Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14245 del 25/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 25/05/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 25/05/2021), n.14245

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. PEPE Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 20160/2016 proposto da:

ANM S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avv. Gennaro di Maggio ed elettivamente

domiciliata presso il suo studio in Napoli, Rione Sirignano n. 6;

domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria della

Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Direttore

pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, (C.F.: (OMISSIS)), presso i cui uffici in Roma, Via dei

Portoghesi 12, è domiciliata;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1292/52/2016 della Commissione Tributaria

Regionale della Campania, depositata il 10/2/2016;

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 16/02/2021

dal Consigliere Dott. Stefano Pepe.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

1. L’Agenzia delle entrate, il 2.3.2014, notificava alla ANM S.p.a. atto di accertamento per omesso e/o tardivo versamento della tassa sulle concessioni governative per l’utilizzo di telefono cellulari relativa al contratto di multiutenza stipulato con il gestore TIM per l’importo di Euro. 35.246,40 per il periodo di imposta 2012.

2. Avverso il suindicato avviso la ANM s.p.a. proponeva ricorso.

3. La Commissione Tributaria Regionale (CTR) Campania, con sentenza n. 1292/52/2016, depositata il 10/2/2016, rigettava l’appello proposto dalla contribuente e, per l’effetto confermava la decisione di primo grado, sul rilievo che seppure la contribuente nel pagare parzialmente le bollette aveva imputato tali liquidazioni alla tassa governativa disconoscendo alcune voci di spesa a lei addebitate dal gestore, quest’ultimo non aveva, quale sostituto di imposta, provveduto in tal senso, di talchè in ragione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 64, il sostituito-contribuente era legittimato passivo nei confronti dell’Amministrazione finanziaria per la tassa non pagata.

3. Avverso tale sentenza la contribuente propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo.

4. L’Agenzia delle entrate si è costituita unicamente ai fini di eventualmente partecipare all’udienza pubblica.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. La ANM S.p.a. deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 1193 c.c..

La ricorrente rileva che la CTR ha riconosciuto provata la circostanza che i pagamenti da essa effettuati a favore del gestore erano parziali e che essi erano riferiti alla tassa governativa con disconoscimento delle ulteriori somme richieste a titolo di servizi telefonici non richiesti; imputazione che, sempre per come riportato nella sentenza impugnata, veniva disattesa dal gestore, che con condotta contraria ai doveri di correttezza e buona fede, ha imputato quanto ricevuto alle prestazioni rese senza provvedere al versamento della tassa.

Rileva la contribuente che la CTR alla luce delle suesposte affermazioni avrebbe dovuto concludere con l’accertamento dell’avvenuto adempimento del pagamento della tassa oggetto dell’avviso impugnato, pagamento che poteva avvenire solo per il tramite del sostituto-gestore telefonico. Diversamente, seguendo l’iter argomentativo della CTR, il contribuente pur in presenza di bollette con voci di spese afferenti a servizi non richiesti si troverebbe sempre costretto al pagamento integrale delle stesse con evidente compressione del suo diritto di difesa.

In conclusione, la ricorrente ritiene che la decisione impugnata si pone in contrasto con l’art. 1193 c.c., assumendo rilievo il comportamento scorretto del gestore che ha imputato i parziali pagamenti alle proprie prestazioni, seppure in parte contestate, e non alla tassa governativa per come indicato dalla ricorrente.

2. Il motivo non è fondato.

Ai fini del decidere occorre preliminarmente esaminare il rapporto che, in materia di tassa governativa per l’utilizzo di telefonia mobile, vede coinvolti il gestore del relativo servizio, l’utente finale e l’Amministrazione finanziaria.

Secondo la prospettazione della ricorrente, avvalorata dalla sentenza impugnata, in tali casi opererebbe il disposto di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 64, (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi) per effetto del quale il gestore assumerebbe la veste di sostituto di imposta dell’utente, sostituito.

L’art. 64 (Sostituto e responsabile d’imposta) cit., al comma 1, stabilisce “chi in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili ed anche a titolo di acconto, deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso”.

L’istituto della sostituzione dà luogo ad una ipotesi di carattere eccezionale rispetto al sistema, in quanto coinvolge nel pagamento del tributo, un soggetto che, in relazione al generale criterio di riferibilità soggettiva del presupposto del tributo, non dovrebbe esserne colpito in quanto l’obbligazione tributaria, nella generalità dei casi, ha quale unico soggetto coinvolto la persona cui è riferibile la manifestazione di ricchezza che, in virtù dell’art. 53 Cost., diventa parametro per la determinazione del contributo dovuto da ciascuno alla spesa pubblica.

Tale conclusione trova conferma nel fatto che lo stesso legislatore limita le ipotesi in cui l’Amministrazione può indirizzare la propria pretesa nei confronti del sostituto ai casi in cui ciò è oggetto di espressa previsione.

Deve, allora, valutarsi se in materia di tassa governativa pe i telefoni mobili sia possibile applicare l’art. 64 cit., e, per l’effetto, ritenere il gestore del servizio di telefonia un sostituto dell’utente finale quale sostituito.

Il D.M. 24 settembre 1991, (Termini e modalità di versamento all’erario, da parte della SIP, delle tasse di concessione governativa sulle licenze per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di telecomunicazione) prevede che la tassa di concessione governativa è dovuta dal gestore del servizio ed è da questi addebitata agli abbonati.

Il D.P.R. n. 641 del 1972, della Tariffa, art. 21, nelle note dispone che “La tassa è dovuta, con riferimento al numero di mesi di utenza considerati in ciascuna bolletta, congiuntamente al canone di abbonamento”. Da tale previsione si evince il fatto che il legislatore ha previsto, in modo congiunto, il pagamento della tassa e del canone di abbonamento con ciò presupponendo la debenza di entrambi da parte dell’utente ai quali essi evidentemente devono intendersi riferiti. La bolletta diretta all’utente finale, infatti, include le somme dovute per il canone di abbonamento, rispetto alle quali quest’ultimo risulta debitore del gestore del servizio di telefonia, e quelle dovute per la tassa, per le quali lo stesso utente è debitore verso l’Amministrazione finanziaria.

A conforto di tale interpretazione depone, poi, l’ulteriore indicazione contenuta nelle note dell’art. 21 cit., laddove viene disposto che “le modalità e i termini di versamento all’erario delle tasse riscosse dal concessionario del servizio sono stabiliti con decreto del Ministro delle finanze di concerto con il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni” previsione, questa, che di tutta evidenza attribuisce al gestore concessionario in una posizione del tutto differente rispetta a quella del sostituto prevista dall’art. 64 cit., attribuendogli il ruolo di mero incaricato della riscossione e del versamento della tassa.

Si deve, quindi, concludere che gli utenti del servizio, quali soggetti passivi del rapporto giuridico, sono gli unici destinatari della tassa in quanto, da un lato, il richiamo operato all’art. 64 cit., non tiene conto del fatto che tale disposizione ha ad oggetto le imposte sui redditi e, dunque, fattispecie del tutto diversa rispetto alla tassa in esame e, dall’altro, risulta assente nella normativa sopra richiamata alcun riferimento al gestore quale sostituto d’imposta.

La sentenza della CTR va, dunque, corretta nei termini sopra riportati rilevando il corretto agire dell’Amministrazione finanziaria che ha notificato alla contribuente l’atto di accertamento relativo al mancato versamento della tassa in esame; tassa rispetto alla quale risulta del tutto estranea la società di gestione del servizio di telefonia.

Nulla sulle spese in difetto di costituzione dell’Agenzia delle entrate.

Sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1- quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte:

– Rigetta il ricorso.

– Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2021

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