Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14318 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14318 Anno 2018
Presidente: MANZON ENRICO
Relatore: LUCIOTTI LUCIO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 25776/2016 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del
Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO S’IATO, presso la quale è domiciliata in Roma,
alla via dei Portoghesi n. 12;
– ricorrente contro

STRACQUADAINI Domenico;
– intimato avverso la sentenza n. 4090/17/2016 della Commissione tributaria
regionale della SICILIA, Sezione staccata di CATANIA, depositata il
4/09/2016;

Data pubblicazione: 05/06/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 9/05/2018 dal Consigliere Lucio

LucTurn.

RILEVATO che
1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione affidato
ad un unico motivo, cui non replica l’intimato, avverso la sentenza in

rilevato l’omesso deposito da parte dell’amministrazione finanziaria
appellante della ricevuta postale di spedizione dell’atto di appello,
dichiarava, ai sensi degli artt. 53, comma 2, e 22 d.lgs. n. 546 del 1992,
l’inammissibilità dell’impugnazione proposta dall’Ufficio finanziario
avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Catania
che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso la cartella
di pagamento emessa a seguito di controllo formale delle dichiarazioni
reddituali, recante l’iscrizione a ruolo delle somme dovute a titolo di
IRPEF con riferimento agli anni di imposta 1990, 1991 e 1992.
2. Sulla proposta avanzata dal relatore, ai sensi del novellato art. 380

bis cod. proc. civ., all’esito dell’acquisizione dei fascicoli dei gradi di
merito, disposta con ordinanza interlocutoria del 19/12/2017, risulta
regolarmente costituito il contraddittorio.
3. 11 Collegio ha deliberato la redazione della motivazione
dell’ordinanza in forma semplificata.

CONSIDERATO che
1. Con il motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione degli
artt. 22, comma 1, e 53 d.lgs. n. 546 del 1992, nonché 14, 17 e 33 del d.m.
09/04/2001 (di approvazione delle condizioni generali del servizio
postale), poiché la CTR ha ritenuto quale causa di inammissibilità
dell’appello il mancato deposito della ricevuta di spedizione dell’atto
medesimo.
2. Il motivo è infondato e va rigettato.
2

epigrafe indicata con cui la Commissione tributaria regionale della Sicilia,

2.1. Invero, nel caso di specie è pacifico, perché ammesso dalla parte
ricorrente, che la stessa non provvide a depositare, all’atto della sua
costituzione nel giudizio di appello, la ricevuta di spedizione a mezzo
raccomandata postale dell’atto di impugnazione, ma soltanto l’avviso di
ricevimento della raccomandata postale utilizzata per la notifica dell’atto di

l’inammissibilità del ricorso impugnatorio secondo i principi recentemente
enunciati dal Supremo consesso di questa Corte nelle sentenze n. 13452 e n.
13453 del 2017, che ha affermato, con riguardo alla notificazione
dell’appello, nel processo tributario, a mezzo del servizio postale (come nel
caso di specie), che: 1) «il termine di trenta giorni per la costituzione in
giudizio del ricorrente o dell’appellante, che si avvalga per la per la
notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della
spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di
ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario
(o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione)»; 2) «non
costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso o dell’appello, che sia stato
notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il
ricorrente o l’appellante, al momento della costituzione entro il temine di
trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario,
depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione,
purché nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia
asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero
con proprio timbro datario, solo in tal caso, essendo l’avviso di ricevimento
idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna
alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera
scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di
spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della
tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la
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appello, che però non consente di far ritenere idoneamente superata

ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il
termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza».
2.2. Nella specie, sull’avviso di ricevimento della raccomandata postale
manca l’attestazione certa della data di spedizione della stessa e l’elenco
delle raccomandate presentate all’ufficio postale non reca il timbro

riconducibile; inoltre, la notifica dell’appello risulta essersi perfezionata in
data 22/03/2011 (come ammesso dalla stessa ricorrente), ovvero il giorno
successivo alla scadenza del termine lungo, ex art. 327 cod. proc. civ.,
vigente

ratione temporis,

per impugnare la sentenza di primo grado

(pubblicata in data 2/02/2010 e non notificata); tetmine scadente il giorno
di domenica 20/02/2011 e, quindi, prorogato ex art. 155, quarto e quinto
comma, cod. proc. civ., al 21/02/2011.
2.3. Ne consegue che nel caso in esame non ha esito positivo la c.d.
CC

prova di resistenza” evocata dalle Sezioni unite di questa Corte nelle sopra

citate pronunce, in base alla quale l’inammissibilità non può essere
dichiarata «se la data di ricezione del ricorso, essendo asseverata dall’agente
postale addetto al recapito in giorno anteriore alla scadenza del termine per
impugnare l’atto o appellare la sentenza, dia obiettiva certezza pubblica
della tempestiva consegna del plico all’ufficio postale da parte del
notificante per l’inoltro al destinatario» (Cass. Sez. U., citate; conf. Cass. n.
25237, 25400 e n. 25495 del 2017). Né a superare tale prova è utile la
distinta delle raccomandate prodotta dall’Agenzia delle entrate, mancando
la stessa del timbro dell’ufficio postale accettante (Cass. n. 22878 del 2017,
Cass. n. 24568 del 2014 e n. 7312 del 2016).
4. Conclusivamente, quindi, il motivo di ricorso va rigettato senza
necessità di provvedere sulle spese stante la mancata costituzione in
giudizio dell’intimato; inoltre, risultando soccombente una parte ammessa
alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere
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dell’ufficiale postale né vi è apposta una qualche sottoscrizione al medesimo

amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non
si applica l’art. 13, comma 1 quale!; d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

P.Q.M.
rigetta il ricorso
Così deciso in Roma il 9/05/2018
dente

Il
Enrico

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