Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14294 del 15/06/2010

Cassazione civile sez. un., 15/06/2010, (ud. 27/04/2010, dep. 15/06/2010), n.14294

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARBONE Vincenzo – Primo Presidente –

Dott. DE LUCA Michele – Presidente di Sezione –

Dott. SALME’ Giuseppe – Consigliere –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 19422/2009 proposto da:

Z.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA M.

DIONIGI 29, presso lo studio dell’avvocato BARBERIO Simona,

rappresentato e difeso dall’avvocato SARDO GIUSEPPE, per delega a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

A.S.P. – AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE DI CATANZARO, in persona del

Direttore Generale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ILDEBRANDO

GOIRAN 23, presso lo studio dell’avvocato SARDO UGO, rappresentata e

difesa dall’avvocato GRANDINETTI ANGELO, per delega a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1361/2008 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 03/09/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/04/2010 dal Consigliere Dott. TOFFOLI Saverio;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso per il rigetto del ricorso; AGA fino

al 30/06/98.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Lamezia Terme dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice ordinario quanto al periodo fino al 30 giugno 1998 e per il resto rigettava la domanda proposta dal dott. Z.F. contro l’ASL n. (OMISSIS) di Lamezia Terme, diretta ad ottenere compensi in relazione all’incarico di ufficiale sanitario presso il Comune di Martirano, in aggiunta ad analoghe funzioni già svolte nel Comune di Motta S. Lucia. La parte lamentava che l’Azienda non gli aveva corrisposto alcun altro compenso oltre un’indennità di trasferta chilometrica e il Tribunale rigettava la domanda, per la parte per cui riteneva la propria giurisdizione.

Lo Z. proponeva appello e la Corte d’appello di Catanzaro, rigettava l’impugnazione.

Quanto alla pronuncia sulla giurisdizione, osservava che la giurisdizione del giudice amministrativo, essendo giurisdizione esclusiva, conosce anche dei diritti.

Per la restante parte della decisione impugnata, riteneva che fosse fondata l’eccezione di inammissibilità dell’appello basata sul rilievo che in sede di gravame si era verificato un non consentito mutamento della domanda. Infatti, mentre in primo grado era stato fatto valere il diritto all’indennità di trasferta, in appello era stato chiesto il pagamento di una somma ragguagliata a quella percepita per le identiche mansioni svolte presso il Comune di Motta S. Lucia, e quindi una forma di ordinaria retribuzione.

La Corte di merito, tuttavia, esaminava l’impugnazione anche nel merito, rilevando che l’appellante si era limitato ad invocare il principio iura novit curia, non pertinente rispetto al difetto di prova ritenuta dal primo giudice.

Lo Z. propone ricorso per cassazione affidato a re motivi.

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo, denunciando violazione della L. n. 833 del 1978, art. 48, del D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 33, della L. n. 205 del 2000, art. 7 e dell’art. 409 c.p.c., oltre a carenza o insufficienza di motivazione, censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto il parziale difetto di giurisdizione del g.o. in applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7. Osserva al riguardo che la ricomprensione dell’attività del ricorrente tra quelle rientranti nel rapporto di lavoro subordinato pubblico contrasta con la circostanza che egli pacificamente è un medico convenzionato e presta un’attività qualificabile come di tipo parasubordinato, in difetto della necessità di osservare prescrizioni di orario o di altra natura.

Il secondo motivo, denunciando violazione dell’art. 437 c.p.c., censura la pronuncia di inammissibilità, osservando che, nonostante la menzione nelle conclusioni della trasferta, il tenore complessivo del ricorso evidenziava che la parte rivendicava, in aggiunta all’indennità di trasferta ragguagliata al costo chilometrico, un compenso per l’attività su richiesta della ASL svolta presso il Comune di Martirano, prospettando il diritto a conseguire, anche ex art. 36 Cost., un compenso analogo a quello netto di Euro 1000 corrispostagli per l’analoga attività presso il Comune di Motta S. Lucia. Di conseguenza non si era verificata nessuna effettiva modifica della domanda.

Il terzo motivo, denunciando violazione degli artt. 2697 e 2099 c.c., degli artt. 116 e 420 c.p.c., dell’art. 36 Cost., dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 2041 c.c., oltre a insufficiente e contraddittoria motivazione, censura la sentenza nella parte in cui ha ritenuto la domanda non adeguatamente provata.

I primi due motivi sono qualificabili come inammissibili a norma dell’art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis, la cui prima parte richiede che, nelle ipotesi di ricorso di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, l’illustrazione di ciascun motivo si concluda a pena di ammissibilità con la formulazione di un riti, quesito di diritto, e la cui seconda parte richiede che nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., n. 5 l’illustrazione di ciascun motivo contenga, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione (per la necessità di una specifica formulazione conclusiva e sintetica ai fini della chiara indicazione di tali elementi, analoga a quella relativa al quesito di diritto, cfr. Cass. S.U. n. 20603/2007, 16528/2008; Cass. n. 8897/2008).

Come è stato più volte osservato da questa Corte, il quesito di diritto imposto dall’art. 366-bis c.p.c., rispondendo all’esigenza di soddisfare l’interesse del ricorrente ad una decisione della lite diversa da quella cui è pervenuta la sentenza impugnata, ed al tempo stesso, con una più ampia valenza, di enucleare, collaborando alla funzione nomofilattica della S.C. di cassazione, il principio di diritto applicabile alla fattispecie, deve costituire la chiave di lettura delle ragioni esposte e porre la Corte in condizione di rispondere ad esso con l’enunciazione di una regola iuris in quanto tale idonea sia a risolvere la specifica controversia che a ricevere applicazione in casi ulteriori rispetto a quello sottoposto all’esame del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata (cfr. Cass. S.U. n. 3519/2008 e 18759/2008; Cass. n. 11535/2008).

In relazione al primo motivo deve osservarsi che il quesito (del seguente tenore: dica la Corte se il rapporto di lavoro dell’ex medico condotto, in regime di convenzione con la ASL, nell’espletamento delle funzioni di medico sanitario vadano ricomprese nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato pubblico, con applicazione, quindi, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, ovvero vadano qualificate come attività continuata e coordinata esclusivamente personale non a carattere subordinato e consequenzialmente le controversie rientrano nell’ambito della giurisdizione del giudice ordinario anche per le pretese maturate sino al 30.6.1998), oltre ad essere apodittico, così come l’illustrazione del motivo, nell’assumere l’esistenza nella specie di un rapporto convenzionale, in effetti non chiarisce se si fa riferimento al complessivo rapporto con la ASL di ex medico condotto ovvero solo alle prestazioni in ordine alle quali è stato promosso il giudizio. Nè chiarisce i parametri normativi di riferimento (se relativi genericamente alle nozione di lavoro subordinato ed autonomo o alla disciplina legale degli specifici rapporti).

Per il quesito di cui al secondo motivo deve rilevarsi la non coerenza tra la parte introduttiva e di carattere più generale, con il quale si chiede “se la domanda deve essere estrapolata dal contenuto dell’intero ricorso o dalle conclusioni delle parti” e la parte più specifica, nella quale si pongono a raffronto, per chiedere se sussista “domanda nuova”, una domanda proposta in appello e una domanda proposta in primo grado (quest’ultima, peraltro, indicata negli stessi termini di cui alla pur contestata qualificazione operata dal giudice di appello, di domanda di “indennità di trasferta”), e quindi in termini non concludenti ai fini dell’impugnazione.

Infine anche il terzo motivo è inammissibile, in quanto riferito alla motivazione nel merito, formulata inutilmente dopo la qualificazione come inammissibile della relativa parte dell’impugnazione.

In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Le spese sono regolate in base al criterio legale della soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente a rimborsare alla controricorrente le spese del giudizio, liquidate in Euro duecento per esborsi ed Euro millesettecento per onorari, oltre spese generali e gli altri accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 27 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2010

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