Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14334 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14334 Anno 2018
Presidente: MANZON ENRICO
Relatore: SOLAINI LUCA

ORDINANZA
SUI ricorso 16716-2017 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. 06363391001), in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro
PIGNATELLI LUIGI;
-intimato avverso la sentenza n. 1642/2016 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di BARI SEZIONE DISTACCATA di
TARANTO, depositata il 22/06/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 09/05/2018 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.
go’

Data pubblicazione: 05/06/2018

Ric. 2017 n. 16716 sez. MT – ud. 09-05-2018
-2-

R.G. 16716/17
Con ricorso in Cassazione affidato a due motivi, nei cui confronti il
contribuente non ha spiegato difese scritte, l’Agenzia delle entrate
impugnava la sentenza della CTR della Puglia, sezione di Taranto, relativa
al diniego serbato dall’amministrazione verso l’istanza di rimborso per Irap
1999-2001.
Con un primo motivo, l’ufficio deduce il vizio di violazione di legge, in
particolare, dell’art. 9 della legge n. 298/02, in relazione all’art. 360 primo
comma n. 3 c.p.c., in quanto, i giudici d’appello, in presenza di una
richiesta di definizione automatica per gli anni in contestazione (cd.
condono tombale), avevano successivamente, ritenuto di accedere alla
richiesta di rimborso dell’imposta versata da parte del contribuente, in
violazione delle norme di cui alla rubrica.
Con un secondo motivo, il ricorrente deduce il vizio di violazione dell’art. 2
del d.lgs. n. 446/97, e degli artt. 2697 c.c. e 115 c.p.c., in riferimento
all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., in quanto, i giudici d’appello avevano
ritenuto insussistente il requisito dell’autonoma organizzazione, pur in
presenza degli elementi sintomatici del presupposto impositivo oggetto di
controversia, con particolare riferimento ai compensi corrisposti a terzi (e
non per lavoro dipendente) per prestazioni direttamente afferenti
all’attività professionale esercitata.
Il Collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma
semplificata.
È fondato il primo motivo, con assorbimento del secondo.
Secondo l’insegnamento di questa Corte “Occorre invero anzitutto
rammentare che, secondo principio costantemente affermato nella
giurisprudenza di questa Corte, in tema di condono fiscale, la
presentazione della relativa istanza preclude al contribuente ogni
possibilità di rimborso per le annualità d’imposta definite in via agevolata,
anche nell’ipotesi di asserito difetto del presupposto, giacchè il condono determinando la formazione di un titolo giuridico nuovo in forza del quale
il contribuente volontariamente sceglie di versare le somme risultanti
dall’applicazione di parametri predeterminati – costituisce una modalità di
“definizione transattiva” della controversia, da cui consegue il
componimento delle opposte pretese e quindi l’azzeramento, a fronte di
eventuali ulteriori rivendicazioni del Fisco, della richiesta del contribuente
al rimborso (v. ex multis Cass. Civ., Sez. 5, n. 24493 del 02/12/2015; Id.,
n. 15402 del 22/07/2015; Id., n. 4566 del 06/03/2015, Rv. 634659).
Infatti, il condono pone il contribuente dì fronte ad una libera scelta tra
trattamenti distinti e che non si intersecano tra loro, ovverosia coltivare la
controversia nei modi ordinari, conseguendo, se del caso, il rimborso delle
somme indebitamente pagate, o corrispondere quanto dovuto per la
definizione agevolata, ma senza possibilità di riflessi o interferenze con
quanto eventualmente già corrisposto in via ordinaria (Cass. Civ., Sez. 5,
n. 1967 del 10/02/2012, Rv. 621686)”(Cass. n. 16795/16, 4657/17).
Nel caso di specie, l’adesione del contribuente alla sanatoria fiscale
prevista dall’art. 9 della legge n. 289/02 era ostativa sia all’accoglimento
dell’istanza di rimborso, presentata all’Agenzia delle Entrate, che
all’accoglimento del successivo ricorso giurisdizionale.
Va, conseguentemente accolto il ricorso, cassata senza rinvio l’impugnata
sentenza e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ex art.
384 c.p.c., rigettato l’originario ricorso introduttivo.
Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di
merito a seguito dell’alterno esito rispetto al giudizio d’appello, ponendosi
a carico della parte intimata le spese del giudizio di legittimità

PQM
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito,
rigetta il ricorso introduttivo della contribuente.
Dichiara compensate le spese del giudizio di merito e condanna la società
intimata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in
€. 1.400,00, oltre spese prenotate a debito
i
Così deciso in Roma, alla camera di consiglio del giorno 9.5.2018. ,
Il Pres ente
Dott. Enric6 Maazon

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