Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14314 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14314 Anno 2018
Presidente: SCALDAFERRI ANDREA
Relatore: SAMBITO MARIA GIOVANNA C.

ORDINANZA
sul ricorso 7921-2017 proposto da:
NUOVA IMPIANTISTICA 2P SRL, in

persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
PORTUENSE 104, presso la Signora ANTONIA DE ANGELIS,
rappresentata e difesa dagli avvocati UGO OPERAMOLLA,
NICOLA GROSSO;
– ricorrente contro
COSTRADE
IL
S / , in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivament domiciliata in ROMA, VIALE ANICI° GALLO 150,
presso lo studio dell’avvocato GABRIELLA TOTA, rappresenta e
difesa dall’avvocato GIUSEPPE TOTA;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 05/06/2018

avverso la sentenza n. 833/2016 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 16/09/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 19/04/2018 dal Consigliere Dott. MARIA
GIOVANNA C. SAMBITO.

Con sentenza del 16.9.2016, la Corte d’Appello di Bari
dichiarava inammissibile l’impugnazione proposta dalla S.r.l.
Nuova Impiantistica 2P nei confronti della S.r.l. Costrade,
avverso il lodo arbitrale con cui erano state rigettate le
domande di risoluzione per inadempimento e di risarcimento
dei connessi danni in relazione all’appalto per la realizzazione
di due impianti fotovoltaici in Andria. La Corte distrettuale
rilevava che le formulate censure non tenevano conto della
natura di giudizio a critica limitata dell’impugnazione, ed
invocavano il riesame del merito.
Avverso tale sentenza, che dichiarava inammissibile, ex art.
334 c.p.c., l’impugnazione incidentale tardiva di Costrade, ha
proposto ricorso la S.r.l. Nuova Impiantistica 2P, con due
motivi, ai quali Costrade ha resistito con controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il Collegio ha deliberato la redazione della motivazione
in forma semplificata.
2.

Rilevata,

preliminarmente,

l’inammissibilità

della

memoria, depositata tardivamente (16.4.2018), va esaminato
con priorità il secondo motivo di gravame, con cui, deducendo
la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 829, co 1, n. 11,
c.p.c., e l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio
oggetto di discussione tra le parti, la ricorrente si duole che la
Corte di Appello non abbia ravvisato la contraddittorietà della

Ric. 2017 n. 07921 sez. M1 – ud. 19-04-2018
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FATTI DI CAUSA

motivazione del lodo, ed evidenzia che, essendo stata
proposta, sia pur a diverso titolo, domanda di risoluzione del
contratto da entrambe le parti, avrebbe dovuto rilevarsi
l’effetto legale di scioglimento dei contratti di appalto. Così
opinando, afferma la ricorrente, si è verificata una

dell’azione, del principio di corrispondenza della pronuncia alla
domanda, e comunque una arbitraria sostituzione della volontà
del giudicante alle volontà delle parti contrattuali”.
3. Il motivo è infondato in entrambe le sue articolazioni. 4.
In tema d’impugnazione per nullità del lodo arbitrale, è
consolidato nella giurisprudenza di questa Corte il principio
secondo cui la contraddittorietà tra le diverse parti della
motivazione può assumere rilevanza solo quando determini
l’impossibilità assoluta di ricostruire

l’iter logico e giuridico

sottostante alla decisione per totale assenza di una
motivazione riconducibile al suo modello funzionale. Con la
conclusione, per quanto qui interessa, che “detta causa di
nullità è invocabile per la contraddittorietà interna della
motivazione, a condizione però che vi sia vera e propria
inconciliabilità tra le varie parti di essa, di consistenza tale da
rendere impossibile la ricostruzione della “ratio” e, quindi, da
integrare una sostanziale mancanza di motivazione” (Cass.
11895/2014; n. 6986/2007; n. 473 e 3768/2006; n. 6069 e
7259/2004). 5. Nella specie, i giudici a quibus hanno negato la
sussistenza di ogni contraddizione, osservando che gli arbitri
avevano escluso la materiale ricorrenza dell’inadempimento
della committente, mentre la considerazione secondo cui lo
stesso non sarebbe stato, comunque, rilevante ha costituito un
argomento esposto “per mera completezza”. L’assunto secondo
cui il lodo avrebbe avuto diverso contenuto (l’inadempimento
Ric. 2017 n. 07921 sez. M1 – ud. 19-04-2018
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“macroscopica violazione del principio di disponibilità

sarebbe stato superato da un accordo modificativo) sicchè
sussisterebbe la dedotta contraddittorietà della motivazione,
costituisce un tema d’indagine inammissibile, non potendo
questa Corte procedere al diretto apprezzamento del lodo
arbitrale, per essere il sindacato di legittimità rivolto

impugnazione del lodo (cfr. Cass. n. 2187 del 2016 e massime
ivi richiamate).
6. Anche la seconda sub censura non merita accoglimento.
Nell’impugnazione per nullità del lodo arbitrale vige la regola
della specificità della formulazione dei motivi, attesa la sua
natura rescindente e la necessità di consentire al giudice, ed
alla controparte, di verificare se le contestazioni proposte
corrispondano a quelle formulabili, talchè correttamente la
Corte barese ha ritenuto che le censure relative agli effetti
legali delle contrapposte domande di risoluzione esulano
dall’ambito dei vizi motivazionali. Ad ogni modo, l’assunto
secondo cui il giudice, adito con opposte domande di
risoluzione del medesimo rapporto contrattuale, sarebbe
obbligato a dichiararne la risoluzione per mutuo dissenso, non
costituisce affatto principio consolidato, ma, al contrario,
contrasta con quanto affermato da questa Corte, secondo cui
“nel caso di contrapposte domande di risoluzione per
inadempimento del medesimo contratto, il giudice può
accogliere l’una e rigettare l’altra, ma non anche respingere
entrambe e dichiarare l’intervenuta risoluzione consensuale del
rapporto, implicando ciò una violazione del principio della
corrispondenza fra il chiesto ed il pronunciato, mediante una
regolamentazione del rapporto stesso difforme da quella
perseguita dalle parti” (Cass. n. 4493/2014; Cass. 329/1983;
cfr. pure n.5865/1981).
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esclusivamente nei confronti della sentenza che deciso sulla

7. Col primo motivo, deducendo la violazione e/o falsa
applicazione dell’art. 830, comma 2, c.p.c., la ricorrente
lamenta che, nel ritenere il secondo motivo d’impugnazione
illegittimamente frmato, perché volto a dedurre ragioni di
merito, la Corte territoriale non abbia correttamente

del lodo arbitrale, unificando sul piano concettuale le due fasi,
ovvero ritenendo esistente solo quella rescindente. 8. Il motivo
è infondato: dichiarando l’inammissibilità dell’impugnazione
proposta, la Corte territoriale ha correttamente sancito
l’invalicabilità del giudizio rescindente che ha reso impraticabile
ogni ulteriore valutazione di merito. Proprio come rammenta la
ricorrente, il procedimento di impugnazione del lodo arbitrale,
è, infatti, bifasico, nel senso che, solo, in caso di accoglimento
dell’impugnazione e quindi di annullamento del lodo, si apre la
fase, eventuale, che ha ad oggetto il riesame del merito della
controversia. Non avendo superato il vaglio rescindente,
nessuna valutazione di merito poteva essere legittimamente
operata dalla Corte distrettuale.
9. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come
da dispositivo.
PQM
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento
delle spese, che si liquidano in C 5.100,00, di cui C 100,00 per
spese, oltre a spese generali e ad accessori come per legge. Ai
sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da
parte del(ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma
dell’art. 13, comma 1 bis, dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, il 19 aprile 2018
Ric. 2017 n. 07921 sez. M1 – ud. 19-04-2018

considerato la struttura bifasica del giudizio di impugnazione

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