Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14326 del 25/05/2021

Cassazione civile sez. II, 25/05/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 25/05/2021), n.14326

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22631-2019 proposto da:

J.E.S. rappresentato e difeso dall’Avvocato GIUSEPPE

BRIGANTI, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in

FERMIGNANO (PU) VIA R. RUGGERI 2/A;

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’INTERNO, in persona del Ministro pro-tempore;

– resistente –

avverso il decreto n. 7511/2019 del TRIBUNALE di ANCONA, pubblicato

il 6/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/11/2020 dal Consigliere Dott. UBALDO BELLINI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

J.E.S. proponeva opposizione avverso il provvedimento di diniego della protezione internazionale emesso dalla competente Commissione Territoriale, chiedendo il riconoscimento dello status di rifugiato o, in subordine, della protezione sussidiaria o, in ulteriore subordine, della protezione umanitaria.

Sentito dalla Commissione Territoriale, il richiedente aveva riferito di essere cittadino del Gambia affetto da un grave problema al piede, a rischio amputazione; cosa che lo aveva portato a richiedere un prestito contratto con tre usurai. La malattia ed il prestito inducevano il ricorrente a lasciare il Gambia, in cui, a tutt’oggi, il richiedente affermava di avere paura di rientrare, non avendo possibilità di lavorare o di ripagare il debito per non andare in prigione.

Con decreto n. 7511/2019, depositato in data 6.6.2019, il Tribunale di Ancona rigettava il ricorso, ritenendo che le dichiarazioni del ricorrente non fossero attendibili, in quanto egli non era stato in grado di circostanziare la vicenda, peraltro, su fatti essenziali e determinanti l’espatrio e in quanto le dichiarazioni risultavano non convincenti. Il Tribunale rigettava la domanda di protezione internazionale, in quanto i fatti riferiti dal ricorrente, in assenza di atti persecutori diretti e personali, non erano riconducibili alle previsioni di cui alla Convenzione di Ginevra. Anche la protezione sussidiaria non poteva essere riconosciuta non sussistendo nell’area di provenienza del ricorrente una violenza indiscriminata in una situazione di conflitto armato. Infine, anche la domanda di protezione umanitaria veniva respinta, in quanto nel Paese di provenienza del ricorrente esistevano strumenti istituzionali con funzione di protezione dei propri membri e in quanto era insussistente una generale condizione di elevata vulnerabilità all’esito del rimpatrio, tenuto conto dell’inesistenza di problematiche soggettive come quelle tipizzate dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 2, lett. a-d; che non si ravvisavano condizioni personali di elevata vulnerabilità poichè la mera condizione di emarginazione in patria non era sufficiente per assumere come sussistente una particolare vulnerabilità soggettiva: pertanto, in base a una valutazione tra vita privata e familiare in Italia, comparata a quella vissuta prima della partenza e cui egli si sarebbe trovato esposto in caso di rimpatrio, si esprimeva un giudizio prognostico negativo di elevata vulnerabilità all’esito del rimpatrio.

Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione J.E.S. sulla base di quattro motivi. Il Ministero dell’Interno si è costituito tradivamente al fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. – Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la “Nullità del decreto in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35bis, comma 1, comma 11, lett. a) e comma 13 e degli artt. 737 e 135 c.p.c., art. 156c.p.c., comma 2, nonchè dell’art. 111 Cost., comma 6″, lamentando l’assenza di motivazione in merito alle ragioni della ritenuta inverosimiglianza delle affermazioni del richiedente, alla luce delle critiche che erano state rivolte alla decisione della commissione territoriale a proposito della necessità di procedere all’audizione del richiedente, in caso di assenza della videoregistrazione, e sii richiamano i principi in materia di cooperazione istruttoria, di valutazione della credibilità del ricorrente, di ricorso a fonti aggiornate.

1.2. – Con il secondo motivo, il ricorrente deduce l'”Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, con riguardo alle circostanze ed alle fonti normative indicate nel primo motivo di ricorso.

1.3. – Con il terzo motivo, il richiedente deduce la “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in riferimento all’art. 2 Cost., art. 10 Cost., comma 3, art. 32 Cost.; alla L. n. 881 del 1977, art. 11; al D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8, 9, 10, 13, 27, 32, 35-bis ed all’art. 16 della direttiva Europea n. 2013/32, nonchè agli 2, 3, anche in relazione all’art. 115 c.p.c., D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 5, 6, 7 e 14 ed al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, comma 2”. Si sottolinea che il giudice, per formulare un giudizio di inattendibilità delle dichiarazioni del ricorrente, avrebbe dovuto esaminarle nella loro globalità, nel rispetto del dovere di cooperazione istruttoria.

1.4. – Con il quarto motivo, il ricorrente lamenta la “Violazione e/o falsa applicazione di numerose norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in riferimento agli artt. 6 e 13 della Convenzione EDU, all’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea ed all’art. 46 della Direttiva Europea n. 2013/32”, richiamando le argomentazioni dei precedenti motivi ed aggiungendo che il principio di effettività del ricorso non può dirsi rispettato in presenza della denunciata violazione del dovere di cooperazione istruttoria da parte del giudice.

2. – Il primo e il secondo motivo vanno decisi insieme e sono fondati.

2.1. – In tema di valutazione delle prove e soprattutto di quelle documentali, il giudice di merito è tenuto a dare conto, in modo comprensibile e coerente rispetto alle evidenze processuali, del percorso logico compiuto al fine di accogliere o rigettare la domanda proposta, dovendosi ritenere viziata per apparenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la motivazione meramente assertiva o riferita solo complessivamente alle produzioni in atti (cfr. Cass. n. 14762 del 2019; cfr., anche sulla tipologia del vizio, Cass. n. 22598 del 2018). Orbene, la Corte di merito sembra così, nello specifico, ritenere non credibili le affermazioni del ricorrente, senza pur tuttavia nulla argomentare in merito di tale asserita non attendibilità, in rapporto anche alla critica della decisione della Commissione territoriale e del Tribunale operata dal ricorrente stesso in sede di appello e ai documenti allegati in atti. Al fine di verificare la credibilità della vicenda narrata dal ricorrente, sarebbe allora occorso sottoporre la stessa ad un attento vaglio critico alla luce dei criteri stabiliti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, e nel rispetto degli ulteriori principi riportati dalla citata giurisprudenza. Ciò anche al fine di chiarire ulteriormente che la giurisprudenza di legittimità ha, ancora recentemente (cfr. Cass. n. 17536 del 2020; Cass. n. 18446 del 2019), ha rilevato che la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito (cfr., ex multis, Cass. n. 6191 del 2020, in motivazione; Cass. n. 32064 del 2018; Cass. n. 30105 del 2018), il quale deve ponderare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 5, comma 3, lett. c).

3. – Vanno accolti il primo e il secondo motivo; con assorbimento degli altri due. Va cassata la sentenza impugnata e rinviato il processo alla Corte di appello di Ancona, in diversa composizione, che, attenendosi al principio enunciato, procederà ad un nuovo esame del merito e liquiderà anche le spese di questo giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso, con assorbimento del terzo e quarto. Cassa la sentenza impugnata, e rinvia il giudizio alla Corte d’Appello di Ancona, in diversa composizione, che, attenendosi al principio enunciato, procederà ad un nuovo esame del merito e liquiderà anche le spese di questo giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, in camera di consiglio della II sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA