Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14297 del 15/06/2010

Cassazione civile sez. II, 15/06/2010, (ud. 13/04/2010, dep. 15/06/2010), n.14297

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

R.G., rappresentato e difeso, in forza di procura

speciale a margine del ricorso, dall’Avv. Pedarra Giuseppe,

elettivamente domiciliato nello studio dell’Avv. Levanti Alessandro

M. in Roma, Via G. Mercalli, n. 6;

– ricorrente –

contro

VALENTINO COSTRUZIONI s.a.s., in persona del legale rappresentante

pro tempore, rappresentato e difeso, in forza di procura speciale a

margine del controricorso, dall’Avv. Auletta Ferruccio, elettivamente

domiciliata nello studio di quest’ultimo in Roma, via della Balduina,

n. 120/5;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli n. 643 del 18

febbraio 2008;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13 aprile 2010 dal Consigliere relatore Dott. GIUSTI Alberto.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 22 febbraio 2010, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “Con atto notificato in data 21 aprile 2009 R.G. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli depositata in data 18 febbraio 2008.

L’intimata s.a.s. Valentino Costruzioni ha resistito con controricorso.

L’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dalla parte controricorrente in ragione della tardività dell’impugnazione, è fondata.

Risulta per tabulas che la sentenza della Corte d’appello è stata depositata in cancelleria in data 18 febbraio 2008, mentre la notificazione del ricorso per cassazione, sottoscritto dal difensore in data 20 aprile 2009, è stata promossa solo in data 21 aprile 2009, quando era decorso il termine lungo di un anno e 46 giorni.

Nè rileva il fatto che la sentenza della Corte d’appello sia stata comunicata in data 5 aprile 2003. Al riguardo, va fatta applicazione del principio di diritto – costante nella giurisprudenza di questa Corte (tra le tante, Sez. 3, 13 novembre 2000, n. 14698) – secondo cui il termine lungo per la proposizione dell’impugnazione, stabilito dall’art. 327 c.p.c., decorre dal giorno della pubblicazione della sentenza e non da quello della comunicazione dell’avvenuto deposito effettuata dal cancelliere alla parte costituita, giacchè l’attività partecipativa del cancelliere resta estranea al procedimento di pubblicazione e non integra un elemento costitutivo nè integrativo dell’efficacia di essa. Sussistono, pertanto, le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio”.

Letta, la memoria del ricorrente.

Considerato che il Collegio condivide argomenti e proposte contenuti nella relazione di cui sopra;

che, infatti, il termine annuale di decadenza dall’impugnazione decorre dalla pubblicazione della sentenza, ossia dal deposito in cancelleria della stessa, a nulla rilevando il ritardo della comunicazione di cancelleria di avvenuto deposito (cfr. Cass., sez. lav., 16 luglio 2007, n. 15778, che ha ritenuto irrilevante la stessa omissione della comunicazione, da parte della cancelleria, dell’avvenuto deposito);

che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 297 del 2008, ha dichiarato non fondata, in riferimento all’art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 327 c.p.c., nella parte in cui prevede la decorrenza del termine annuale per l’impugnazione dalla pubblicazione della sentenza, anzichè dalla sua comunicazione a cura della cancelleria;

che, invero, l’art. 327 c.p.c., comma 1, – il quale prevede la decadenza dalla impugnazione dopo il decorso di un anno dalla pubblicazione della sentenza, indipendentemente dalla notificazione di questa – opera un non irragionevole bilanciamento tra l’indispensabile esigenza di tutela della certezza delle situazioni giuridiche e il diritto di difesa;

che l’ampiezza del termine annuale consente al soccombente di informarsi tempestivamente della decisione che lo riguarda, facendo uso della diligenza dovuta in rebus suis: la decorrenza fissata con riferimento alla pubblicazione è un corollario del principio secondo cui, dopo un certo lasso di tempo, la cosa giudicata si forma indipendentemente dalla notificazione della sentenza ad istanza di parte, sicchè lo spostamento del dies a quo dalla data di pubblicazione a quella di comunicazione non solo sarebbe contraddittorio con la logica del processo, ma restringerebbe irrazionalmente il campo di applicazione del termine lungo di impugnazione alle parti costituite in giudizio;

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dalla controricorrente, liquidate in complessivi 2.700 Euro, di cui Euro 2.500 per onorari, oltre a spese generali ed accessori di legge.

Cosi deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 2^ Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 13 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2010

 

 

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