Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14267 del 28/06/2011

Cassazione civile sez. III, 28/06/2011, (ud. 04/05/2011, dep. 28/06/2011), n.14267

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10209-2009 proposto da:

B.A. (OMISSIS), BO.GI.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA COSTANTINO

CORVISIERI 4 6, presso lo studio dell’avvocato CAVALIERE DOMENICO,

che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato CELESTINO CORICA

giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

R.V. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA DI VIGNA MURATA 1, presso lo studio dell’avvocato

CARRUBBA CORRADO, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato GIOVANNI PORZIO giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1665/2008 della CORTE D’APPELLO di TORINO –

SEZIONE SPECIALIZZATA AGRARIA, emessa il 20/11/2008, depositata il

20/11/2008, R.G.N. 683/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/05/2011 dal Consigliere Dott. RAFFAELLA LANZILLO;

udito l’Avvocato DOMENICO CAVALIERE;

udito l’Avvocato CORRADO CARRUBBA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FEDELI Massimo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al Tribunale di Novara 18 dicembre 2006 i coniugi B. A. e Bo.Gi. dichiarandosi coltivatori diretti di un fondo in Comune di (OMISSIS), denominato ” (OMISSIS)” – hanno chiesto che il Tribunale accertasse che nel 2005 è intercorso fra essi ed il nuovo proprietario del fondo, R. V., un contratto di affittanza agraria al canone annuo di Euro 8.500,00, con scadenza al 10 novembre 2021.

Il convenuto ha resistito alla domanda, che il Tribunale ha rigettato, con sentenza confermata dalla Corte di appello di Torino.

I soccombenti propongono due motivi di ricorso per cassazione.

Resiste il R. con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo motivo, denunciando violazione dell’art. 2721 cod. civ.; art. 244 cod. proc. civ. e L. n. 203 del 1982, art. 41 i ricorrenti lamentano che la Corte di appello non abbia ammesso i capitoli di prova testimoniale da essi dedotti a dimostrazione dell’avvenuta conclusione di un contratto verbale di affitto con il R., dichiarandoli generici e contrastanti con le dichiarazioni rese negli atti difensivi dai ricorrenti, quanto alla decorrenza del contratto di affitto (capitolo di prova n. 1);

ritenendo che demandassero ai testi delle valutazioni, quanto all’entità della somma che sarebbe stata concordata come canone di affitto (cap. 2) e ritenendo irrilevante la prova della trasmissione da parte del R. della lettera prodotta come doc. Ibis, contenente una proposta di affitto.

Rilevano che il fatto di considerare generici o valutativi i capitoli di prova aventi ad oggetto la data della conclusione del contratto e l’entità del canone convenuto significa derogare implicitamente al disposto della L. n. 203 del 1982, che ha stabilito la validità e l’efficacia dei contratti agrari stipulati verbalmente, anche in deroga all’art. 1350 c.c. e art. 2653 c.c., n. 8, impedendo alla parte interessata di darne la prova per testimoni.

1.1.- Il motivo non è fondato.

Vero è che i contratti agrari possono essere stipulati verbalmente, ma sono anch’essi soggetti ai limiti di prova stabiliti dall’art. 2721 ss. cod. civ. per tutti i contratti, anche quelli a forma libera, per cui non è ammessa la prova testimoniale oltre il valore di L. 5.000, salvo che ricorrano particolari circostanze, che debbono essere dedotte e dimostrate e che, nella specie, il ricorrente non ha dichiarato nè dimostrato di avere dedotto. In ogni caso i capitoli sono generici; non specificano la decorrenza, la durata e le altre condizioni del contratto che si assume concluso verbalmente, ma si riferiscono prevalentemente al pregresso svolgimento dei rapporti e delle trattative fra le parti.

2.- Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano violazione degli artt. 2736 e 2739 cod. civ., in relazione alla mancata ammissione del giuramento decisorio, da essi deferito al convenuto a dimostrazione dell’avvenuta conclusione del contratto di affitto.

3.- Il motivo non è fondato.

Le circostanze su cui è stato deferito il giuramento non sono decisive ai fini della prova della conclusione di un contratto di affitto fino al 2021, come prospettato dai ricorrenti limitandosi ad affermare la concessione della cascina in affitto per quattro anni, a decorrere dal 2/7/2005 (cap. A); l’avvenuto pagamento di Euro 8.500,00 per canoni di affitto in data 25.10.2005 (cap. B) e di uguale somma per l’anno 2006 (cap. C), nonchè una dichiarazione del R. di non voler sottoscrivere il nuovo contratto se non dietro pagamento di un canone molto più alto (cap. D): circostanza quest’ultima che smentirebbe anzichè confermare l’avvenuta conclusione del contratto. Correttamente, pertanto, la Corte di appello ha ritenuto inammissibili le prove dedotte.

4.- Il ricorso deve essere rigettato.

5.- Le spese del presente giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte di cassazione rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate complessivamente in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per onorari; oltre al rimborso delle spese generali ed agli accessori previdenziali e fiscali di legge.

Così deciso in Roma, il 4 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 28 giugno 2011

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