Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14312 del 05/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 14312 Anno 2018
Presidente: SCALDAFERRI ANDREA
Relatore: SAMBITO MARIA GIOVANNA C.

ORDINANZA
sul ricorso 380-2017 proposto da:
SMA RISTORAZIONE SRL, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIUSEPPE
MAZZINI 33, presso lo studio dell’avvocato ENRICO DI IENNO,
che la rappresenta e difende;
– ricorrente contro
CITTÀ’ METROPOLITANA DI MILANO, in persona del Sindaco
metropolitano pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
EMILIA 88, presso lo studio dell’avvocato STEFANO VINTI, che la
rappresenta e difende unitamente agli avvocati MARIALUISA
FERRARI, ALESSANDRA ZIMMITTI;
– con troricorrente –

Data pubblicazione: 05/06/2018

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 18/05/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 19/04/2018 dal Consigliere Dott. MARIA
GIOVANNA C. SAMBITO.

Con ordinanza ex artt. 348 bis e ter c.p.c., la Corte
d’Appello di Milano ha dichiarato inammissibile l’impugnazione
proposta dalla s.r.l. SMA Ristorazione nei confronti della
Provincia di Milano (ora Città Metropolitana di Milano), volta ad
ottenere la riforma della sentenza con la quale il Tribunale di
quella Città aveva dichiarato illegittimo il recesso della Società,
concessionaria del servizio Bar tavola fredda presso una sede
dell’Amministrazione, e la aveva condannata al risarcimento
del danno. Per la cassazione dell’ordinanza ricorre la Società
SMA con due mezzi, resistiti da controricorso della Città
Metropolitana di Milano.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il Collegio ha deliberato la redazione della motivazione
in forma semplificata.
2. Con il primo motivo, la ricorrente deduce la violazione
dell’art. 360 n. 5 c.p.c. carenza di motivazione e travisamento
dei presupposti di fatto e violazione dell’art. 111 Cost.
L’assunto, secondo cui l’appello aveva riproposto in modo
pedissequo la tesi (legittimità del recesso) senza contrastare il
diverso assunto del primo giudice, è erroneo, afferma la
ricorrente, che, nel riportare le contestazioni da lei mosse,
lamenta che la Corte distrettuale, con la sua sommaria
motivazione, non abbia esaminato nè l’eccepita vessatorietà
delle clausole di cui agli artt. 31 e 32 del Cap. Speciale, né la

Ric. 2017 n. 00380 sez, M1 – ud. 19-04-2018
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FATTI DI CAUSA

doglianza inerente alla condanna al risarcimento del danno e
neppure gli argomenti svolti a proposito della domanda di
indebito arricchimento e della repressione dell’abuso del diritto.
3. Col secondo motivo, la ricorrente deduce, in riferimento
all’art. 360, co 1, n. 5 c.p.c., la carenza di motivazione,

lamenta, nuovamente, che la Corte abbia liquidato in modo
superficiale le argomentazioni da lei svolte come meramente
riproduttive di quelle di primo grado in relazione alla
statuizione

risarcitoria

ed

all’irrogazione

della

penale,

riconosciuta dal Tribunale, senza che ne fosse stata fatta
richiesta.
4.

Il ricorso è inammissibile.

Premesso che la

riproposizione delle tesi del primo giudice è stata effettuata
dalla Corte milanese non per affermare l’inammissibilità dei
motivi d’appello, ma per escluderne la ragionevole probabilità
di essere accolti, e, quindi, per ragioni di merito, va rilevato
che le SU di questa Corte, con la sentenza n. 1914 del 2016,
hanno escluso che l’ordinanza pronunciata ai sensi dell’art. 348
ter c.p.c. sia impugnabile con censure riguardanti il “merito”
della controversia, giusta la previsione di ricorribilità per
cassazione della sentenza di primo grado e quindi la non
definitività, sotto questo profilo, dell’ordinanza medesima, ed
hanno chiarito che il ricorso straordinario per cassazione
avverso tale ordinanza è í bensì, ammissibile, ai sensi dell’art.
111, co 7, Cost. ma “limitatamente ai vizi propri della
medesima costituenti violazioni della legge processuale che
risultino compatibili con la logica (e la struttura) del giudizio
sotteso all’ordinanza in questione, dovendo in particolare
escludersi tale compatibilità in relazione alla denuncia di
omessa pronuncia su di un motivo di appello, attesa la natura
Ric. 2017 n. 00380 sez. MI – ud. 19-04-2018
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l’omessa pronuncia e la violazione dell’art. 111 Cost. La Società

complessiva del giudizio prognostico, necessariamente esteso a
tutte le impugnazioni relative alla medesima sentenza nonchè
a tutti i motivi di ciascuna impugnazione, e potendo, in
relazione al silenzio serbato in sentenza su di un motivo di
censura, eventualmente porsi (nei termini e nei limiti in cui

motivazione”. 5. La medesima sentenza ha, poi, richiamato,
confermandola, la precedente decisione delle SU n 8053 del
2014, a mente della quale il vizio di motivazione deducibile ai
sensi dell’art. 360, co 1 n. 5 c.p.c. deve riguardare le ipotesi di
totale mancanza della motivazione dal punto di vista materiale
e grafico o quelle, ad esse assimilabili, ricorrenti quando la
motivazione propone contrasti irriducibili fra affermazioni
inconciliabili ovvero si presenta perplessa o comunque risulta
obiettivamente incomprensibile e quindi non idonea a rivelare
la ratio decidendi,

ipotesi che qui non sono ravvisabili e

neppure specificamente prospettate.
6. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come
da dispositivo.
PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente
al pagamento delle spese, che liquida in C 4.100,00, di cui C
100,00 per spese, oltre a spese generali e ad accessori come
per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma
1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte dele,ricorrente, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso
principale, a norma dell’art. 13, comma 1 bis, dello stesso art.
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Così deciso in Roma, il 19 aprile 2018

Ric. 2017 n. 00380 sez. M1 – ud. 19-04-2018

possa rilevare sul piano impugnatorio) soltanto un problema di

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