Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14328 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14328 Anno 2018
Presidente: MANZON ENRICO
Relatore: LUCIOTTI LUCIO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 12568 – 2017 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, CF. 06363391001, in persona del
Direttore pro lempore,
C; I

rappresentata e difesa

‘\7 0(:\’ li W\

,0 STNR ), presso la quale domiciliata in Roma,

alla via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente contro

SCARSO Giovanna;.
– intimata avverso la sentenza n. 3995/17/2016 della Commissione tributaria
regionale della SICILIA, Sezione Staccata di C,VnINIA, depositata il
17/11/2016:

Data pubblicazione: 05/06/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 9/05/2018 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.
Rilevato che:
1. Con la sentenza impugnata la CFR della Sicilia rigettava l’appello
proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza di primo grado che

tacito opposto dall’aMministrazione finanziaria al rimborso della quota
pari al 90 per cento delle imposte IRPITh versate per gli anni 1990, 1991 e
1992, richiesto dalla predetta contribuente, residente in una delle province
colpite degli eventi sismici del dicembre 1990, ai sensi della legge n. 289
del 2002, art. 9, comma 17, e dal giudice di appello ritenuto al medesimo
spettante sulla scorta dello jus superveniens (costituito dalla legge n. 190 del
2014, art. 1, comma 665).
2. Per la cassazione della sentenza di appello ricorre con quattro
motivi l’Agenzia delle entrate, cui non replica l’intimata.
3. Sulla proposta ‘avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis cod.
proc. civ. risulta regolarmente costituito il contraddittorio, a seguito del
quale la ricorrente ha avanzato istanza di assegnazione del ricorso alle
Sezioni unite di questa Corte o, in subordine, la discussione del ricorso in
pubblica udienza.
4. Il Collegio ha disposto la redazione dell’ordinanza con motivazione
semplificata.
Considerato che:
I. Con il primo motivo di ricorso la difesa erariale ccrisura la
sentenza impugnata pèr violazione e falsa applicazione dell’art. 9, comma
17, della legge n. 289 del 2002, 11 e 14 delle preleggi, 3, comma 1, della
legge n. 212 del 2000, 3, comma 3, d.lgs. n. 472 del 1997 e 2033 cod. civ.,
in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., sostenendo di
non condividere l’orientamento di questa Corte in ordine all’applicabilità
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aveva accolto il ricorso proposto da Giovanna Scarso avverso l diniego

dell’agevolazione prevista dalla legge n. 289 del 2000, art. 9, comma 17,
anche ai contribuenti che all’entrata in vigore di tale disposizione di favore
avevano integralmente versato le imposte relative agli anni 1990, 1991 e
1992.
2. Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente deduce la violazione

legge n. 190 del 2014, 12 e 14 delle preleggi, nonché 112 cod. rjroc. civ.,
per avere la CTR errato nel ritenere spettante al contribuente il rimborso
delle ritenute operate dal datore di lavoro del medesimo.
3. Con il terzo motivo di ricorso la ricorrente deduce la violazione
degli arti. 9, comma 17, legge 289 del 2002, 21, comma 2, secondo
periodo, dig,s. n. 546 del 1992, 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014,
12 e 14 delle preleggi nonché 112 cod. proc. civ. per avere la CTR errato
nel ritenere tempestiva l’istanza di rimborso, avanzata solo in data
28/05/2009, cioè a distanza di oltre cinque anni dalla data di entrata in
vigore della legge n. 289 del 2002.
4. Con il quarto motivo di ricorso la ricorrente deduce la violazione e
falsa applicazione dell’art. 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014,
sostenendo) che nel caso di specie alla contribuente non spettava il
rimborso dell’IR13 1T in quanto lavoratrice autonoma.
5. Tale ultimo mezzo di cassazione, da esaminarsi preliminarmente in
quanto connotato di decisività, è fondato e va accolto nei termini di cui
appresso si dirà.
6. Deve preliminarmente premettersi che nella specie è indubbio che
la ricorrente sia «titolare di un reddito di lavoro autonomo», come
ammesso dalla stessa CTR nella sentenza impugnata, la cui affermazione, è
però sul punto errata in diritto, avendo erroneamente escluso che il
lavoratore autonomo dall’ambito dei soggetti svolgenti attività di impresa

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degli artt. 9, comma 17, della legge 289 del 2002, 1, comma 665, della

secondo la nozione ricavabile dalla legislazione della giurisprudenza
unionale.
7. Invero, questa Corte ha affermato in recenti decisioni (Cass. n.
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9905 del 2017 e n. 3070 del 2018, di questa Sottosezione) che «la nozione

euro-unitaria d’impresa include qualsiasi entità che eserciti un’attività

modalità di finanziamento, laddove costituisce attività economica qualsiasi
attività che consista nell’offrire beni o servizi su un determinato . mercato
(Corte giustizia: 23/04/1991, Hofner & Elser; 16/11/1995, l’ederation
fi-ancaise des societes d’assurances; I i /12/1997, _la Centre; 16/06/1987,
Commissione vs. Italia; 01/07/2008, Motoe; 26/03/2009, Selex Sistemi
Integrati)»; che ciò «si raccorda sia con la normativa fiscale europea,
laddove si stabilisce che è soggetto passivo d’imposta sul valore aggiunto
“chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività
economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività”
(art. 9, (.9, Direttiva 11’., n. 2006/112/CL; conf. art. 4, Direttiva n.
77/388/C1(,), sia con la normativa europea sugli appalti pubblici . laddove
si stabilisce che “i termini imprenditore, fornitore e prestatore di servizi
designano) una persona fisica o giuridica o un ente pubblico o un
raggruppamento) di tali persone e/o – ) enti che offra sul mercato,
rispettivamente la realizzazione di lavori c/o opere, prodotti e servizi” (art.
, 58, Direttiva 11E, n. 2004/18/CL)»; che tale nozione è stata recepita
dalla decisione del 14/08/2015, C(2015) 5549 jilla/, 5 134, della
Commissione 11’„ là dove si afferma che i “soggetti che non svolgono
attività economica (…) non vanno considerati come imprese”»; e che «ciò
significa che non importa neppure che l’attività economica possa essere
una libera professione regolamentata e che le prestazioni possano essere
intellettuali, tecniche o specialistiche (v. Commissione U 30/01/1995, n.
95/188/CL; conf. Corte giustizia, 23/04/1991, Hoefner e 18/06/1998,
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economica a prescindere dallo status giuridico) di detta entità e dalle sue

Commissione vs. Italia)». Va, pertanto, considerata attività d’impresa
cluella svolta dal lavoratore autonomo, com’è la contribuente.
8. Ciò precisato, deve osservarsi che lo svolgimento di un’attività di
impresa costituisce, ai sensi dell’art. 1, comma 665, prima parte, della legge
n. 190 del 2014, limite all’applicabilità del beneficio in esame. 11 diritto al

superiore al 10 per cento, previsto dall’art. 9, comma 17, della legge n. 289
del 2002, in favore dei «soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre
1990, che ha interesato le province di Catania, Ragusa e Siracusa,
individuati ai sensi dell’articolo 3 dell’ordinanza del Ministro per il
coordinamento della protezione civile 21 dicembre 1990, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 299 del 24 dicembre 1990», è espressamente escluso
per «quelli che svolgono attività d’impresa, per i quali l’applicazione
dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della compatibilità del
beneficio con l’ordinamento dell’Unione europea», atteso che la Corte di
giustizia nella sentenza del 17/07/2008, in causa C-132/06, aveva già
rilevato l’incompatibilità delle disposizioni condonistiche di cui alla legge
n. 289 del 2002 con il,sistema comune &RIVA, in quanto, introducendo)
rilevanti differenze di trattamento) tra i soggetti passivi sul territori()
italiano, alteravano il principio di neutralità fiscale.
9. Orbene, anche con riferimento al beneficio di cui all’art. 1, comma
665, prima parte, legge n. 190 del 2014, la ComMissione 1_1E, con la
decisione sopra richiamata (impugnata da una società siciliana dinanzi al
Tribunale di primo grado UV, che l’ha confermata con sentenza del 26
gennaio 2018 e che, pertanto, è vincolante per il giudice nazionale, che
deve darvi attuazione anche attraverso la disapplicazione delle norme
interne con essa contrastante – Cass. n. 15354 del 2014 e n. 22377 del
2017), ha stabilito, in via generale, che «Le misure di aiuto di Stato in
oggetto (Legge 27 dicembre 2012, n. 289, articolo 9, comma 17, e
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rimborso delle imposte versate per il triennio 1990-1992 in misura

successive modifiche e integrazioni; 1..1 e tutti gli atti esecutivi pertinenti
previsti dalle leggi sopraccitate), che riducono tributi e contributi dovuti da
imprese in aree colpite da calamità naturali in Italia dal 1990 e cui l’Italia
ha dato effetto in maniera illegale in violazione dell’articolo 108, paragrafo
3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, sono incompatibili

momento della sua concessione, soddisfa le condizioni previste dal
regolamento (CI 9 n. 1407/2013 o dal regolamento (CI 9 n. 717/2014»,
ovvero dei regolamenti che prevedono gli aiuti c.d. de millimi.s- (art. 2 della
decisione) o che, «al momento della sua concessione, soddisfa le
condizioni previste dal regolamento adottato in applicazione dell’articolo 1
del regolamento (CI9 n. 994/98» (del 7 maggio 1998, sull’appliar,-ione degli

articoli 92 e 93 /ora 87 e 88] del trattato che istituisce la Comunità europea a
determinate categorie di aiuti di ,V lato ori’zontali) «o da ogni altro regime di aiuti
approvato»), ma «fino a concorrenza dell’intensità massima pre .vista per
questo tipo di aiuti» (art. 3).
10. 1-la precisato al riguardo la Commissione UV che «una decisione
negativa in merito ad un regime eli aiuti non pregiudica la possibilità che
determinati vantaggi concessi nel quadro dello ‘stesso regime non
C( stituiscano di per sé aiuti di Stato o configurino, interamente o in parte,
aiuti compatibili con il mercato interno (ad esempio perché il beneficio
individuale è concesso a soggetti che non svolgono un’attività economica
e che pertanto non vanno considerati come imprese oppure perché il
beneficio individuale è in linea !coni il regolamento) de mivimis ap’plicabile
oppure perché il beneficio individuale è concesso in conformità di un
regime di aiuto approvato o un regolamento di esenzione)» (p. 134 della
“decisi me”).
Assodato, quindi, lo svolgimento da parte della contribuente di
un’attività economica (nella specie, di tipo) professionale, assoggettata ad
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con il mercato) interno», salvo che si tratti di «aiuto individuale:» che, «al

imposizione sul valore aggiunto e sulle attività produttive), il giudice di ,
merito è tenuto a verificare in concreto che il beneficio individuale sia in
linea con il regolamento de imììiims applicabile (arti. 2 e 3 dee cit.),
“tenendo conto, in specie, che la regola de

stabilendo una soglia di

aiuto al di sotto della quale l’art. 92, n. 1 TlU i i , può considerarsi

aiuti di Stato, per rnodo che, quando la soglia dell’irrilevanza dovesse
essere superata, il beneficio dovrà essere negato nella sua interezza” ((ass.,
n. 22377/2017, cit.; conf. n. 29905/2017, cit.). In difetto, il giudice di
merito deve valutare la sussistenza delle condizioni che, secondo la ridetta
decisione della Commissione UI fanno ritenere comunque compatibili gli
aiuti in esame con il mercato interno, ai sensi dell’art. 107, par. 2, lett. b)

11 Lii, ovvero che si tratti di “aiuti destinati a compensare i daniii causati
da una calamità naturale” (5 150, lett. b), dee. cit.), sempre che sussista “un
nesso chiaro e diretto tra i danni subiti dalla singola impresa in seguito alle
calamità naturali in oggetto e l’aiuto di Stato concesso a norma delle
misure in esame” (5 136 dec. cit.); il che presuppone necessariamente (ma
non unicamente) che il beneficiario abbia sede operativa nell’arca colpita
dalla calamità naturale al momento dell’evento, e che sia evitata una sovracompensazione rispetto ai danni subiti dalla impresa, scorporando dal
danno accertato l’importo compensato da altre fonti (assicurative o da
altre misure di aiuto (5 148 dee. cit.); inoltre, per il rispetto del pf‘ncipio de
minimis, non basta clic l’importo chiesto in rimborso ed oggetto del

singolo procedimento sia inferiore alla soglia fissata del diritto dell’UV,
dovendo invece la relativa prova riguardare l’ammontare massimo totale
dell’aiuto rientrante nella categoria de minimis su un periodo) di tre anni a
decorrere dal momento del primo (Cass. sez. lav., 09/06/2017, n. 14465).
11.1. \l riguardo occorre precisare che la prova delle suddette
circostanze è a carico del soggetto che invoca il beneficio, ma, in sintonia
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inapplicabile, costituisce un’eccezione alla generale disciplina relativa agli

con quanto affermato da Cass. n. 22377 del 2017 citata, l’applicazione
dello i lls superreniens, rappresentato dalla vincolante decisione della
Commissione LI (sopravvenuta nel corso del giudizio di appello), e la sua
diretta incidenza sulla decisione della lite, nel determinare la cassazione
della sentenza delle commissione regionale, consentono alle parti

Ovvero l’accertamento. di quei fatti che in base alla precedente disciplina
non erano indispensabili, ma che costituiscono il presupposto per
l’applicazione della nuova regola giuridica (cfr. in tal senso g,ià Cass. n.
5 97 4 del 1998, cit.).
12. Conclusivamente sul punto, in difformità dalla proposta del
relatore, il quarto motivo di ricorso va accolto nei termini di cui in
motivazione.
13. I primi tre motivi vanno invece dichiarati inammissibili in quanto
non colgono la ratto decidendi della sentenza impugnata, che è incentrata
sulla cluestione dello svolgimento) da parte della contribuente di un’attività
d’impresa, mentre le censure in esame sono formulate con riferimento ad
«una persona fisica che ha dichiarato, nel periodo di riferimento, redditi da
lavoro dipendente» (come si legge a pag. 2 del ricorso).
14. Alla stregua delle superiori considerazioni, quindi, la sentenza
impugnata va cassata con rinvio alla competente CTR cui è demandato di
procedere a nuovo esame in conformità ai citati principi di diritto,
osservando la decisione della Commissione LE del 14/08/2015 e le
indicazioni della Corte di giustizia del 15/07/2015, e, ove risultasse che la
contribuente svolge anche lavoro dipendente, osservando i consolidati
principi affermati da questa Corte (cfr., eN-

Cass. n. 4291 del 2018).

15. Il giudice del rinvio provvederà anche alla regolamentazione delle
spese del presente giudizio di legittimità.

8

l’esibizione, in sede di rinvio, di cluei documenti prima non ottenibili

P.Q.M.
accoglie il quarto motivo cli ricorso nei termini di cui in motivazione,
assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione
tributaria regionale della Sicilia, Sezione staccata di Catania, in diversa .
composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio

Così deciso in Roma, il 9/05/2018

Il Presidénte

di legittimità.

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