Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14209 del 27/06/2011

Cassazione civile sez. trib., 27/06/2011, (ud. 10/03/2011, dep. 27/06/2011), n.14209

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

A.F., rappresentata e difesa dall’avv. TRAMONTI Eugenio

G., presso il quale è elettivamente domiciliata in Roma in via A.

Mordini n. 14;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma in via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Calabria, n. 55/08/07, depositata il 24 maggio 2007.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10 marzo 2011 dal Relatore Cons. Dott. Antonio Greco.

La Carte:

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

” A.F. propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Calabria n. 55/08/07, depositata il 24 maggio 2007, che, rigettandone l’appello, ha confermato la legittimità dell’avviso di accertamento ai fini dell’IRPEG per l’anno 1994.

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Il ricorso contiene due motivi, con il primo dei quali si denuncia la violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 31, mentre con il secondo si lamenta la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 58.

I motivi articolati nel ricorso sono inammissibili in quanto, pur denunciandosi violazione di norme di diritto, non vengono corredati del quesito prescritto dall’art. 366 bis cod. proc. civ..

In conclusione, si ritiene che, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, e art. 380 bis cod. proc. civ., il ricorso possa essere deciso in Camera di consiglio in quanto inammissibile”;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state depositate conclusioni scritte mentre la ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, anche a voler prescindere dall’idoneità dei quesiti di diritto, rileva come la prima censura, che si appunta sulla violazione della competenza territoriale dell’ufficio, si rivela inammissibile in quanto non coglie la ratio decidendi della pronuncia, che ha dichiarato inammissibile l’appello per essere state proposte le medesime doglianze prospettate in primo grado, mentre l’esame della seconda censura, con la quale si lamenta sia stata ritenuta inammissibile la produzione in appello di documenti a conforto dell’eccepita incompetenza territoriale dell’ufficio, è assorbito dall’inammissibilità del primo motivo;

che pertanto il primo motivo del ricorso va dichiarato inammissibile, assorbito l’esame del secondo;

che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 400,00 oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 giugno 2011

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