Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14301 del 25/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/05/2021, (ud. 11/03/2021, dep. 25/05/2021), n.14301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso ricorso 36066-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

O.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1979/1/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA, depositata il 19/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO e DIRITTO

Considerato che:

L’Agenzia delle Entrate notificava alla Golf Company Costruzioni di C.G. un avviso di accertamento con il quale contestava un maggior reddito di impresa ai fini Irpef, un maggior valore della produzione imponibile ai fini Irap di Euro 120.774,00 oltre ad una indebita detrazione Iva per Euro 24.155,00 e la correlativa indeducibilità di costi per difetto del requisito dell’inerenza ai sensi dell’art. 109 TUIR.

Avverso tale avviso la contribuente proponeva ricorso avanti alla CTP di Forlì che accoglieva il ricorso con sentenza n. 13/2014 impugnata dall’Agenzia delle Entrate avanti alla CTR dell’Emilia Romagna.

Con sentenza n. 1979/2018 il Giudice di appello rigettava il gravame condividendo il ragionamento dei primi giudici laddove aveva ritenuto che la tesi dell’Agenzia non fosse supportata da documentazione dalla quale si potesse far discendere la natura fittizia delle prestazioni descritte nelle fatture prodotte.

In questa prospettiva evidenziava che dal processo verbale di constatazione non emergevano elementi nel senso voluto dall’Amministrazione finanziaria.

Osservava poi che la società Golf Company Costruzioni di C.G. aveva allegato fatture ove erano descritti gli stati di avanzamento dei lavori nonchè estratti conti che dimostravano l’avvenuto pagamento della fattura e copia di lettere con cui venivano contestati i lavori svolti dal fornitore.

Rilevava altresì che non fosse necessario la produzione di un contratto di appalto o di altra documentazione giacchè il rapporto poteva essere regolato da accordi verbali.

Sosteneva infine per quanto riguarda il recupero dei costi riguardo alla fattura emessa da Sphera s.r.l. non era stato offerto dall’Agenzia alcuna documentazione probatoria se non una segnalazione estremamente stringata e senza allegati riferita unicamente alla società emittente.

Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo con cui si deduce ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 21 e 54, nonchè dell’art. 2697, per non aver la CTR fatto corretto governo del canone dell’onere della prova in materia di operazioni inesistenti.

Va innanzitutto delineato il regime di ripartizione dell’onere probatorio nella ipotesi, come quella in esame, nella quale l’Ufficio prospetta l’abusivo utilizzo della detrazione mediante emissione di fatture riferite ad operazioni asseritamente inesistenti.

Occorre rammentare che la fattura, di regola, è documento idoneo a rappresentare un costo d’impresa, come si evince dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21, che ne disciplina il contenuto, e costituisce titolo per il contribuente ai fini del diritto alla detrazione dell’I.V.A. e alla deducibilità dei costi, sicchè, nella ipotesi di fatture che l’Amministrazione ritenga relative ad operazioni inesistenti, non spetta al contribuente provare che l’operazione è effettiva, ma spetta all’Ufficio, che adduce la falsità del documento, dimostrare che l’operazione commerciale, oggetto della fattura, in realtà non è mai stata posta in essere (Cass. 12 dicembre 2005, n. 27341; Cass. 6 giugno 2012, n. 9108; Cass. 5 dicembre 2014, n. 25775; Cass. 14 gennaio 2015, n. 428).

Tale prova può ritenersi raggiunta qualora l’Amministrazione fornisca validi elementi, che possono anche assumere la consistenza di presunzioni semplici, considerato che la prova presuntiva non è collocata su un piano gerarchicamente subordinato rispetto ad altri fonti di prova e costituisce una prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza anche in via esclusiva ai fini della formazione del proprio convincimento (Cass. 6 giugno 2012, n. 9108; Cass. 5 luglio 2018, n. 17619).

Pertanto, nel caso, come quello in esame, in cui l’Ufficio ritenga che la fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti, cioè sia mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai poste in essere, ha l’onere di fornire alla stregua del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 2 – elementi validi per affermare che l’operazione fatturata non è stata effettuata (ad esempio, provando che la società emittente la fattura è una “cartiera” o una società “fantasma”) e in tal caso passerà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate (Cass. 19 ottobre 2007, n. 21953; Cass. 11 giugno 2008, n. 15395; Cass. 30 ottobre 2013, n. 24426; Cass. 18 dicembre 2014, n. 26854).

Ovviamente tale prova non potrà consistere nella esibizione della fattura, nè nella sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, i quali sono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia (Cass. 3 dicembre 2001, n. 15228; Cass. 10 giugno 2011, n. 12802; Cass. 14 gennaio 2015, n. 428; Cass., sez. 6-5, ord. 15 maggio 2018, n. 11873; Cass. 5 luglio 2018, n. 17619; Cass. 19 ottobre 2018, n. 26453; 2020 nr 27040).

Nel caso in esame il giudice tributario di appello ha violato i principi di diritto sopra esposti ponendosi in contrasto con le previsioni di legge richiamate come sopra interpretate da questa Corte.

La CTR infatti ha addossato l’onere probatorio all’Amministrazione finanziaria richiedendo una prova diretta idonea a dimostrare la natura fittizia delle operazioni contestate ritenendo non sufficiente gli elementi indiziari forniti

dall’Ufficio a sostegno della fittizietà delle prestazioni dedotte nelle fatture portate a detrazione (desumibili dall’assenza di una organizzazione aziendale in grado di effettuare prestazioni di servizio di rilievo, mancanza di dipendenti e di beni strumentali tali da consentire l’esecuzione di opere eccedenti la capacità lavorativa del solo titolare e con riferimento alle fatture emesse nei riguardo della Sphera s.r.l. era stato rilevato che la stessa era stata cancellata dal registro delle imprese in data 20.7.2009 senza effettuare i versamenti ai fini Iva e presentare le dichiarazioni fiscali in qualità di sostituto di imposta). Allorquando le operazioni sono contestate come oggettivamente inesistenti e l’Agenzia, come nel caso di specie, ha fornito plurimi elementi di prova risultanti dalle indagini della polizia tributaria (cfr. p 3 e 4 del ricorso) con cui la sentenza non si confronta, è in contrasto con la giurisprudenza della Corte di cassazione ritenere nondimeno dimostrate le operazioni sulla base di meri elementi formali nella libera disponibilità della contribuente come i pagamenti, e fatture.

La sentenza impugnata va dunque cassata, con rinvio alla CTR dell’Emilia Romagna.

PQM

La Corte, in accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla CTR Emilia Romagna in diversa composizione, per ulteriore esame in relazione ai profili, e per la liquidazione delle spese del presente grado di legittimità.

Così deciso in Roma, il 11 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2021

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