Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14330 del 05/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 14330 Anno 2018
Presidente: MANZON ENRICO
Relatore: SOLAINI LUCA

ORDINANZA
sul ricorso 8717-2017 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. 06363391001), in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro
OCCHIPINTI LUIGI, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e
difeso dall’avvocato ANTONINO MOLLICA;

controricorrente

avverso la sentenza n. 3638/2016 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di PALERMO SEZIONE
DISTACCATA di CATANIA, depositata il 20/10/2016;

Data pubblicazione: 05/06/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 09/05/2018 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.

Ric. 2017 n. 08717 sez. MT – ud. 09-05-2018
-2-

R.G. 8717/17
Con ricorso in Cassazione affidato a un motivo, nei cui confronti la parte
contribuente ha resistito con controricorso, l’Agenzia delle Entrate censura
la sentenza della CTR della Sicilia, sezione di Catania, in tema di rimborso
del 90% dell’Irpef del 1990, 1991 e 1992, a seguito degli eventi calamitosi
siciliani avvenuti nel medesimo periodo.
L’ufficio deduce la violazione dell’art. 9 comma 17 della legge n. 289 del
2002, nonché dell’art. 1 comma 665 della legge n. 190/14, in relazione
all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.„ in quanto, erroneamente i giudici
d’appello, avrebbero ritenuto legittimato attivo a ricevere il rimborso Irpef
di cui alla norma indicata in rubrica, quale agevolazione per gli eventi
sismici del 1990 in Sicilia, il ricorrente che era all’epoca un lavoratore
dipendente, e non un sostituto d’imposta nei cui soli confronti era prevista
l’agevolazione perché era colui che aveva “versato” l’imposta (e ciò, per
assicurare un sostegno economico alle imprese delle province di Catania,
Ragusa e Siracusa), anche alla luce dell’art. 1 dell’ordinanza n. 2057/1990
emessa dal Ministero del coordinamento della Protezione civile che dispone
che “il sostituto d’imposta deve, comunque, operare le ritenute secondo le
prescrizioni di legge”, mentre il ricorrente aveva ricevuto, all’epoca dei fatti,
tutta la retribuzione contrattualmente pattuita, ed aveva solo subito la
“ritenuta” di legge; a voler seguire l’assunto della CTR, secondo la tesi
dell’ufficio, vi sarebbe una evidente duplicazione dell’agevolazione non
prevista dalla norma (sia in favore del sostituto d’imposta sia in favore del
lavoratore dipendente).
Il Collegio ha deliberato di adottare la presente ordinanza in forma
semplificata.
Il ricorso è infondato.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte “In tema di misure di sostegno in
favore dei soggetti colpiti dal sisma del dicembre 1990 nelle province di
Catania, Ragusa e Siracusa, prevista dall’art. 9, comma 17, della I. n. 289
del 2002, è legittimato a richiedere all’Amministrazione finanziaria il
rimborso di quanto già versato a titolo di imposte negli anni 1990, 1991 e
1992, e ad impugnare l’eventuale rifiuto dinanzi al giudice tributario, non
solo il soggetto che ha effettuato il versamento (cd. sostituto d’imposta) ma
anche colui che ha percepito le somme assoggettate a ritenuta (cd.
sostituito d’imposta), atteso che quest’ultimo è il beneficiario diretto del
provvedimento agevolativo in questione” (Cass. n. 17472/17, 15026/17,
29899/17-29906/17, 14406/16, 18905/16).
Va, quindi, ribadito il principio che il lavoratore, che si identifica con il
contribuente, vanta e può esercitare il diritto al rimborso per le somme
indebitamente ritenute alla fonte e versate dal datore di lavoro, restando
del tutto indifferente ai fini della spettanza del beneficio la circostanza che
la somma, oggetto di richiesta di rimborso, sia stata versata tramite
ritenute operate dal sostituto d’imposta.
Infine, è pacifica tra le parti la qualità di residente, in capo al contribuente,
in uno dei comuni indicati nell’art. 3 dell’ordinanza del Ministro per il
coordinamento della protezione civile 21 dicembre 1990 e la mancanza
della qualità di imprenditore, l’importo oggetto di rimborso di C 9.748,95 (v.
p. 2 sentenza CTR, e non C 10.395,50 come sostenuto dall’Agenzia alla p.
11 del ricorso), e la tempestività dell’istanza presentata rispetto alla
scadenza dell’1.3.2010.

Ric. 2017 n. 08717 sez. MT – ud. 09-05-2018
-3-

Infine, va precisato, che l’affermazione dell’ufficio che il ricorrente non
avrebbe documentato di aver subito le ritenute d’imposta di cui chiede il
rimborso è smentito da un contrario accertamento di fatto della CTR.
Inoltre, quanto sopra ha recentemente trovato l’avallo del Legislatore che
con la L. n. 123 del 2017, art. 16-octies, comma 1, lett. b), di conversione
con modifiche del D.L. n. 91 del 2017, ha modificato la L. n. 190 del 2014,
art. 1, comma 665, specificando espressamente che tra “i soggetti colpiti
dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di
Catania, Ragusa e Siracusa, che hanno versato imposte per il triennio
1990-1992 per un importo superiore al 10 per cento previsto dalla L. 27
dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17 e successive modificazioni” e che
“hanno diritto, con esclusione di quelli che svolgono attività d’impresa, (…)
al rimborso di quanto indebitamente versato”, sono “compresi i titolari di
redditi di lavoro dipendente, nonché i titolari di redditi equiparati e
assimilati a quelli di lavoro dipendente in relazione alle ritenute subite”. E
nel senso dell’effettiva spettanza del rimborso ai lavoratori dipendenti si è
espressa anche l’Agenzia delle entrate nel provvedimento direttoriale, prot.
n. 195405/2017 del 26/09/2017, emesso ai sensi del terzo periodo del
novellato comma 665 della L. n. 190 del 2014, art. 1, che prevede che “Con
provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro il
30 settembre 2017, sono stabilite le modalità e le procedure finalizzate ad
assicurare il rispetto dei limiti di spesa stabiliti dal presente comma”.
Al riguardo va rilevato che, invariata la previsione del limite di spesa fissato
nella misura “pari a 30 milioni di Euro per ciascuno degli anni 2015-2017”,
la novella introdotta dalla L. n. 123 del 2017, art. 16-octies, comma 1, si è
limitata a precisare che il rimborso di quanto indebitamente versato spetta
ai soggetti specificamente individuati “nei limiti della spesa autorizzata dal
presente comma” (primo periodo del comma 665 modificato dalla lett. a)
del citato art. 16-ocities, comma 1), ovvero nei limiti dei suddetti 90 milioni
di euro complessivi per il triennio 2015-2017, stabilendo che “in relazione
alle istanze di rimborso presentate, qualora l’ammontare delle stesse
ecceda le complessive risorse stanziate dal presente comma, i rimborsi
sono effettuati applicando la riduzione percentuale del 50 per cento sulle
somme dovute” e che “a seguito dell’esaurimento delle risorse stanziate dal
presente comma non si procede all’effettuazione di ulteriori rimborsi”
(quinto periodo del comma 665 come introdotto dalla lettera b) del citato
art. 16-ocities, comma 1), demandando al direttore dell’Agenzia delle
entrate l’emanazione di un provvedimento (quello indicato al precedente
punto 2.2) che stabilisca “le modalità e le procedure finalizzate ad
assicurare il rispetto dei limiti di spesa stabiliti dal presente comma”, in
precedenza riservando il citato comma 665 al Ministro dell’economia e delle
finanze l’emanazione di un “decreto” con cui stabilire “i criteri di
assegnazione dei predetti fondi”.
Orbene, ritiene il Collegio che il delineato jus superveniens, attuato con il
sopra citato provvedimento direttoriale, per nulla incide sulla questione,
della quale è investita la Corte con il ricorso in esame, del diritto al
rimborso spettante ai soggetti colpiti dal sisma del 1990, qual è il
controricorrente, operando i limiti delle risorse stanziate e venendo in rilievo
eventuali questioni sui consequenziali provvedimenti liquidatori emessi
dall’Agenzia delle entrate soltanto in fase esecutiva e/o di ottemperanza.
Inoltre, costituisce jus receptum l’affermazione che, in mancanza di
disposizioni transitorie, non incida sui giudizi in corso l’introduzione, con
legge sopravvenuta, di un diverso procedimento amministrativo di rimborso
(es. tra le tante Cassazione civile, sez. trib., 24/04/2015, n. 8373, in tema

di IVA). Il che rende complessivamente tuttora operanti e pienamente
attuali i principi di diritto già enunciati in materia da questa Corte.
Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in
dispositivo.
Poiché la parte ricorrente è un’amministrazione dello Stato, non paga il
doppio del contributo unificato (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del
29/01/2016, Rv. 638714; Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv.
630550).
PQM
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Rigetta il ricorso.
Condanna l’Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pt a pagare al
ricorrente, le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo di C
1.200,00, oltre C 200,00 per esborsi, oltre il 15% per spese generali, oltre
accessori di legge.
7
Così deciso in Roma, alla camera di consiglio del giorno 9.5.2018.
/
Il Pres – deryte
Dott. Enrico FOon

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA