Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14319 del 25/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/05/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 25/05/2021), n.14319

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCIOTTI Lucio – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 35372/2019 R.G., proposto da:

l’Agenzia delle Entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore

Generale pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con sede in Roma, ove per legge domiciliata;

– ricorrente –

contro

la “Terrealte S.r.l. – Azienda Agricola”, con sede in (OMISSIS), in

persona dell’amministratore unico pro tempore, rappresentata e

difesa dall’Avv. Matteo Sances, con studio in Lecce, e dall’Avv.

Sergio Patrone, con studio in Roma, ove elettivamente domiciliata,

giusta procura in calce al controricorso di costituzione nel

presente procedimento;

– controricorrente –

Avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

della Lombardia il 16 aprile 2019 n. 1797/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata (mediante collegamento da remoto, ai sensi del D.L. 28

ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 9, convertito nella L. 18

dicembre 2020, n. 176, con le modalità stabilite dal decreto reso

dal Direttore Generale dei Servizi Informativi ed Automatizzati del

Ministero della Giustizia il 2 novembre 2020) del 23 marzo 2021 dal

Dott. Giuseppe Lo Sardo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia il 16 aprile 2019 n. 1797/05/2019, che, in controversia su impugnazione di avviso di accertamento per IRES ed IRAP relative all’anno 2009 (con i relativi accessori), ha rigettato l’appello proposto dalla medesima nei confronti della “Terrealte S.r.l. – Azienda Agricola” avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Pavia il 3 ottobre 2018 n. 439/03/2016, con condanna alla rifusione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione di primo grado, sul presupposto che il contraddittorio preventivo con la contribuente fosse necessario. La “Terrealte S.r.l. – Azienda Agricola” si costituisce con controricorso. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso con il procedimento ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta redatta dal relatore designato è stata notificata ai difensori delle parti con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte. In vista dell’odierna adunanza, la controricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con unico motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per essere stata erroneamente ritenuta dal giudice di appello la necessità del contraddittorio preventivo con la contribuente ai fini della validità dell’avviso di accertamento.

Ritenuto che.

1. Anzitutto, si deve disattendere l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo per omessa deduzione delle affermazioni o statuizioni della sentenza impugnata in contrasto con le norme asseritamente violate.

1.1 Nella specie, la ricorrente ha sufficientemente assolto l’onere di indicare le norme di legge di cui si intende lamentare la violazione, di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che sono state richiamate al fine di dimostrare il contrasto col precetto normativo, pur non trascrivendone i passi testuali, ma sintetizzandone e vagliandone le argomentazioni pertinenti (in linea con l’orientamento di questa Corte – da ultima: Cass., Sez. Un., 28 ottobre 2020, n. 23745).

1.2 Per il resto, il motivo è fondato.

Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di tributi “non armonizzati” (come l’IRES e l’IRAP), l’obbligo dell’amministrazione finanziaria di instaurare il contraddittorio nel corso del procedimento non sussiste per gli accertamenti c.d. “a tavolino”, senza che, peraltro, la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, possa essere interpretato nel senso che la consegna della documentazione contabile spontaneamente effettuata dal contribuente presso gli uffici dove viene eseguita la verifica possa essere equiparata a quella compiuta presso la sede della società e successivamente proseguita, ai sensi del comma 3 di detta disposizione, negli uffici dell’amministrazione (così: Cass., Sez. 6-5, 21 novembre 2017, n. 27646; Cass., Sez. 6-5, 14 marzo 2018, n. 6219; Cass., Sez. 6-5,10 luglio 2018, n. 18103; Cass., Sez. 6-5, 30 ottobre 2018, n. 27732).

2. Nella specie, il giudice di appello non si è attenuto a tale principio, avendo erroneamente ritenuto che l’amministrazione finanziaria non avesse assolto l’onere di provare il requisito dell’urgenza per invocare l’esonero dall’osservanza del termine dilatorio, laddove la stessa necessità del contraddittorio endo-procedimentale era esclusa in radice dalla natura meramente cartolare dell’accertamento fiscale.

3. Pertanto, stante la fondatezza del motivo dedotto, il ricorso può essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale effettuata da remoto, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2021

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