Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1433 del 19/01/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 1433 Anno 2018
Presidente: TIRELLI FRANCESCO
Relatore: VALITUTTI ANTONIO

sul ricorso 17443/2013 proposto da:
Provincia di Roma, ora Citta’ Metropolitana di Roma Capitale,
in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via IV Novembre n.119-a, presso l’Avvocatura
Provinciale, rappresentata e difesa dall’avvocato Sieni Massimiliano, giusta procura speciale autenticata dal Segretario
Generale dell’Ente – prot. 0086782 del 15.6.17;
-ricorrente contro

ASD Blu Water, in persona del legale rappresentante pro

CACI)
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tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Viale F. Ozanann
n.69, presso lo studio dell’avvocato Petillo Salvatore, che la

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Data pubblicazione: 19/01/2018

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Percaccio
Giovanni Battista, giusta procura in calce al controricorso;
-controricorrente avverso la sentenza n. 4896/2012 della CORTE D’APPELLO di
ROMA, depositata il 06/10/2012;

del 12/09/2017 dal cons. VALITUTTI ANTONIO.
Rilevato che:
la Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 4896/2013, notificata il 9 maggio 2013, accogliendo l’appello proposto
dall’associazione sportiva ASD Blu Water, ha riformato la decisione n. 59/2008, con la quale il Tribunale di Roma aveva rigettato la domanda proposta dalla medesima di risoluzione del
contratto – formatosi mediante aggiudicazione definitiva della
gara per l’appalto, avente ad oggetto la gestione degli impianti
sportivi annessi all’I.I.S.S. via di Villa Scarpellini in Subiaco per inadempimento dell’appaltante Provincia di Roma, con
conseguente condanna dell’ente al risarcimento dei danni subiti;
tale domanda è stata, invero, accolta dal giudice di seconde
cure, che ha condannato la Provincia di Roma al pagamento, a
favore della ASD Blu Water, della somma di Euro 54.978,69,
oltre interessi legali e spese dei due gradi del giudizio;
avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la
Provincia di Roma nei confronti della ASD Blu Water, affidato a
due motivi;
la resistente ha replicato con controricorso;
Considerato che:
con il primo motivo di ricorso – denunciando la violazione e
falsa applicazione degli artt. 5 della legge 6 dicembre 1971, n.
1034, 826 cod. civ. e 16 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440,

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udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ. – la
ricorrente si duole del fatto che la Corte territoriale abbia erroneamente ritenuto che l’approvazione della graduatoria definitiva operata dal dirigente responsabile, e la comunicazione
da parte del medesimo dell’utile collocazione della ASD nella

ne», effettuata con nota del 16 settembre 2003, equivalessero
al rilascio della concessione stessa, sicché la formale emissione di tale provvedimento non avrebbe potuto «incidere su una
situazione giuridica di “pieno diritto” già formatasi a favore
dell’appellante», sulla quale avrebbe potuto incidere solo un
eventuale provvedimento di revoca;
per contro, ad avviso della Provincia di Roma – attesa la natura bifasica del procedimento (formazione ed approvazione della graduatoria – stipula di una concessione) prefigurata dalla
Determinazione Dirigenziale n. 118/2003 e dall’ avviso pubblico conseguente – la ASD non avrebbe avuto diritto alla consegna degli impianti prima del conferimento formale della relativa concessione;
Ritenuto che:
sia bensì vero, in via di principio, che il verbale di aggiudicazione definitiva, a seguito di incanto pubblico o licitazione privata, non necessariamente equivale, ad ogni effetto di legge,
al contratto perché l’art. 16, quarto comma, R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 ha natura dispositiva e non imperativa, e
pertanto la P.A., alla quale spetta valutare discrezionalmente
l’interesse pubblico, può rinviare, nel bando di gara o nel verbale suddetto, la costituzione del vincolo al momento della stipulazione del contratto, fino al quale non sussiste un diritto
soggettivo dell’ aggiudicatario all’esecuzione di esso (Cass.

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graduatoria come «avente diritto al rilascio della concessio-

Sez. U. 11/06/1998, n. 5807; Cass. Sez. U. 22/07/2016, n.
15204; Cass. 13/10/2014, n. 21592);
tuttavia, qualora risulti che né il bando di gara, né il verbale di
aggiudicazione operino un rinvio della costituzione del vincolo
alla stipula del contratto, debba ritenersi che il programma

aggiudicazione;
Rilevato che:
nel caso concreto, la Determinazione Dirigenziale n. 118/2003
– trascritta nel ricorso nei punti essenziali – prevedeva che la
Commissione incaricata di procedere all’esame delle domande
avrebbe stilato la graduatoria, e che sarebbe stata, poi, approvata la pubblicazione dell’avviso pubblico;
l’avviso pubblico, a sua volta, prevedeva che, una volta esaminati i ricorsi avverso la graduatoria provvisoria, sarebbe
stata «conseguentemente predisposta la graduatoria definitiva
in conformità e nel rispetto della quale il Dirigente […] rilascerà le relative concessioni»;
Ritenuto che:
disposizioni succitate non evidenzino in alcun modo la volontà
dell’amministrazione appaltante di differire la costituzione del
rapporto al momento della stipula della concessione-contratto,
non essendo in alcun modo desumibile dagli atti suindicati la
necessità che il vincolo negoziale fosse subordinato alla formale stipula di un apposito contratto, dovendo intendersi il rilascio della concessione come un mero atto formale riproduttivo
di un vincolo già perfezionatosi;
invero, dal testo dell’avviso pubblico si debba desumere che il
Dirigente era tenuto («il Dirigente […] rilascerà le relative
concessioni») a conferire la concessione al vincitore della gara, attenendosi rigorosamente alle risultanze della graduatoria

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negoziale sia già vincolante per le parti per effetto della sola

definitiva, con ciò evidenziandosi che erano queste ultime ad
essere decisive ai fini del perfezionamento del rapporto, e vincolanti ai fini del conferimento della concessione formale;
tale conclusione risulti, del resto, avvalorata dal fatto che come ha accertato il giudice di appello – con la missiva del 16

medesima «risultava collocata in graduatoria quale avente diritto al rilascio della concessione», con contestuale invito ad
effettuare un sopralluogo degli impianti, il successivo 23 settembre, «per l’espletamento di quanto necessario al fine del
passaggio della gestione»;
da quanto suesposto debba, di conseguenza, inferirsi che il
rapporto negoziale tra le parti si sia instaurato per effetto del
verbale di aggiudicazione, a seguito dell’approvazione della
graduatoria definitiva, e con la relativa comunicazione del risultato della gara all’impresa aggiudicataria, con contestuale
invito a visionare gli impianti, ai fini del trasferimento effettivo
della gestione;
la censura debba, pertanto, essere rigettata;
Considerato che:
con il secondo motivo di ricorso – denunciando la violazione e
falsa applicazione degli artt. 826, 1218 e 2697 cod. civ., 112 e
115 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360, primo comma, n.
3 cod. proc. civ. – la Provincia di Roma si duole del fatto che
la Corte d’appello abbia accertato d’ufficio, in violazione del
disposto dell’art. 112 cod. proc. civ., l’imputabilità
dell’inadempimento all’ente appaltante, in mancanza – peraltro – di una specifica domanda e di un qualsiasi elemento di
prova proveniente dalla ASD, in violazione del disposto
dell’art. 2697 cod. civ.;
Ritenuto che:

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settembre 2003, l’amministrazione comunicava all’ASD che la

la dedotta extrapetizione non possa ritenersi sussistente, atteso che dall’impugnata sentenza (p. 3) si evince che l’atto di
appello era «chiaramente diretto all’ottenimento di pronuncia
di integrale riforma della decisione gravata e di accoglimento
di tutte le pretese rigettate», e che tra tali pretese rientrava

delle obbligazioni derivanti da una concessione-contratto»;
pertanto, l’accertamento dell’inadempimento imputabile alla
Provincia di Roma abbia costituito oggetto del processo nei
due gradi del giudizio, per il che la dedotta extrapetizione non
può ritenersi sussistente;
quanto al rispetto dell’onere della prova, la censura sia priva
di fondamento, avendo la Corte territoriale accertato che
l’ente pubblico aveva omesso di consegnare gli impianti per lo
stato di totale inagibilità degli stessi, imputabile al precedente
concessionario, e ne ha tratto correttamente la conclusione
che tale situazione era ascrivibile all’omessa vigilanza da parte
della Provincia sulla gestione di tali impianti, e che, pertanto,
l’inadempimento al rapporto in questione era da imputarsi
all’ente appaltante;
pertanto, la doglianza non possa trovare accoglimento;
Ritenuto che:
il ricorso, per tutte le ragioni suesposte, debba essere integralmente rigettato, con condanna della ricorrente soccombente alle spese del presente giudizio.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente, in favore della controricorrente, alle spese del giudizio di legittimità, che liquida
in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro
200,00, ed agli accessori di legge. Ai sensi dell’art. 13, comma

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«l’accertamento dell’inadempimento da parte della Provincia

1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza
dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello
stesso art. 13.

Il Funzionario Giudiz
Dott.ssa Fabrizio BAR

Così deciso in Roma il 12/09/2017.

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