Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1434 del 22/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 22/01/2020, (ud. 04/07/2019, dep. 22/01/2020), n.1434

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31046-2018 proposto da:

V.A., C.D. e G.C., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA GOLAMETTO n. 4, presso lo studio

dell’avvocato FERDINANDO EMILIO ABBATE, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIOVAMBATTISTA FERRIOLO;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di PERUGIA, depositato il

11/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/07/2019 dal Consigliere Dott. OLIVA STEFANO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con separati ricorsi depositati presso la Corte di Appello di Roma, successivamente riuniti e riassunti con unico atto innanzi la Corte di Appello di Perugia a seguito della dichiarazione di incompetenza territoriale del primo giudice, gli odierni ricorrenti invocavano l’indennizzo per irragionevole durata del processo in relazione ad un giudizio svoltisi innanzi la Corte di Appello di Roma.

Si costituiva il Ministero della Giustizia resistendo alla domanda.

Con il decreto impugnato la Corte di Appello di Perugia accoglieva l’istanza, condannando il Ministero al pagamento della somma di Euro 792 in favore di ciascuno dei ricorrenti, nonchè delle spese di lite liquidate in Euro 210 oltre accessori.

Propongono ricorso per la cassazione di tale decisione V.A., C.D. e G.C. affidandosi ad un unico motivo.

Il Ministero della Giustizia ha depositato atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza.

I ricorrenti hanno depositato memoria in prossimità dell’adunanza camerale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo i ricorrenti lamentano la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. e dell’art. 2233 c.c., nonchè del D.M. n. 55 del 2014, perchè la Corte di Appello di Perugia avrebbe liquidato le spese del giudizio di merito in misura inferiore al minimo previsto dalla vigente tariffa.

La doglianza è fondata.

Come indicato dai ricorrenti nell’illustrazione del motivo di censura (cfr. pagg.3 e 4 del ricorso) applicando lo scaglione di valore compreso tra Euro 0 ed Euro 1.100, in ragione dell’entità della somma liquidata dalla Corte territoriale come equo indennizzo, i compensi minimi per le varie fasi del procedimento sono, rispettivamente, Euro 67,50 per la fase di studio, Euro 67,50 per la fase introduttiva, Euro 51,00 per la fase istruttoria, Euro 100,00 per la fase decisoria, per un totale di Euro 286,00 superiore a quanto in concreto riconosciuto dalla Corte umbra nella decisione impugnata.

In continuità con i recenti orientamenti giurisprudenziali di questa Corte il Collegio ritiene che il D.M. n. 55 del 2014, art. 4, che prevede che ai fini della liquidazione delle spese processuali il giudice tenga conto “dei valori medi indicati dalle tabelle allegate che, in applicazione dei parametri generali, possono essere aumentati, di regola, fino all’80 per cento, o diminuiti fino al 50 per cento. Per la fase istruttoria l’aumento è di regola fino al 100 per cento e la diminuzione di regola fino al 70 per cento” vada interpretato nel senso che all’espressione “di regola” si debba attribuire un duplice significato. Da un lato, la disposizione conferma il potere-dovere del giudice di determinare le spese processuali, all’interno degli ordinari limiti minimo e massimo previsti dalla norma, facendo riferimento ai parametri generali indicati in apertura della disposizione (caratteristiche, urgenza e pregio dell’attività prestata, importanza, natura, difficoltà e valore dell’affare, condizioni soggettive del cliente, nel risultato conseguito, numero e nella complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate). Dall’altro lato, essa impone l’adozione di una specifica motivazione soltanto per l’eventualità in cui il giudice ritenga di superare i predetti limiti ordinari di aumento e diminuzione (cfr. Cass. Sez.2, Ordinanza n. 29446 del 15/11/2018 e Cass. Sez.2, Ordinanza n. 17667 del 05/07/2018, entrambe non massi mate).

Del resto, le tabelle allegate al D.M. n. 55 del 2014 non prevedono valori minimi e massimi, ma soltanto un parametro di riferimento medio, che se da un lato – come questa Corte ha già affermato – non costituisce un vincolo alla determinazione delle spese processuali (Cass. Sez.6-L, Ordinanza n. 2386 del 31/01/2017, Rv.642544; Cass. sez.6-3, Ordinanza n. 26608 del 09/11/2017, Rv.646828; Cass. Sez.6-3, Ordinanza n. 29606 dell’11/12/2017, Rv.647183) tuttavia rappresenta, nel sistema delineato dal citato dalla richiamata normativa, un criterio di massima dal quale il giudice si può discostare nei limiti indicati dal D.M., art. 4, tenendo conto degli elementi ivi indicati e fornendo, ove necessario, adeguata motivazione.

Nel caso di specie, la Corte territoriale ha riconosciuto ai ricorrenti l’importo di Euro 210, inferiore ai valori minimi previsti dalla tariffa applicabile, senza fornire alcuna motivazione circa il superamento della percentuale di riduzione massima prevista “di regola” dal D.M. n. 55 del 2014, art. 4.

Il ricorso va di conseguenza accolto, con cassazione della decisione impugnata e rinvio della causa alla Corte di Appello di Perugia, in diversa composizione, tanto per la rideterminazione delle spese di lite relative al giudizio di merito che per la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la decisione impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Perugia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile, il 4 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 22 gennaio 2020

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