Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1423 del 23/01/2014


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Civile Sent. Sez. L Num. 1423 Anno 2014
Presidente: ROSELLI FEDERICO
Relatore: BALESTRIERI FEDERICO

SENTENZA

sul ricorso 29716-2008 proposto da:
MILEA DIMITRI C.F. MLIDTR68C26H501R, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA LUTEZIA 8, presso lo studio
dell’avvocato ROSI FRANCESCO, che lo rappresenta e
difende, giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2013
3605

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona
del Ministro pro tempore, PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI
MINISTRI,

~ffiranourommammirmwaramina”

rappresentatk e difesi dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

Data pubblicazione: 23/01/2014

STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA
DEI PORTOGHESI, 12;
– controricorrenti

avverso la sentenza n. 7879/2007 della CORTE D’APPELLO
di ROMA, depositata il 09/06/2008 R.G.N. 6300/2005;

udienza del 10/12/2013 dal Consigliere Dott. FEDERICO
BALESTRIERI;
udito l’Avvocato ROSI FRANCESCO;
udito l’Avvocato GIACOBBE DANIELA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARCELLO MATERA, che ha concluso per:
in via principale inammissibilità in subordine
rigetto.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

Svolgimento del processo
Con ricorso al Tribunale di Roma, Dimitri Milea esponeva di essere stato
dipendente dell’Ente Poste Italiane dal 29.12.97 con la qualifica di operativo
di gestione inquadrato nel IV livello dell’Area operativa ( ex art. 43 del
c.c.n.l. per i dipendenti dell’Ente Poste); di essere stato comandato dal
9.3.1998 presso il Ministero del Tesoro con inquadramento nella

definitivamente collocato nei ruoli del Ministero del Tesoro con
inquadramento in base al d.m. 16.3.01 nell’area B, posizione economica B1
(corrispondente alla IV qualifica funzionale del comparto Ministeri).
Lamentava la non corrispondenza tra l’inquadramento effettuato presso il
Ministero e le funzioni svolte presso l’Ente Poste; chiedeva pertanto la
declaratoria del suo diritto all’inquadramento nella posizione economica B2
con conseguente riconoscimento dell’anzianità maturata presso l’Ente Poste
Italiane dal 29.12.97 al 5.4.01 ed all’adeguamento dell’attuale retribuzione
con quella percepita presso l’Ente Poste, assumendo che l’ex IV categoria
del personale Ente Poste corrispondeva sostanzialmente alla V qualifica
funzionale del compatto Ministeri.
Resistevano il Ministero dell’Economia e Finanze nonché la Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
Il Tribunale rigettava la domanda. Avverso tale sentenza proponeva appello
il Milea; resistevano le amministrazioni.
Con sentenza depositata il 9 giugno 2008, la Corte d’appello di Roma
rigettava il gravame.
Per la cassazione propone ricorso il Milea, affidato ad unico motivo.
Resistono le amministrazioni con controricorso.
Motivi della decisione
1.-Il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., nonché dell’art. 52
del d.lgs n. 165\01, oltre ad omessa, insufficiente e contraddittoria
motivazione circa un fatto controverso e decisivo della controversia (art.
360, comma 1, nn.3, 4 e 5 c.p.c.).
Lamenta che la Corte capitolina non esaminò minimamente l’effettivo
motivo del gravame, e cioè l’erroneo inquadramento nei ruoli del Ministero
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corrispondente IV qualifica funzionale; di essere stato successivamente e

in base alla posizione posseduta al momento del comando, vedendosi così
ingiustamente attribuita la posizione economica Bl.
Lamenta che il raffronto andava invece effettuato con riferimento alla
qualifica in concreto posseduta presso l’Ente di provenienza e che l’ex IV
categoria del personale dell’Ente Poste corrispondeva sostanzialmente alla V
qualifica funzionale del comparto Ministeri (ora area funzionale B, posizione

Italiane.
Espone tta che nell’area operativa, ove egli era inquadrato, erano confluite le
ex IV, V e VI categoria, di cui riportava le declaratorie, evidenziando che
mentre la posizione economica B1 (comparto Ministeri), attribuitagli presso
l’amministrazione ricevente, era di tipo meramente esecutivo ed a
contenuto prevalentemente manuale, la posizione economica B2 rivendicata
era caratterizzata da un medio contenuto concettuale, con limitata
autonomia e discrezionalità, equivalente sostanzialmente ai contenuti
professionali di cui all’area operativa Poste, ove per la (ex) IV categoria si
richiedevano conoscenze specialistiche, una specifica preparazione
professionale di media specializzazione, con utilizzo di mezzi e strumenti
complessi, con margini valutativi nell’esecuzione.
2.- Il ricorso è in parte inammissibile e per il resto infondato.
2.1-Inammissibile in quanto il ricorrente non produce, né trascrive, né
indica la sua esatta ubicazione processuale, il c.c.n.l. per i dipendenti
dell’Ente Poste.
Ed invero deve evidenziarsi che il ricorrente che, in sede di legittimità,
denunci il difetto di motivazione sulla valutazione di un documento o di
risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare specificamente le
circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od
erroneamente interpretato dal giudice di merito, indicandone quanto meno
la sua esatta ubicazione all’interno dei fascicoli di causa (Cass. sez.un. 3
novembre 2011 n. 22726), al fine di consentire al giudice di legittimità il
controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse,
che, per il principio dell’autosufficienza del ricorso per cassazione, la S.C.

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economica B2), come emergeva dal c.c.n.l. 1994 dell’allora Ente Poste

deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute
nell’atto (Cass. ord. 30 luglio 2010 n. 17915; Cass. ord. 16.3.12 n. 4220).
Altro profilo di inammissibilità deve rawisarsi nel fatto che il ricorrente non
produce né trascrive il contenuto dell’atto di gravame, rendendo così
impossibile, anche nell’ambito del denunciato error in procedendo, l’esame
della censura (Cass. sez.un. 22.5.12 n. 8077). A tale riguardo questa Corte

generale, in relazione al principio dell’autosufficienza che lo connota,
quando da esso, pur mancando l’esposizione dei motivi del gravame che era
stato proposto contro la decisione del giudice di primo grado, non risulti
avere impedito di avere adeguata contezza, senza necessità di utilizzare atti
diversi dal ricorso, della materia che era stata devoluta al giudice di appello
e delle ragioni che i ricorrenti avevano inteso far valere in quella sede,
mentre nel caso della deduzione del vizio per omessa pronuncia su una o
più domande avanzate in primo grado è, invece, necessaria, al fine
dell’ammissibilità del ricorso per cassazione, la specifica indicazione dei
motivi sottoposti al giudice del gravame sui quali egli non si sarebbe
pronunciato, essendo in tal caso indispensabile la conoscenza puntuale dei
motivi di appello (Cass. 17.8.12 n. 14561).
2.2- Il ricorso, anche quanto alla denunciata violazione dell’art. 112 c.p.c.,
risulta comunque infondato, considerato che la Corte di merito si è
pronunciata sulla questione qui prospettata, e proprio con riferimento alla
posizione lavorativa svolta dal ricorrente presso l’Ente di provenienza, ha
ritenuto indimostrate, e persino prive di adeguata allegazione, le mansioni
effettivamente svolte dall’appellante presso l’Ente Poste.
Al riguardo deve osservarsi che il ricorrente venne assunto nel dicembre
1997 con inquadramento ab origine nell’area operativa, ove confluirono le
ex IV, V e VI categoria dell’ordinamento pubblicistico, mai possedute dal
ricorrente assunto direttamente dall’Ente Poste privatizzato, reclamando
una corrispondenza tra le mansioni dedotte come svolte, ma non
specificate, nell’ambito dell’area operativa di cui al c.c.n.l. Poste e quelle
corrispondenti all’area B, posizione economica B2 del comparto Ministeri,
senza neppure dedurre, in assenza di un concreto svolgimento delle
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ha pure osservato che il ricorso per cassazione deve ritenersi ammissibile in

mansioni riconducibili alle ormai soppresse categorie pubblicistiche, quali
fossero esattamente i suoi compiti presso l’Ente Poste. Risulta pertanto
corretta la decisione impugnata che ha rigettato il gravame per difetto di
allegazione circa le effettive mansioni svolte dal ricorrente, che anche in
questa sede richiama semplicemente la declaratoria dell’area operativa.
Inoltre, come già osservato da questa S.C., in tema di mobilità del

dell’Ente Poste Italiane presso altra pubblica amministrazione, presso la
quale si trovava già in posizione di comando – in base al principio del valore
indifferenziato delle mansioni in precedenza di quarta, di quinta e di sesta
categoria, e dello svolgimento di esse in maniera indifferenziata da parte di
tutto il personale della medesima Area Operativa – non può di per sé essere
attribuita rilevanza allo svolgimento di fatto di mansioni (pur classificabili
come superiori dal precedente ordinamento pubblicistico ma) ora
appartenenti ad un’unica area, non comportando, lo svolgimento di fatto di
mansioni superiori, né il diritto alla attribuzione, in via definitiva, di quelle
specifiche mansioni, né il diritto all’inserimento in una graduatoria di
mobilità che faccia riferimento ad una determinata categoria (Cass. 20.5.11
n. 11189).
2.3- Non sussiste neppure la denunciata violazione dell’art. 52 del d.lgs n.
165\01 che fa riferimento alle mansioni di assunzione ovvero a quelle
corrispondenti alla qualifica successivamente acquisita da parte del pubblico
dipendente all’interno del medesimo rapporto di pubblico impiego.
3.- Il ricorso deve pertanto essere rigettato.
Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese
del presente giudizio di legittimità, che liquida in E.100,00 per esborsi,
E.3.000,00 per compensi, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 10 dicembre 2013
Il Consigliere est.

Il Presidente

personale, con riferimento al trasferimento del lavoratore dipendente

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