Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14261 del 08/06/2017


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Cassazione civile, sez. III, 08/06/2017, (ud. 14/10/2016, dep.08/06/2017),  n. 14261

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10645/2014 proposto da:

F.R.C., C.R., T.R., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA COSSERIA 2, presso lo studio dell’avvocato

ALFREDO PLACIDI, rappresentati e difesi dall’avvocato LUIGI

PACCIONE, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

COMUNE BARI, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 2, presso lo studio

dell’avvocato ROBERTO CIOCIOLA, rappresentato e difeso dall’avvocato

ALESSANDRA BALDI giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1310/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 17/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/10/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;

udito l’Avvocato LUIGI PACCIONE;

udito l’Avvocato ALESSANDRA BALDI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto.

Fatto

I FATTI

Gli architetti T. e F., con l’ing. C., nel convenire dinanzi al Tribunale di Bari l’omonimo Comune, ne chiesero la condanna al pagamento, in loro favore, della somma di oltre 22 mila Euro ciascuno a titolo di indennizzo ex art. 2041, 20412 c.c., esponendo, in premessa, di essere stati nominati componenti della commissione preposta all’esame di due progetti presentati per la realizzazione di un centro direzionale, senza, peraltro, ricevere alcun compenso per la ritenuta nullità del contratto d’opera intellettuale, carente della necessaria forma scritta, come accertato in via definitiva in sede di giudizio monitorio.

Il giudice di primo grado respinse la domanda, disattendendo nel contempo quella proposta in via riconvenzionale dall’ente territoriale, che aveva richiesto la restituzione delle somme inizialmente versate ai tre professionisti in esecuzione di un’ordinanza pronunciata ex art. 186 bis c.p.c..

La corte di appello di Bari, investita delle impugnazioni hinc et inde proposte, rigettò quella principale degli attori in prime cure, accogliendo il gravame incidentale del comune.

Avverso la sentenza della Corte dauna gli appellanti hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di 3 motivi di censura.

Il comune di Bari resiste con controricorso.

Diritto

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso è in parte infondato, in parte inammissibile.

Con il primo motivo, si denuncia violazione dell’art. 112, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5.

Il motivo – con il quale si lamenta il mancato riconoscimento, in sede di giudizio di merito, della utilitas scaturente, per l’ente pubblico, dall’attività prestata dai professionisti, pur espressamente riconosciuta dal Comune di Bari con Delib. Giunta maggio 1994, ed annullata dall’organo di controllo soltanto con riferimento alla posizione dei componenti interni della commissione – è privo di pregio.

Nella parte in cui viene denunciata una violazione dell’art. 112 c.p.c., ex art. 360 c.p.c., n. 4, esso si infrange, difatti, sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello ove quegli ha ritenuto – in tal modo prescindendo ed ulteriormente motivando rispetto alla ritenuta irrilevanza giuridica della delibera di giunta poi annullata dall’organo di controllo, indipendentemente dalle motivazioni del provvedimento caducatorio – che la produzione degli atti amministrativi dai quali gli appellanti oggi ricorrenti pretendevano di far discendere il riconoscimento dell’utilitas risultasse irrimediabilmente viziata (onde la altrettanto irrimediabile carenza di prova in parte qua) dall’inammissibilità conseguente alla sua tardività, insanabile attesa la “non novità” di tali documenti.

La decisione, conforme al consolidato orientamento di questa Corte in subiecta materia, resiste, pertanto alle critiche mossele dai ricorrenti.

Nella parte in cui si denuncia un preteso vizio motivazionale, esso risulta del tutto inammissibile, poichè nella specie risulta applicabile, ratione temporis, il nuovo testo dell’art. 360, n. 5 e nessun “fatto decisivo” risulta omesso nella valutazione e nella decisione dal giudice d’appello.

Con il secondo motivo, si denuncia violazione dell’art. 22, lett. A punto 9 della L.R. Puglia n. 25 del 1985.

Il motivo – che lamenta una pretesa carenza di potere della sezione provinciale di controllo sugli atti del comune – è manifestamente inammissibile, apparendo la relativa questione sollevata per la prima volta in sede di giudizio di legittimità.

Inammissibile risulta, infine, il terzo motivo – che reitera la denuncia, sotto il profilo del vizio di motivazione, del preteso errore in cui sarebbe incorsa la Corte territoriale nel valutare, negandola, l’utilitas dell’attività svolta dai ricorrenti – per le medesime ragioni poco sopra esposte.

Il ricorso è pertanto rigettato.

Le spese del giudizio di Cassazione seguono il principio della soccombenza. Liquidazione come da dispositivo.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 3200, di cui Euro 200 per spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari alla somma già dovuta, a norma del predetto art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2017

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