Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14261 del 14/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 14/06/2010, (ud. 14/04/2010, dep. 14/06/2010), n.14261

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato,

nei cui uffici, in Roma, Via dei Portoghesi, 12 è domiciliata.

– ricorrente –

contro

P.A.M. residente a (OMISSIS), rappresentata e difesa,

giusta delega a margine del controricorso, dall’Avv. Napolitano

Francesco nel cui studio, in Roma, Via Po n. 9 è elettivamente

domiciliata;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 73/67/2006 della Commissione Tributaria

Regionale di Milano – Sezione Staccata di Brescia n. 67, in data

10/04/2006, depositata il 27 giugno 2006;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

14 aprile 2010 dal Relatore Dott. DI BLASI Antonino;

Presente il Sostituto Procuratore Generale Dott. FEDELI Massimo.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte, considerato che nel ricorso iscritto al n. 17417/2007 R.G., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 73/67/2006, pronunziata dalla CTR di Milano Sezione Staccata di Brescia n. 67 il 10.04.2 006 e DEPOSITATA il 27 giugno 2006.

Il ricorso, che attiene ad impugnazione del silenzio rifiuto su istanza di rimborso dell’IRPEF versata, per gli anni dal 1997 al 2000, in eccesso in relazione a canoni percepiti per la locazione di immobili di interesse storico-artistico, censura l’impugnata decisione per contraddittoria motivazione su fatto controverso e decisivo, nonchè per violazione e falsa applicazione del L. n. 133 del 1999, art. 1, comma 5 e art. 37.

2 – L’intimata, giusto controricorso, ha chiesto il rigetto dell’impugnazione.

3 – Alle censure prospettate con il primo mezzo deve rispondersi richiamando, sia il consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui, in tema di rimborso di somme versate per tributi non dovuti, il termine decadenziale – previsto originariamente in diciotto mesi dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38 e successivamente in 48 mesi per effetto della modifica introdotta dalla L. n. 133 del 1999, art. 1 – si applica ad ogni tipologia di indebito tributario, anche ai versamenti diretti mediante delega agli Istituti di credito, fin dall’origine non dovuti, senza distinzione tra versamenti in relazione ai quali il contribuente faccia valere l’inesistenza dell’obbligo di versamento e quelli per i quali lo stesso deduca l’inesistenza dell’obbligazione tributaria (Cass. n. 1040/2004, n. 198/2004, n. 18163/2002), sia pure il principio secondo cui ricorre il vizio di motivazione della sentenza, denunziabile in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella duplice manifestazione di difetto assoluto o di motivazione apparente, quando il Giudice di merito ometta di indicare, nella sentenza, gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indichi tali elementi senza una approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (Cass. n. 1756/2006, n. 890/2006).

3 bis – Dagli atti in esame si evince che la residua pretesa fiscale concerne i versamenti effettuati nell’anno 1997 e che la domanda di rimborso risulta essere stata presentata il 21.12.2001.

La decisione dei Giudici di appello, non da contezza dell’iter decisionale.

La CTR, in vero, dopo avere assunto a presupposto della decisione la circostanza che il versamento del saldo del 1997 era stato effettuato l’1 dicembre 1997 (pag. 4 rigo 15), ha, di poi, argomentato che poichè alla data del 18 maggio 1999 (di entrata in vigore della L. n. 133 del 1999 che ha elevato il termine decadenziale da 18 a 48 mesi) non era interamente decorso il previgente minor termine, in considerazione del fatto che l’acconto versato dal contribuente in autotassazione è una parte provvisoriamente calcolata, del totale non ancora certo e determinato delle imposte dovute, doveva trovare applicazione lo ius superveniens. In buona sostanza, non risultano, inequivocamente, indicati, quali tra gli elementi presi in considerazione nel percorso decisionale, sono stati in concreto utilizzati: per un verso, infatti, la CTR ha ritenuto di escludere la decadenza per il fatto che la rata di saldo del 1997 era stata versata l’1.12.1997, il che rendeva applicabile lo ius superveniens, tenuto conto che alla data di entrata in vigore della L. n. 133 del 1999, non era interamente decorso il termine previsto dalla precedente normativa; così opinando, però, la medesima CTR non ha considerato che, tenuto conto che la domanda di rimborso era stata presentata il 21.12.2001, a tale data erano pure decorsi, rispetto al versamento della rata di saldo 1997 (1.12.1997) anche i 48 mesi previsti dalla sopravvenuta disposizione; d’altra parte i Giudici di appello hanno considerato tempestiva la domanda di rimborso, anche per l’anno 1997, utilizzando l’espressione anzi trascritta nella quale si fa riferimento, in contrasto con l’accertamento in fatto già effettuato, a versamento effettuato in acconto e non a saldo, con indiretto richiamo all’orientamento giurisprudenziale secondo cui poichè l’acconto d’imposta prescinde, all’atto del suo versamento, dall’obbligazione tributaria riguardante l’esercizio in corso, in quanto il versamento deve essere comunque effettuato anche se alla fine dell’esercizio non risultasse dovuta alcuna imposta, il termine decadenziale decorre non dalla data del versamento dell’acconto, ma unicamente dalla data del versamento – o nella quale si sarebbe dovuto procedere al versamento del saldo (Cass. n. 198/2004).

4 – Nulla quaestio, invece, per i versamenti degli anni 1998, 1999 e 2000, con riferimento ai quali, a seguito della rinuncia all’impugnativa in appello dell’Agenzia, la statuizione di primo grado, che riconosceva il diritto al rimborso, è passata in giudicato.

5 – Si ritiene, quindi, sussistano i presupposti per la trattazione del ricorso in Camera di Consiglio e la definizione, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., con l’accoglimento, per manifesta fondatezza, del primo motivo del ricorso, assorbito il secondo.

Il Relatore Cons. Dott. DI BLASI Antonino.

Considerato che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori;

Visti il ricorso, il controricorso e tutti gli altri atti di causa;

Considerato che il Collegio condivide le argomentazioni, in fatto ed in diritto, svolte nella relazione;

Ritenuto che, in base a tali condivisi motivi ed ai richiamati principi, il ricorso dell’Agenzia va accolto e, per l’effetto, – nei limiti di cui appresso – cassata l’impugnata decisione;

Considerato, in vero, che, ferma restando la statuizione dei Giudici di merito passata in giudicato per i rimborsi degli anni 1998, 1999 e 2000, evincendosi dagli atti che la domanda di rimborso è stata avanzata il 21.12.2001 e, d’altronde, che il versamento della rata di saldo dell’anno 1997 di cui, del pari, risulta chiesto il rimborso, è stato effettuato l’1.12.1997, non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, e quindi, in applicazione dei citati principi, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso e della domanda di rimborso, relativamente ai versamenti eseguiti fino alla data del 21 dicembre 1997, per i quali – tenuto conto che la domanda di rimborso è stata, come detto, presentata il 21.12.2001 – è maturato anche il termine decadenziale di quarantotto mesi previsto dallo ius superveniens;

Considerato, infine, che avuto riguardo all’esito del ricorso ed all’epoca del consolidarsi del richiamato orientamento giurisprudenziale, le spese dell’intero giudizio – di merito e di legittimità – vanno compensate; Visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa, parzialmente, l’impugnata sentenza e decidendo nel merito rigetta l’originario ricorso e la domanda di rimborso della contribuente, limitatamente ai versamenti effettuati fino al 21 dicembre 1997; Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 14 aprile 2010.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA