Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14332 del 15/06/2010

Cassazione civile sez. lav., 15/06/2010, (ud. 18/02/2010, dep. 15/06/2010), n.14332

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCIARELLI Guglielmo – Presidente –

Dott. CURCURUTO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 32059-2006 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati FABIANI

GIUSEPPE, TRIOLO VINCENZO, STUMPO VINCENZO, giusta mandato in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

M.L., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE CLODIO 14,

presso lo studio dell’avvocato DI CELMO MASSIMO, che la rappresenta e

difende, giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3870/2005 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata

il 07/12/2005 R.G.N. 45025/98;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/02/2010 dal Consigliere Dott. FILIPPO CURCURUTO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE IGNAZIO, che ha concluso per il rigetto del ricorso nel

merito, sulla validità di rito sì rimette al collegio.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Il Tribunale di Napoli, accogliendo parzialmente l’appello, ha condannato l’INPS a pagare a M.L. la somma di Euro 445,50 con interessi legali della maturazione dei singoli ardenti al saldo, a titolo di interessi legali per il ritardato pagamento della indennità di disoccupazione, avendo ritenuto in base ai documenti di causa che l’indennità fosse stata sempre corrisposta in ritardo rispetto al termine del quindicesimo dell’ultimo giorno al mese previste dal D.P.R. 26 aprile 1957, n. 818, art. 32.

L’Inps chiede la cassazione di questa sentenza con ricorso per un motivo M.L. resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Contrariamente a quanto sostenuto dalla controricorrente, il ricorso non è tardivo, perchè la sentenza d’appello è stata notificata alla parte personalmente (nella relata di notifica si legge: “si notifichi l’antescritta sentenza all’Inps in persona del Presidente pro tempore presso la sede di Napoli etc.”) mentre la notifica idonea a far decorrere il termine l’impugnazione è quella fatta al difensore.

Con l’unico motivo di ricorso è denunciata violazione e falsa applicazione del R.D. 7 dicembre 1924, n. 2770, artt. 51 e 75; del D.P.R. 26 aprile 1957, n. 818, art. 34, in relazione all’art. 115 c.p.c. e art. 2697 c.c., nonchè della L. 8 agosto 1972, n. 464, art. 4 il tutto in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Si addebita anzitutto alla sentenza impugnata di aver ritenuto che la prova del ritardo emergesse dai tesserini prodotti in giudizio, senza considerare che, costituendo l’indennità di disoccupazione, in base alla specifica normativa da cui è regolata, oggetto di un’obbligazione il cui pagamento deve avvenire presso gli uffici dell’ente pagatore, il tesserino non poteva fornire la prova che l’interessato si fosse recato presso gli uffici dell’istituto il quindicesimo o l’ultimo giorno del mese, e che gli fosse stato rifiutato immotivatamente il pagamento.

Si addebita inoltre alla sentenza di aver considerato irrilevante la prova della data di adozione del decreto ministeriale concessivo della proroga del trattamento, in base al rilievo che vi era stato comunque riconoscimento della prestazione da parte dell’Inps, senza tener presente che in assenza del provvedimento non poteva maturare il diritto alla prestazione e perciò neppure quello agli accessori.

Il primo profilo di censura è fondato, nei termini che seguono.

Il D.P.R. 26 aprile 1957, n. 818 Norme di attuazione e di coordinamento della L. 4 aprile 1952, 218, sul riordinamento delle pensioni dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti nel capo 3^ rubricato: “Prestazioni per la disoccupazione involontaria” del titolo secondo rubricato: “Le prestazioni” contiene nell’art. 32, al comma 1, la seguente disposizione: “l’indennità di disoccupazione o il sussidio straordinario e le relative maggiorazioni sono corrisposti al disoccupato anche per le domeniche e gli altri giorni festivi e sono pagati il giorno 15 e l’ultimo di ciascun mese per un massimo di 30 giornate mensili”.

Il successivo art. 34, stesso D.P.R. stabilisce nel primo comma che:

“ai fini della percezione della indennità di disoccupazione o del sussidio straordinario il disoccupato, all’atto del pagamento della prestazione ed ogni altra volta che ne venga richiesto, deve comprovare all’organo erogatore la sua regolare iscrizione all’ufficio di collocamento e deve confermare con dichiarazione scritta la continuità della sua disoccupazione o indicare i giorni in cui ha prestato lavoro occasionale o la data di disoccupazione;

esso deve inoltre indicare gli eventuali periodi di malattia indennizzabili”.

Da tale disposizione si desume che l’obbligo di pagamento alle due scadenze indicate nell’art. 32 presuppone l’assolvimento di specifici oneri da parte dell’interessato, sicchè come ritenuto da questa Corte il ritardo nel pagamento non da luogo, in ogni caso, alla maturazione di rivalutazione ed interessi per la semplice decorrenza del tempo, occorrendo che il disoccupato abbia posto in essere tutti gli oneri a suo carico per ottenere l’erogazione dell’indennità (Cass. 15066/2008).

L’ulteriore conseguenza è che, come esattamente sostenuto la ricorrente la data risultante dai tesserini, valorizzata dal giudice di merito per desumerne il ritardo nei pagamenti, nulla dice sul tempestivo assolvimento di tali oneri, i quali presuppongono la presentazione dell’interessato presso l’ufficio pagatore.

In conclusione il giudice del merito ha fornito una giustificazione dell’accertato ritardo da parte dell’Inps, muovendo da una inesatta ricostruzione della norma di riferimento, con il ritenere, in sostanza, che il solo superamento del quindicesimo o dell’ultimo giorno del mese, senza l’assolvimento di alcun onere da parte dell’interessato, determinasse mora a carico dell’istituto.

Il secondo profilo di censura è assorbito.

Pertanto, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata e non essendovi necessità di ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con rigetto della domanda. Nulla per le spese dell’intero processo in relazione alla data (28 febbraio 1996) di instaurazione della controversia.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda; nulla per le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 18 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2010

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