Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14317 del 08/06/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 08/06/2017, (ud. 29/03/2017, dep.08/06/2017),  n. 14317

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 3035/2012 proposto da:

C.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIALE ISACCO NEWTON 112, presso lo studio dell’avvocato SIMONE

ARIANO, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

CORRIERE DELLO SPORT S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

A. DEPRETIS 86, presso lo studio dell’avvocato PIETRO CAVASOLA, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FABRIZIO SPAGNOLO,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9638/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 24/01/2011 R.G.N. 6545/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/03/2017 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato ARIANO SIMONE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Roma, con sentenza del 3.5.2007, rigettava la domanda proposta da C.G. il quale, premesso di essere dipendente del Corriere dello Sport srl dal 1989, con qualifica di redattore, e di avere lavorato presso la sede di (OMISSIS), fino al gennaio 1999, allorquando gli era stato affidato l’incarico d seguire gli eventi relativi alla squadra di calcio della (OMISSIS), incarico svolto fino al giugno del 2001, e di essere poi rientrato a (OMISSIS) ove era stato impiegato esclusivamente in mansioni di desk e mensa redazionale, aveva chiesto riconoscersi il suo diritto alla qualifica di inviato speciale ed il risarcimento dei danni per il demansionamento patito.

2. Adita in sede di gravame, la Corte di appello di Roma confermava la predetta pronuncia rilevando che, dall’istruttoria espletata, non risultava essere stato dimostrato che le mansioni svolte dal C. presso la redazione di (OMISSIS) rispondessero oggettivamente e soggettivamente a quelle di inviato speciale e che il lavoro di redazione attribuito al rientro a (OMISSIS) al dipendente non fosse qualitativamente inferiore al lavoro di articolista espletato a Torino.

3. Per la cassazione propone ricorso C.G. affidato ad un unico articolato motivo di gravame.

4. Resiste con controricorso la Corriere dello Sport srl.

5. Sono state depositate memorie ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con un unico articolato motivo il ricorrente si duole dell’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio avuto riguardo al disposto di cui artt. 115 e 116 c.p.c. e in relazione alle norme del CNLG applicabili al caso di specie. Sostiene al riguardo che: a) l’effettivo periodo di soggiorno a (OMISSIS) era stato di quasi due anni e mezzo; b) aveva svolto funzioni di articolista sin dal primo giorno di assunzione e, ancor prima, quale collaboratore esterno; c) relativamente al periodo trascorso a (OMISSIS), la Corte aveva omesso ogni motivazione sulle deposizioni dei testi D. e S., soggetti terzi e senza alcun vincolo con il giornale, e quindi più attendibili rispetto a quelle degli altri testimoni; d) avendo riguardo alla nozione di inviato speciale, erroneamente non era stato ritenuto tale dai giudici di secondo grado così come erroneamente era stato ritenuto che egli non avesse avuto l’esclusiva responsabilità dei servizi affidati; e) in modo riduttivo e fallace erano state ritenute equivalenti le mansioni svolte a (OMISSIS), che non potevano essere ricondotte a compiti di un semplice redattore o di un semplice articolista sportivo – perchè finalizzate anche a recuperare un rapporto con la squadra di calcio della (OMISSIS) e con i suoi tifosi – con quelle di “impaginazione e titolazione” successivamente affidategli al rientro a (OMISSIS).

2. Osserva questa Corte che il motivo deve essere respinto presentando censure in parte inammissibili e in parte infondate.

3. Sono inammissibili le doglianze dirette ad ottenere una revisione del ragionamento decisorio, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione, in realtà, non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe sostanzialmente in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità; ne consegue che risulta del tutto estranea all’ambito del vizio di motivazione ogni possibilità per la Corte di Cassazione di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso l’autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa (cfr. Cass. 5.8.2016 n. 16526; Cass. 5.3.2007 n. 5066).

4. Nel caso in esame la Corte distrettuale, alla quale soltanto spetta di individuare le fonti del proprio convincimento, con una valutazione logico-formale e corretta giuridicamente, dopo avere proceduto alla ricostruzione dei fatti e delle circostanze di causa come emerse dall’istruttoria svolta, ha valutato le prove e ha scelto, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione.

5. I giudici di seconde cure hanno, quindi, escluso che, per il periodo di lavoro prestato presso la redazione di (OMISSIS), le mansioni svolte dal C. rispondessero oggettivamente e soggettivamente a quelle dell’inviato speciale perchè il contratto originario di lavoro tra le parti era stato mutato relativamente alla sede di lavoro, ferma restando la qualifica di redattore, ed erano state modificate le mansioni da redattore addetto al lavoro interno di redazione a quelle di cronista-articolista sportivo con le stesse modalità di espletamento del precedente incarico; il tutto avvalorato dalla rilevante circostanza che l’organico del Corriere dello Sport spa non prevedeva, per la redazione di (OMISSIS), una figura di inviato speciale.

6. Quanto, poi, alle critiche circa la corretta individuazione di tale figura – che fino al CNLG del marzo 2001 era considerata una qualifica autonoma, svincolata dalla scala gerarchica interna della redazione per poi diventare un incarico con natura transitoria e durata determinata, conferito dal Direttore – deve evidenziarsi che la giurisprudenza di legittimità (Cass. 12.4.1996 n. 3460; Cass. 7.2.1991 n. 1245; Cass. 7.2.2001 n. 1758) ha precisato la caratterizzazione dell’inviato speciale desumibile dal particolare contenuto professionale delle mansioni espletate nonchè da molteplici elementi di natura oggettiva e soggettiva, quali: la specificità delle competenze; lo svolgimento di una attività superiore per caratura professionale a quella di redattore; l’ordinarietà della prestazione all’esterno della redazione, l’esonero dall’osservanza dell’orario di lavoro e dei compiti da svolgere all’interno della redazione nei periodi di non impegno in servizi esterni; l’attribuzione della complessiva responsabilità dei servizi di sua competenza.

7. Ebbene, nella fattispecie concreta, i giudici di seconde cure si sono attenuti alle indicazioni suddette nell’esame delle prove sottolineando, anche, che la copertura di una determinata area geografica non fu determinata, in sostanza, dalla capacità del giornalista di conoscere ed approfondire segmenti di un settore di riferimento dell’informazione (seguire, cioè, gli eventi di una società calcistica per particolari rapporti con essa intercorrenti) bensì dalla necessità di trovare a quest’ultimo sistemazione al Nord Italia e di sostituire altro redattore dimissionario.

8. Tale elementi rivelano, con più forza, l’assenza di specialità e di specializzazione che connotano, come detto, i compiti e la natura della figura dell’inviato speciale.

9. Infine, anche in ordine alla asserita dequalificazione da articolista sportivo a redattore addetto alla “cucina redazionale” le censure del ricorrente devono essere disattese.

10. Il preteso vizio di motivazione, sotto il profilo dell’omissione, insufficienza, contraddittorietà della medesima può legittimamente dirsi sussistente solo quando, nel ragionamento del giudice di merito, sia rinvenibile traccia evidente del mancato (o insufficiente) esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili di ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate, tali da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione (Cass. 7.2.2004 n. 2357; Cass. 22.5.2001 n. 6975).

11. Orbene, anche con riferimento a detta questione la Corte distrettuale, con motivazione congrua e corretta sotto il profilo della ragionevolezza, a seguito di un’attenta valutazione delle risultanze istruttorie ha escluso la sussistenza di una dequalificazione in danno del C..

12. Ed invero, tenuto conto dell’intera vita lavorativa aziendale del dipendente, in cui per ben quindici anni aveva operato quale addetto alla “cucina redazionale” ad eccezione del periodo di un anno e mezzo quale articolista sportivo, ha ritenuto che le mansioni nuovamente assegnategli a (OMISSIS) non fossero estranee al suo bagaglio professionale.

13. Correttamente, quindi, è stato escluso che ogni modificazione delle mansioni possa comportare una automatica dequalificazione professionale, connotandosi, quest’ultima, per sua natura, solo quando vi sia un abbassamento del globale livello delle prestazioni del lavoratore con una sottoutilizzazione delle sue capacità e una consequenziale apprezzabile menomazione – non transeunte – della sua professionalità.

14. Inoltre, sempre con valutazione congrua e giuridicamente corretta, sono state ritenute equivalenti le mansioni di articolista sportivo e di redattore addetto alla “cucina redazionale” rapportando, da un lato, il relativo giudizio alla valutazione della salvaguardia del livello professionale acquisito, con la garanzia di svolgimento e di accrescimento delle capacità professionali del dipendente (e non a fattori esterni quali il prestigio e la riconoscibilità del mondo esterno) e, dall’altro, tenendo in debito conto la figura del redattore, addetto alla “cucina giornalistica”, quale ruolo con funzioni di programmazione e formazione del prodotto finale dell’informazione, attraverso la scelta e la revisione degli articoli, la collaborazione all’impaginazione e altre attività connesse, pari a quelle dell’articolista.

15. Come si può constatare, non vi sono stati punti decisivi della controversia non considerati o considerati insufficientemente, nè il ragionamento dei giudici di merito scende sotto la soglia della plausibilità logica e della correttezza giuridica, di talchè le critiche si rivelano infondate.

16. Alla stregua di quanto esposto il ricorso deve essere respinto.

17. AI rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo.

PQM

 

rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 29 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2017

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