Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14319 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14319 Anno 2018
Presidente: MANZON ENRICO
Relatore: LUCIOTTI LUCIO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 28325/2016 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del
Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, presso la quale è domiciliata in Roma,
alla via dei Portoghesi n. 12;
– ricorrente contro

MUSUMECI Salvatore e VAGLIASINDI Maria Grazia;
– intimati avverso la sentenza n. 1671/34/2016 della Commissione tributaria
regionale della SICILIA, Sezione staccata di CATANIA, depositata il
29/04/2016;

Data pubblicazione: 05/06/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 9/05/2018 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.
RILEVATO che
1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione affidato
ad un+ unico motivo, cui non replica l’intimato, avverso la sentenza in

rilevato l’omesso deposito da parte dell’amministrazione finanziaria
appellante della ricevuta postale di spedizione dell’atto di appello,
dichiarava, ai sensi degli artt. 53, comma 2, e 22 d.lgs. n. 546 del 1992,
l’inammissibilità dell’impugnazione proposta dall’Ufficio finanziario
avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Catania
che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso il diniego
tacito opposto dall’amministrazione finanziaria al rimborso della quota
pari al 90 per cento delle imposte IRPEF versate negli anni 1990, 1991 e
1992, richiesto dai contribuenti residenti in una delle province colpite degli
eventi sismici del dicembre 1990, ai sensi della legge n. 289 del 2002, art. 9,
comma 17.
2. Sulla proposta avanzata dal relatore, ai sensi del novellato art. 380

bis cod. proc. civ., all’esito dell’acquisizione dei fascicoli dei gradi di
merito, disposta con ordinanza interlocutoria del 19/12/2017, risulta
regolarmente costituito il contraddittorio.
3. Il Collegio ha deliberato la redazione della motivazione
dell’ordinanza in fottna semplificata.
CONSIDERATO che
1. Con il motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione degli
artt. 22, comma 1, e 53 d.lgs. n. 546 del 1992, nonché 14, 17 e 33 del d.m.
09/04/2001 (di approvazione delle condizioni generali del servizio
postale), poiché la CTR ha ritenuto quale causa di inammissibilità

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epigrafe indicata con cui la Commissione tributaria regionale della Sicilia,

dell’appello il mancato deposito della ricevuta di spedizione dell’atto
medesimo.
2. 11 motivo è infondato e va rigettato.
2.1. Invero, nel caso di specie è pacifico, perché ammesso dalla parte
ricorrente, che la stessa non provvide a depositare, all’atto della sua

raccomandata postale dell’atto di impugnazione, ma soltanto l’avviso di
ricevimento della raccomandata postale utilizzata per la notifica dell’atto di
appello, che però non consente di far ritenere idoneamente superata
l’inammissibilità del ricorso impugnatorio secondo i principi recentemente
enunciati dal Supremo consesso di questa Corte nelle sentenze n. 13452 e n.
13453 del 2017, che ha affermato, con riguardo alla notificazione
dell’appello, nel processo tributario, a mezzo del servizio postale (come nel
caso di specie), che: 1) «il tetinine di trenta giorni per la costituzione in
giudizio del ricorrente o dell’appellante, che si avvalga per la per la
notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della
spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di
ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario
(o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione)»; 2) «non
costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso o dell’appello, che sia stato
notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il
ricorrente o l’appellante, al momento della costituzione entro il termine di
trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario,
depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione,
purché nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia
asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero
con proprio timbro datario, solo in tal caso, essendo l’avviso di ricevimento
idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna
alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera
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costituzione nel giudizio di appello, la ricevuta di spedizione a mezzo

scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di
spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della
tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la
ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il
termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza».

manca l’attestazione certa della data di spedizione della stessa e la notifica
dell’appello risulta essersi perfezionata in data 14/05/2013 (come ammesso
dalla stessa ricorrente), ovvero un giorno dopo la scadenza del termine
lungo, ex art. 327 cod. proc. civ., vigente ratione temporis, per impugnare la
sentenza di primo grado (pubblicata in data 13/11/2013 e non notificata),
che andava a scadere il 13/05/2013.
2.3. Ne consegue che nel caso in esame non ha esito positivo la c.d.
“prova di resistenza” evocata dalle Sezioni unite di questa Corte nelle sopra
citate pronunce, in base alla quale l’inammissibilità non può essere
dichiarata «se la data di ricezione del ricorso, essendo asseverata dall’agente
postale addetto al recapito in giorno anteriore alla scadenza del termine per
impugnare l’atto o appellare la sentenza, dia obiettiva certezza pubblica
della tempestiva consegna del plico all’ufficio postale da parte del
notificante per l’inoltro al destinatario» (Cass. Sez. U., citate; conf. Cass. n.
25237, 25400 e n. 25495 del 2017). Né a superare tale prova è utile la
distinta delle raccomandate prodotta dall’Agenzia delle entrate, mancando
la stessa del timbro dell’ufficio postale accettante (Cass. n. 22878 del 2017,
Cass. n. 24568 del 2014 e n. 7312 del 2016).
4. Conclusivamente, quindi, il motivo di ricorso va rigettato senza
necessità di provvedere sulle spese stante la mancata costituzione in
giudizio dell’intimato; inoltre, risultando soccombente una parte ammessa
alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere

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2.2. Nella specie, sull’avviso di ricevimento della raccomandata postale

amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non
si applica l’art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

P.Q.M.
rigetta il ricorso

Il re1dente
Enrico M d4ZON

Così deciso in Roma il 9/05/2018

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