Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14346 del 08/06/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 08/06/2017, (ud. 01/03/2017, dep.08/06/2017),  n. 14346

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8905/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, C.F. (OMISSIS), in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

C.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO

23/A, presso il suo studio rappresentato e difeso da sè medesimo,

unitamente all’avvocato DOMENICO PITRUZZELLA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 245/25/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO, depositata il 22/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’01/03/2017 dal Consigliere Dott. ETTORE CIRILLO.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte, costituito il contraddittorio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. (come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197), osserva con motivazione semplificata:

L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR – Sicilia che il 22 gennaio 2016, laddove riformando in parte la decisione della CTP – Palermo ha accolto la domanda dell’avv. C.C., diretta a ottenere il rimborso dell’IRAP, limitatamente a quanto versato a partire dal 19 ottobre 2005. Il contribuente resiste con controricorso.

La parte ricorrente esattamente censura – per violazione e falsa applicazione di norme di diritto sostanziali (D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e segg.) – la sentenza d’appello perchè stima l’attività del contribuente sfornita del requisito dell’autonoma organizzazione laddove essa è, invece, espletata in associazione con altri colleghi di studio (motivo 2).

La decisione del giudice regionale si discosta, infatti, dai principi regolativi ora definitivamente certificati da Cass. Sez. U., Sentenza n. 7371 del 14/04/2016, laddove si afferma che l’esercizio di professioni in forma collettiva (associazioni professionali, studi associati, società semplici esercenti attività di lavoro autonomo, etc.) costituisce ex lege presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive, senza che occorra accertare in concreto la sussistenza di un’autonoma organizzazione, questa essendo implicita nella forma di esercizio dell’attività (conf. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 25315 del 28/11/2014, Rv. 633407), con la sola eccezione della cd. medicina di gruppo (Cass. Sez. U., Sentenza n. 7291 del 13/04/2016, Rv. 639173). Peraltro già in passato, con riferimento agli studi legali, si è affermato che l’esercizio in forma associata di una professione liberale integra di per sè un’autonoma organizzazione di strutture e mezzi e, quindi, tale da rendere operante il presupposto impositivo (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 12078 del 2009).

Nella specie il rapporto associativo nello studio legale di cui fa parte l’avv. C. è delineato dallo stesso contribuente laddove, nell’appellare la sentenza della CTP, descrive la propria attività e i compensi erogati ammettendo esplicitamente “come tali compensi concernano collaborazioni professionali che l’odierno appellante ha con altri colleghi dello studio insieme ai quali assiste clienti comuni”. Analogamente in controricorso ammette come “i compensi corrisposti ad altri professionisti concernano collaborazioni professionali che l’odierno controricorrente ha con altri colleghi dello studio insieme ai quali assiste dei clienti comuni”.

Conseguentemente il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, con ordinanza in forma che – accolto il secondo motivo (per falsa applicazione di norme di diritto sostanziali), rigettato il primo (per insussistente assenza motivazionale) e assorbito il terzo (su riparto e ragionamento probatorio) – cassi la sentenza impugnata e rigetti la domanda introduttiva della parte contribuente non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto. Le spese dell’intero giudizio possono essere compensate in ragione del recente consolidamento della giurisprudenza in materia.

PQM

 

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda introduttiva della parte contribuente; compensa le spese dell’intero giudizio.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 1 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA