblicato il 9 ottobre 2018, che ha rigettato la sua domanda di protezione internazionale, ritenendo che egli non fosse meritevole del riconoscimento dello status di rifugiato e delle forme di protezione sussidiaria che presuppongono una personalizzazione del rischio di esposizione ad un danno grave (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b)), in quanto il riferimento a discriminazioni subite, per essere figlio di genitori non uniti in matrimonio, era generico e presentava plurimi profili di inattendibilità; che non potesse neppure beneficiare della protezione sussidiaria prevista dal D.Lgs. n. 521 del 2007, art. 14, lett. c), poichè in (OMISSIS) – e, in particolare, nella regione di Barra, di sua provenienza – non si riscontrava una situazione di violenza generalizzata derivante da un conflitto armato generalizzato, come comprovato dal rapporto di Amnesty International 2017-2018; che non possedesse, infine, i requisiti per la concessione della protezione umanitaria, non emergendo nella sua situazione personale, specifici indicatori di particolare vulnerabilità.

2. Il ricorso per cassazione consta di tre motivi, di seguito dettagliatamente illustrati.

3. L’intimato Ministero dell’Interno non ha articolato difese.

4. Il difensore del ricorrente ha depositato memoria recante la data del 22 gennaio 2020.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Collegio ha disposto che la motivazione della presente ordinanza sia redatta in forma semplificata, non facendosi questioni rilevanti ai fini della funzione nomofilattica di questa Corte.

1. Il primo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. e), art. 3, comma 3, lett. a), art. 5, lett. b) e art. 14 nonchè, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione al diniego dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria – nelle forme di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) -, in riferimento al rischio del ricorrente, in caso di rimpatrio, di continuare a essere esposto sia alle discriminazioni, familiari e sociali, derivanti dalla sua condizione di figlio nato fuori dal matrimonio, che alla vendetta privata dello zio. Fatti, questi, che, diversamente da quanto opinato dal Tribunale erano stati oggetto di allegazione sufficientemente circostanziata e che, comunque, si sarebbero dovuti verificare – in particolare per quanto riguarda le discriminazioni cui in (OMISSIS) sono esposti i figli nati fuori dal matrimonio – tramite le fonti consultate.

Il motivo è infondato, perchè la valutazione di non credibilità della narrazione del ricorrente è fatta oggetto di censura di puro merito, mentre quella di genericità della deduzione della discriminazione, cui sarebbero sottoposti in (OMISSIS) i figli nati fuori dal matrimonio, è rimasta priva di sostanziale smentita, non contenendo il ricorso per cassazione alcuna specificazione in proposito.

2. Il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. g), art. 3, comma 3, lett. a), art. 5, lett. b) e art. 14 nonchè, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in riferimento al diniego della protezione sussidiaria nella forma di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), essendosi, nella motivazione del provvedimento impugnato, fatto generico riferimento alla situazione del (OMISSIS), senza alcuna considerazione della situazione personale del richiedente, fuggito dal Paese di origine ancora minorenne.

Il motivo è inammissibile.

Il Tribunale, preso atto delle dichiarazioni del richiedente circa la sua provenienza dal (OMISSIS) ha escluso, sulla base del rapporto di Amnesty International 2017-2018, che l’intero territorio del detto Paese, fosse interessato da una situazione di violenza generalizzata derivante da una situazione di conflitto armato.

Si tratta di apprezzamento in fatto, di esclusiva competenza del giudice di merito (Sez. 6 – 1, n. 32064 del 12/12/2018, Rv. 652087 – 01; Sez. 1 -, n. 30105 del 21/11/2018, Rv. 653226 02), non sindacabile in questa sede se non per difetto assoluto di motivazione (secondo quanto statuito dal diritto vivente con la sentenza S.U. n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830 – 01), qui, tuttavia, non sussistente, avendo il Tribunale fatto espresso riferimento al citato report di Amnesty International.

Privo di rilievo è il profilo di censura relativo alla mancata considerazione delle vicissitudini personali del ricorrente, fuggito ancora minorenne dal (OMISSIS), in quanto il rischio di danno grave cui si riferisce il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) è esclusivamente quello che deriva dalla violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato in corso nel Paese di origine del richiedente (Sez. 6 – 1, n. 16202 del 30/07/2015, Rv. 636614 01).

3. Il terzo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo, per avere il Tribunale respinto la domanda di protezione umanitaria senza tener conto dell’intrapreso percorso di integrazione sociale del richiedente in Italia e delle violenze subite, ancora minorenne, in Libia per mano degli (OMISSIS).

Il motivo è infondato.

Le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 29459 del 13/11/2019, Rv. 656062, hanno affermato che: “In tema di protezione umanitaria, l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, senza che abbia rilievo l’esame del livello di integrazione raggiunto in Italia, isolatamente ed astrattamente considerato”.

In motivazione, la Corte ha chiarito che: “Non può essere riconosciuto al cittadino straniero il diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari considerando, isolatamente e astrattamente, il suo livello di integrazione in Italia, nè il diritto può essere affermato in considerazione del contesto di generale e non specifica compromissione dei diritti umani accertato in relazione al paese di provenienza”, prendendosi, altrimenti, in considerazione:”… non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma, piuttosto, quella del suo paese di origine, in termini del tutto generali ed astratti, di per sè inidonea al riconoscimento della protezione umanitaria”.

Poichè i requisiti indicati dal ricorrente non coincidono con quelli individuati dal diritto vivente per il riconoscimento della protezione umanitaria, le deduzioni sul tema vanno respinte.

Va, per completezza, osservato che, in riferimento alle violenze subite in Libia, il ricorrente non ha indicato il “come” e il “quando” le stesse siano state fatte oggetto di discussione tra le parti (Sez. U, n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629831); in ogni caso si tratta di allegazioni prive di specificità in riferimento al decisivo profilo della connessione tra la permanenza in Libia e il contenuto della domanda di protezione umanitaria, con riguardo alla compromissione dei beni primari del richiedente in caso di rimpatrio (Sez. 6 – 1, n. 2861 del 06/02/2018, Rv. 648276).

4. Il ricorso va, pertanto, rigettato. Nulla è dovuto per le spese non avendo il Ministero dell’Interno articolato difese. Il doppio contributo di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dovrà essere versato ove ne sussistano i presupposti.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 7 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 luglio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA