Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 143 del 05/01/2017

Cassazione civile, sez. II, 05/01/2017, (ud. 20/10/2016, dep.05/01/2017),  n. 143

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14639/2012 proposto da:

CAM VENTURA SRL, (OMISSIS), IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE P.T.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSSERIA 2, presso lo studio

dell’avvocato ALFREDO PLACIDI, rappresentata e difesa dall’avvocato

ATTILIO SPAGNOLO;

– ricorrente –

contro

S.O., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

ATTILIO REGOLO 12-B, presso lo studio dell’avvocato ZOSIMA VECCHIO,

rappresentata e difesa dall’avvocato AMELIA MAZZUCCHI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 365/2011 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 21/04/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/10/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO;

udito l’Avvocato Negro Isabella con delega depositata in udienza

dell’Avv. Mazzucchi Amelia difensore della controricorrente che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Brindisi, Sezione distaccata di Fasano, con sentenza n. 49/07 del 14/3/2007, rigettata la domanda proposta da S.O. nei confronti della Cam Ventura s.r.l., dichiarò la inefficacia del contratto di compravendita di un’autovettura marca Mercedes, modello Smart, stipulato con A.A., sedicente rappresentante della Cam, condannando la S. a restituire il mezzo.

La Corte d’appello di Lecce, con sentenza depositata il 21/4/2011, accolta l’impugnazione della convenuta, in riforma della sentenza di primo grado, dichiarò l’efficacia del contratto e, accolta anche l’impugnazione incidentale, per quanto stimato di ragione, condannò la S. a versare alla controparte la somma di 1.426 Euro.

Nei limiti del perimetro decisionale di legittimità appare utile riprendere i termini essenziali della vicenda.

La S. si era rivolta al Tribunale affermando di aver acquistato l’autovettura dalla Cam tramite tale A.A. (in un primo tempo indicato come F.), in effetti socio della A Due s.n.c. di A.A. & C., con sede in (OMISSIS), che si era qualificato rappresentante della Cam e pagato il prezzo, fissato in 9.000 Euro, incluso il costo della messa su strada, su indicazione di tale E. della Cam, allo stesso A., senza che fosse stato predisposta la registrazione della proprietà e consegnate le chiavi, nonchè l’autoradio.

La Corte di Lecce, sulla scorta dell’istruttoria svolta in primo grado, aveva ritenuto sussistere “un collegamento tra l’ A. e la Cam Ventura, tale da ingenerare nella compratrice la ragionevole convinzione di avere a che fare, a tutti gli effetti, con un rappresentante della predetta concessionaria”, stante che il terzo contrante, pur avendone la facoltà, non ha il dovere di richiedere la giustificazione dei poteri.

Avverso la statuizione d’appello propone ricorso per cassazione la Cam Ventura s.r.l.. Resiste con controricorso la S.. Entrambe le parti hanno presentatomemorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con i primi due motivi la ricorrente deduce violazione dell’art. 112 c.p.c., per non essere stato considerato che la S., facendo riferimento, in sede di “conclusionali”, ad A. e non a A.F., aveva introdotto una domanda nuova, sulla quale non si era accettato il contraddittorio. Sulla predetta questione, che era stata ritualmente riproposta con la comparsa in appello, la Corte di merito aveva omesso di pronunziarsi. Nè poteva ritenersi che riferirsi all’uno o all’altro soggetto fosse indifferente, in quanto era punto decisivo, sul quale accentrare le proprie difese, sapere sin dall’inizio con chi la S. avesse trattato la compravendita.

Con il terzo motivo, denunziante violazione degli artt. 1388, 1393 e 1398 c.c., nonchè vizio motivazionale su un punto controverso e decisivo, la Cam contesta che fosse rimasta provata la situazione di apparenza e di affidamento incolpevole della contraente. Allo scopo, la censura prende in minuta rassegna le acquisizioni probatorie e le correlate valutazioni della Corte di merito, per escludere che, tenuto conto del tipo di contratto, del tempo e del luogo di raggiungimento dell’accordo, potesse affermarsi il vantato diritto dell’acquirente: i testi A.S. e V.P. avevano smentito l’appellata; le modalità inusuali di contrattazione e consegna del mezzo, il suo prezzo, ben al disotto di quello d’acquisto della concessionaria e le modalità del presunto pagamento, avrebbero dovuto far escludere la situazione di apparenza tutelabile e ritenere sussistere la colpa della S..

Con il quarto motivo, denunziante violazione degli artt. 2730, 2735 e 2687 c.c. e art. 116 c.p.c., ci si duole dell’omessa valutazione della confessione con la quale l’appellata aveva ammesso in sede di interrogatorio formale di avere contrattato con A.A. e non F..

Il quinto motivo denunzia la violazione dell’art. 116 c.p.c. e art. 2697 c.c., non rinvenendosi in atti neppure un indizio probatorio che possa far ritenere sussistere la situazione d’apparenza. Anche in questo caso la ricorrente, in definitiva, si duole del vaglio probatorio ed in particolare delle considerazioni che andavano tratte dalla deposizione di A.S. (direttore generale della Cam) e di V.P. (capo ufficio vendite della Cam), nonchè dalle stesse dichiarazioni, ritenute confessorie, della S.. Non solo, la Corte di merito, secondo l’assunto impugnatorio, aveva erroneamente apprezzato la deposizione di B.P., la quale, in ogni caso aveva riferito fatti successivi al momento della stipula del contratto e, quindi, inidonei a contribuire alla prova dell’apparenza. La teste Z.F.N. si era limitata a riferire de relato quel che le aveva raccontato la S.. Nè il documento di trasporto (da (OMISSIS) – dalla Cam – a (OMISSIS)) sosteneva la tesi avversata, essendo successivo all’accordo e trovando appagante spiegazione nei rapporti commerciali “con la concessionaria calabrese di A.A., la quale aveva acquistato (sempre prima pagandole e a prezzo intero) dalla Cam numerose vetture che in seguito si saprà sono state vendute sottocosto per indurre molti truffati a pagare acconti o interi prezzi per vetture che non sarebbero mai giunte”.

Il sesto motivo si limita ad enunciare, senza motivazione, la violazione dell’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia di nullità per incauto acquisto.

Con il settimo motivo viene denunziata la violazione dell’art. 1418 c.c., in relazione agli artt. 640, 648 e 712 c.p.. Le modalità attraverso le quali la S. aveva acquistato il bene da chi non ne era proprietario, in quanto integravano, nella più benigna delle ipotesi, l’incauto acquisto, avrebbero dovuto importare la nullità del contratto. Sul punto la Corte di Lecce, per la ricorrente, “ha troppo sbrigativamente liquidato la questione”, statuendo che “all’accoglimento dell’appello principale, consegue il rigetto della domanda di condanna della S. al risarcimento del danno da reato, in favore della Cam non sussitendone i presupposti”.

Con il nono motivo si denunzia la violazione degli artt. 2041 e 2697 c.c., “in merito al risarcimento danni da indebito arricchimento”.

Secondo il ricorso la Corte di merito aveva errato nell’affermare che la controparte avrebbe avuto diritto a sentire quale teste il precitato E. e che era rimasta non esaminata la sua richiesta di ordinare l’esibizione dell’elenco dei dipendenti della Cam, in quanto entrambe le richieste istruttorie risultavano essere state espressamente rinunziate in sede di precisazione delle conclusioni.

Con il decimo ed ultimo motivo la ricorrente lamenta la violazione degli artt. 100 e 157 c.p.c., per non essere stato rigettato il primo motivo dell’appello principale con il quale la S. aveva lamentato non esserle stata assicurata l’audizione quale teste del precitato E., nè essersi dato corso alla richiesta di ordinare l’esibizione dell’elenco dei dipendenti della Cam, poichè l’appellante aveva rinunziato alle relative richieste probatorie in sede di precisazione delle conclusioni.

Infine, la ricorrente, nella prospettiva di un accoglimento del ricorso, ripropone i motivi d’appello rimasti assorbiti.

I primi due motivi meritano accoglimento.

L’esame degli atti, necessitato dalla natura processuale della doglianza, ha confermato che la Cam, vittoriosa in primo grado, aveva riproposto in appello, in ossequio all’art. 346 c.p.c., con la comparsa di costituzione, l’eccezione di mutamento della domanda, per avere la controparte indicato come proprio contraente, per conto della Cam, S.A. e non più S.F. solo in sede di “conclusionali”.

Su tale eccezione la Corte territoriale non si è pronunziata, così violando l’art. 112 c.p.c..

In ragione di quanto sopra la sentenza deve, pertanto, essere annullata e gli atti rinviati al Giudice di merito per nuovo esame, restando assorbite tutte le altre censure. Il Giudice del rinvio provvederà anche a regolare le spese legali di questo giudizio di legittimità.

PQM

Accoglie il primo ed il secondo motivo e dichiara assorbiti gli altri; cassa e rinvia, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Lecce, altra sezione.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 gennaio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA