Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14265 del 25/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/05/2021, (ud. 09/03/2021, dep. 25/05/2021), n.14265

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18982-2019 proposto da:

COMUNE DI CAGLIARI, in persona del Commissario Straordinario pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ARCHIMEDE, 10,

presso lo studio dell’avvocato VIVIANA CALLINI, rappresentato e

difeso dall’avvocato GENZIANA FARCI;

– ricorrente –

contro

G.G., F.C., F.F., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 28, presso lo studio

dell’avvocato FIORAVANTE CARLETTI, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato FRANCO AMBU;

– controricorrenti –

avverso l’ordinanza n. 915/2019 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 05/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con ordinanza depositata il 5-4-2019 e notificata il 18-42019 la Corte d’appello di Cagliari ha determinato in Euro 6.384,96 l’indennità di esproprio spettante a F.C., F.F. e G.G., in relazione al decreto di esproprio del 4-11-2011 avente ad oggetto l’area di mq. 18 sita in (OMISSIS), disponendo il deposito di detta somma presso la Cassa Depositi e Prestiti, detratti gli importi già depositati presso la suddetta Cassa per il medesimo titolo, con gli interessi legali sulla differenza dal 4-11-2011 fino al saldo, nonchè in Euro 1.524,16 l’indennità di occupazione spettante, in relazione alla suddetta area, ai suddetti attori, detratti gli importi già depositati presso la suddetta Cassa, disponendo il deposito della residua somma presso la Cassa Depositi e Prestiti, con gli interessi legali sulla differenza dalla scadenza di ciascuna annualità di occupazione fino al deposito.

2. Avverso detta ordinanza il Comune di Cagliari propone ricorso per cassazione affidato a due motivi, a cui resistono con controricorso F.C., F.F. e G.G..

3. Con il primo motivo il Comune ricorrente denuncia, sotto un primo profilo, la violazione e falsa applicazione della L.R. Sardegna n. 23 del 1985, artt. 32, 33 e 37, della L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 29, delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Risanamento Urbanistico (di seguito per brevità P.R.U.) di B.M., artt. 1, 2, 3, 4 e 9, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Deduce che al P.R.U. di B.M. va attribuita la natura di strumento urbanistico generale in variante al PRG, come previsto dalla L. n. 47 del 1985, art. 29, dalla L.R. Sardegna n. 23 del 1985, art. 32, e dalle norme tecniche di attuazione del P.R.U., con conseguente imposizione di un vincolo di natura conformativa alla viabilità, e non valore ed efficacia di piano attuativo di terzo livello, come erroneamente ritenuto dalla Corte di merito, che, richiamando quanto stabilito dalla giurisprudenza di questa Corte per i PEEP, sul presupposto della natura espropriativa del vincolo sulle aree del P.R.U. destinate a viabilità, ha conseguentemente qualificato come edificabile l’area oggetto di esproprio. Rimarca che l’intero territorio del P.R.U. era qualificato come non edificabile in base al PRG vigente all’epoca della sua adozione e il P.R.U. non può qualificarsi come piano urbanistico attuativo di terzo livello, atteso che ha introdotto variante al P.R.G. ed inoltre necessita di piani esecutivi di attuazione delle opere pubbliche. Sotto un secondo profilo, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 327 del 2001, artt. 32 e 37, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Ad avviso del ricorrente erroneamente la Corte d’appello ha ritenuto che, versandosi in viabilità di piano attuativo e non di viabilità di piano regolatore generale, il vincolo a viabilità imposto all’area degli attori dal PRU B.M. non fosse un vincolo conformativo, ma espropriativo, attribuendo, perciò, all’area espropriata, in violazione del criterio dell’edificabilità legale sancito dalle norme del T.U. Espropri di cui alla rubrica, un’insussistente suscettività edificatoria. Deduce che il P.R.U., data la situazione dell’intero ampio territorio del piano, già ricadente in zona (OMISSIS) agricola nel PRG, caratterizzato da estesa edificazione abusiva, aveva previsto la viabilità imponendo il relativo vincolo conformativo sull’intero reticolo stradale. Sotto un terzo profilo denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 NTA del P.R.U. B.M. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Rileva che la Corte di merito erroneamente ha ritenuto che in base al P.R.U. delle NTA, art. 5, secondo cui la viabilità rappresentata in cartografia costituisce la rete stradale del P.R.U., la destinazione a viabilità fosse riconducibile ed assimilabile all’indicazione di reti stradali all’interno ed a servizio delle singole zone, come tale riconducibile ad un vincolo di natura espropriativa imposto a titolo particolare, con localizzazione lenticolare di opera pubblica. Ad avviso del Comune, il riferimento di cui all’ordinanza impugnata alle vie (OMISSIS) e (OMISSIS) non è pertinente al mappale oggetto di esproprio e il vincolo è di natura conformativa, perchè imposto da uno strumento urbanistico generale, e la rete viaria in questione, ossia quella dell’intero P.R.U., comprendente un vastissimo territorio, riguarda in via generale e non lenticolare tutte le diverse zone in cui il comprensorio è suddiviso.

3.1. Con il secondo motivo il Comune lamenta l’omesso esame circa un fatto controverso, non contestato, decisivo per il giudizio, in violazione dell’art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. Si duole il Comune dell’omesso esame circa il fatto che l’esproprio del terreno oggetto di causa, destinato a viabilità, non aveva inciso in alcun modo sulla cubatura realizzabile sul lotto edificabile rimasto in proprietà degli attori, avendo il P.R.U. previsto la viabilità, con imposizione sull’intero reticolo stradale del relativo vincolo conformativo di inedificabilità ed attribuzione ai soli lotti prospicienti – dove è stata concentrata l’intera volumetria prevista dal piano di risanamento per quella determinata zona – della suscettività edificatoria. Rileva che si tratta di fatto decisivo per il giudizio, allegato dal Comune ricorrente e non contestato dalle controparti. Ribadisce che l’area espropriata non aveva e non poteva avere suscettività edificatoria perchè destinata alla viabilità con vincolo conformativo e pertanto non aveva incidenza sulla volumetria esprimibile dal lotto.

4. I due motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro evidente connessione, sono in parte infondati e in parte inammissibili.

Come chiarito da questa Corte con la recente pronuncia n. 5797/2021, concernente una fattispecie del tutto analoga (esproprio relativo alle vie (OMISSIS) e (OMISSIS) di cui alla sentenza n. 279/2015 della Corte d’appello di Cagliari, richiamata nell’ordinanza impugnata nel presente giudizio), la questione decisiva, a prescindere dalla natura del P.R.U., è che, in base all’accertamento di fatto effettuato dalla Corte d’appello, il vincolo a viabilità riferito al mappale in questione ha ad oggetto strade interne del citato piano B.M. e poste al servizio unicamente di quella zona, particolarmente circoscritta rispetto al territorio comunale, per consentire l’accesso solo ai fondi prospicienti lungo le stesse. La Corte d’appello ha affermato che le aree oggetto di esproprio hanno caratteristiche del tutto identiche a quelle delle aree cui si riferisce la sentenza richiamata nella motivazione (pag. 10) e perciò, in base ai requisiti fattuali accertati dai giudici di merito, si tratta di vincolo di viabilità lenticolare e preordinato all’esproprio.

Va infatti ribadito, in estrema sintesi, che di norma il vincolo di viabilità è conformativo, a meno che non si tratti, in via eccezionale, di destinazione assimilabile all’indicazione delle reti stradali all’interno ed a servizio delle singole zone (Cass. n. 5797/2021 citata e tra le tante anteriori Cass. n. 19204/2016), dal momento che la qualificazione della natura del vincolo dipende soltanto dai requisiti oggettivi, di natura e struttura, che presentano i vincoli in esso contenuti. Quest’ultimo dato di fatto è stato accertato dalla Corte d’appello e il suddetto accertamento non è efficacemente censurato dal Comune ricorrente, che, per un verso, fonda le doglianze sulla violazione di legge, non ricorrente nella specie per quanto si è appena precisato, e, per altro verso, concentra le deduzioni critiche sull’errato richiamo alle vie (OMISSIS) e (OMISSIS), ma all’evidenza detto richiamo, riportato in virgolettato nell’ordinanza impugnata, riguarda le statuizioni di cui alla citata sentenza n. 279/2015 della stessa Corte territoriale.

Alla stregua delle considerazioni che precedono, una volta accertata la suscettibilità edificatoria nei termini di cui si è detto, anche il secondo motivo è privo di pregio, perchè le censure sono parimenti formulate sul presupposto che il P.R.U. B.M. non sia un piano attuativo e che il vincolo sia conformativo.

5. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato e le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di lite, liquidate in Euro 2.600, di cui Euro 100 per esborsi, oltre rimborso spese generali (15%) ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2021

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