Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14207 del 14/06/2010

Cassazione civile sez. lav., 14/06/2010, (ud. 05/05/2010, dep. 14/06/2010), n.14207

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 16716-2006 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini n. 134,

presso lo studio dell’avv. Luigi Fiorillo, che la rappresenta e

difende per assieme all’avv. Trifirò Salvatore per procura a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

S.A., elettivamente domiciliata in Roma, via Tacito n.

50, presso lo studio dell’avv. Bruno Cossu, che la rappresenta e

difende assieme all’avv. Squillace Ettore per procura a margine del

ricorso;

– controricorrente –

nonchè sul ricorso 26745-2006 proposto da:

S.A., come sopra rappresentata e difesa;

– ricorrente incidentale –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., come sopra rappresentata e difesa;

– resistente –

avverso la sentenza n. 410/2005 della Corte d’appello di Venezia,

depositata il 23/05/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

5.05.2010 dal Consigliere Dott. Giovanni Mammone;

uditi gli avvocati Fiorillo e Cossu;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Abritti Pietro che ha concluso per l’accoglimento del quarto motivo

del ricorso principale.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con pronunzia non definitiva del Tribunale di Venezia veniva dichiarata la nullità dell’apposizione del termine all’assunzione di S.A. alle dipendenze della Poste Italiane s.p.a. per il periodo 25.2-30.4.98, relativo a contratto stipulato per far fronte ad esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali ecc., ai sensi dell’art. 8 del CCNL 26.11.94, come integrato dall’accordo 25.9.97, con declaratoria del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Lo stesso giudice con sentenza definitiva condannava il datore al pagamento delle retribuzioni arretrate dalla messa in pora, previa deduzione di quanto dall’attrice percepito in altre occupazioni.

2. Proposto appello da Poste Italiane, la Corte d’appello di Venezia con sentenza depositata il 23.5.05 accoglieva parzialmente l’impugnazione e riformava la sentenza non definitiva, ritenendo che il termine era correttamente apposto al contratto esaminato dal primo giudice, ma non anche ad un successivo contratto – pure dedotto in causa – avente ad oggetto il periodo 3.7-30.9.98 per sostituzione di personale assente per ferie; fissava, pertanto al 3.7.98 la nascita del contratto a tempo indeterminato, confermando nel resto.

Quanto al primo contratto il giudice di appello, pur ritenendo mancante la prova dell’incidenza del processo di ristrutturazione aziendale nell’assunzione a termine con riguardo alla destinazione ed alle mansioni attribuite, prendeva atto della giurisprudenza di legittimità che riteneva legittima fino al 30.4.98 l’apposizione del termine per la causale ivi indicata. Quanto al secondo contratto riteneva nullo il termine in quanto non era provato che l’assunzione fosse avvenuta proprio per sostituire personale in ferie.

3. Avverso questa sentenza Poste Italiane proponeva ricorso per cassazione, cui rispondeva con controricorso e ricorso incidentale la S..

Hanno depositato memoria Poste Italiane e note di replica al Pubblico ministero S..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. Preliminarmente vanni riuniti i ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c..

5. La soc. Poste con il ricorso deduce nei confronti di S.:

5.1) (primo motivo) carenza di motivazione in quanto il giudice di merito prima riconoscerebbe e poi negherebbe la pienezza dell’autonomia delle parti sociali in relazione alla delega L. n. 56 del 1987, ex art. 23, affermando che è comunque richiesta la prova delle esigenze eccezionali e non tenendo conto che la delega conferita ex lege alla contrattazione collettiva non incontra limiti;

5.2) (secondo motivo) carenza di motivazione e violazione dello stesso art. 23, ove interpretato nel senso di consentire la delimitazione temporale al 30.4.98 della delega alla contrattazione collettiva in quanto la norma consente al contratto collettivo di legittimare il termine per qualunque situazione di fatto, anche di durata indeterminata, senza che il giudice possa sindacarne l’opportunità;

5.3) (terzo motivo) violazione degli artt. 1362 e segg. c.c. in relazione all’art. 8 del c.c.n.l. 26.11.94 e dell’accordo collettivo del 1997, in quanto la contrattazione collettiva può stabilire nuove ipotesi di apposizione del termine senza sottostare a condizionamenti preventivi o temporali;

5.4) (quarto motivo) violazione degli artt. 1362 e segg. c.c. in relazione all’art. 8 del c.c.n.l. 26.11.94 e carenza di motivazione, con riferimento alla fattispecie oggetto del secondo contratto, stipulato per assicurare il servizio in concomitanza del godimento delle ferie da parte del personale a tempo indeterminato nel periodo giugno-settembre;

5.5) (quinto motivo) violazione dell’art. 115 c.p.c. e carenza di motivazione, per la parte in cui la sentenza impugnata chiede la prova che l’assunzione sia avvenuta per sostituire il personale assente, costituendo fatto notorio la circostanza del godimento delle ferie del personale fisso;

5.6) (sesto motivo) violazione degli artt. 1218, 1219, 1223, 1227 e 2697 c.c. e dell’art. 112 c.p.c., sottolineandosi in subordino che, decorrendo la mora accipiendi dall’offerta della prestazione, il risarcimento non spetterebbe in quanto controparte non avrebbe offerto la prova di tale offerta.

6. Con il ricorso incidentale S. deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. e omessa motivazione circa il punto decisivo della controversia riguardante la nullità della proroga del termine apposto al contratto 25.2.98. La S., infatti, aveva dedotto la nullità del contratto 25.2-30.4.98 anche per l’inesistenza delle condizioni per la proroga al 30.5.98 e tale questione aveva riproposto in secondo grado, senza che il giudice di appello si pronunziasse al riguardo, così incorrendo nel vizio di omessa pronunzia.

7. Prima di passare all’esame dei motivi di ricorso deve premettersi che i contratti dedotti in causa dalla ricorrente S.A. sono quattro e sono rispettivamente riferiti ai periodi 25.2-30.4.98 (con proroga al 30.5.98), 3.7-30.9.98, 1-15.12.98, 22.12.99-20.3.00.

I primi due contratti, che sono oggetto del ricorso principale e di quello incidentale ora in esame, risultano stipulati il primo ai sensi dell’art. 8 del c.c.n.l. 26.11.94, come integrato dall’accordo 25.9.97, per “esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, quale condizione per la trasformazione della natura giuridica dell’Ente ed in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi e in attesa dell’attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane”, ed il secondo, ai sensi di detto art. 8, comma 2, dello stesso c.c.n.l. 1994 per “necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno- settembre”.

Le statuizioni adottate dal giudice di merito a proposito del primo contratto sono censurate dal ricorrente principale a proposito delle affermazioni in punto di legittimità dell’apposizione del termine (motivi primo, secondo e terzo del ricorso principale, sub 5.1, 5.2 e 5.3) e della proroga fino al 30.5.98 (unico motivo del ricorso incidentale, sub 6); a proposito del secondo contratto, invece, sono proposti solo i motivi quarto e quinto del ricorso principale (sub 5.4 e 5.5).

8. Tanto premesso deve rilevarsi la mancanza di interesse di Poste Italiane alla proposizione dei primi tre morivi, essendo essi diretti contro una parte della motivazione della sentenza che non ha determinato il decisum della pronunzia, atteso che – come già rilevato – il giudice di appello pur esprimendo una diversa opinione giuridica si è poi adeguato alla giurisprudenza di legittimità che ritiene valida l’apposizione del termine ai sensi dell’art. 8 del c.c.n.l. 1994 come integrato dall’accordo 25.9.97, in quanto concernente contratto riferito a periodo lavorativo rientrante entro il 30.4.98. Essendo il contratto interessato da detti motivi relativo al periodo 25.2-30.4.98, l’accoglimento delle censure in questione non comporterebbe per Poste Italiane alcuna utilità ulteriore che quella già raggiunta con la pronunzia impugnata.

9. E’, invece, infondato il motivo dedotto con il ricorso incidentale, secondo il quale la nullità del contratto da ultimo indicato deriverebbe non dalla nullità dell’apposizione del termine, ma dall’illegittimità della sua proroga, di cui non sussisterebbero i presupposti.

Effettivamente il giudice di merito, pur dando atto dell’esistenza della proroga, non ha esaminato il conseguente ulteriore profilo di illegittimità dedotto al riguardo dall’attrice; tuttavia, la censura è, tuttavia, infondata in diritto.

Infatti, come posto in evidenza da Poste Italiane, con l’accordo 27.4.98, citato anche nella sentenza impugnata, le parti, dopo aver concordato (comma 1) l’assetto relativo allo smaltimento delle ferie (che non interessa in questa sede) hanno stabilito che: le parti prendono atto, inoltre, che l’azienda dopo l’avvenuta trasformazione in s.p.a. si trova a dover fronteggiare esigente imprevedibili e contingenti scaturite dai nuovi processi di ristrutturazione e riorganizzazione (comma 2); pertanto, le stesse parti convengono che, per fronteggiare le esigente di cui al comma 2 del presente accordo l’azienda disporrà la proroga di 30 gg. dei rapporti di lavoro a termine in scadenza al 30.4.98 così come previsto dalla normativa vigente in materia (comma 3).

In forza di detto accordo la censura deve ritenersi infondata. La giurisprudenza di questa Corte ha, infatti, ritenuto correttamente motivate le sentenze di merito che affermano che la proroga trova legittimazione nella sopravvenienza di esigenze contingenti ed imprevedibili ed è correttamente applicata in ragione del suddetto accordo, nel quale le parti contrattuali si sono date atto dell’esistenza delle esigenze in questione ed hanno concordato, per far fronte alle stesse, la proroga di trenta giorni per i contratti in scadenza al 30.4.98 (Cass. 24.9.07 n. 19696).

La stessa giurisprudenza pone, inoltre, in evidenza che non giova, in senso contrario sottolineare che la L. n. 56 del 1987, art. 23, nel delegare all’autonomia collettiva la previsione di ipotesi diverse ed ulteriori di apposizione del termine al contratto di lavoro, nulla ha disposto in materia di proroga; l’accordo sopra citato, infatti, non prevede una nuova e diversa disciplina della proroga ma contiene una mera presa d’atto delle parti sociali relativamente all’esistenza delle condizioni (esigenze contingenti ed imprevedibili) previste dalla legge (L. n. 230 del 1962, art. 2) per legittimare la proroga;

una presa d’atto che rileva unicamente sotto il profilo probatorio esentando il datore di lavoro dall’onere di provare ulteriormente la sussistenza delle suddette circostanze.

10. Sono fondati, invece, i motivi quarto e quinto (sub 5.4. e 5.5.) a proposito della correttezza dell’apposizione del termine motivato da “necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno-settembre” ai sensi dell’art. 8, comma 2, del c.c.n.l. 1994.

A tale proposito la giurisprudenza ritiene che la L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23, nel demandare alla contrattazione collettiva la possibilità di individuare – oltre le fattispecie tassativamente previste dalla L. 18 aprile 1962, n. 230, art. 1 nonchè dall’art. 8 bis del D.L. 29 gennaio 1983, n. 17, conv. dalla L. 15 marzo 1983, n. 79 – nuove ipotesi di apposizione di un termine alla durata del rapporto di lavoro, configura una vera e propria delega in bianco a favore dei sindacati, i quali, pertanto, non sono vincolati all’individuazione di figure di contratto a termine comunque omologhe a quelle previste per legge (v. S.u. 2.3.06 n. 4588).

L’assunzione “per necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno/settembre”, è prevista direttamente dall’art. 8 del CCNL 1994 ed è, dunque, una ipotesi di contratto a termine direttamente introdotta dalla contrattazione collettiva, autonoma non solo rispetto alla previsione legale del termine apposto per sostituire dipendenti assenti per ferie prevista dalla L. n. 230 del 1962, ma anche ai vincoli cui è sottoposta la fattispecie introdotta dall’accordo integrativo 25.9.97 (v. per tutte Cass. 2.3.07 n. 4933 e, più in generale, Cass. S.u., 2.3.06 n. 4588), costituendo l’esame congiunto delle parti sociali sulle necessità del mercato del lavoro idonea garanzia per i suddetti lavoratori e per una efficace salvaguardia dei loro diritti.

Deve dunque ritenersi, in conformità con altre decisioni di questa Corte (cfr. ad esempio Cass. 6.12.05 n. 26678) che l’ipotesi di contratto a termine in esame, introdotta dalla contrattazione collettiva, è del tutto autonoma rispetto alla previsione legale del termine apposto per sostituire gli assenti per ferie e che l’unico presupposto per la sua operatività è costituita dall’assunzione nel periodo in cui, di norma, i dipendenti fruiscono delle ferie in questione.

Il giudice di merito non si è attenuto a questi principi, in quanto ha ritenuto che l’applicazione della norma collettiva imponesse di fornire la prova che l’assunzione era avvenuta per la sostituzione di uno o più dipendenti in ferie, assegnando in sostanza alla stessa una portata non voluta dalle parti collettive stipulanti.

11. In conclusione, il ricorso principale va rigettato quanto ai primi tre motivi del ricorso principale per mancanza dell’interesse ad impugnare e va accolto quanto ai motivi quarto e quinto, con conseguente assorbimento del sesto; va, invece, rigettato il ricorso incidentale per infondatezza dell’unico motivo dedotto.

L’impugnata sentenza, ferma restando la statuizione quanto al contratto 25.2-30.4.98 (prorogato al 30.5.98), deve essere cassata quanto al contratto 3.7-30.9.98. La causa deve essere rimessa al giudice indicato in dispositivo per l’esame delle ulteriori domande proposte da S., non esaminate dal giudice di Venezia e relative all’apposizione del termine agli ulteriori due contratti dedotti in causa.

Il giudice del rinvio provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte così provvede:

riunisce i ricorsi;

accoglie il quarto ed il quinto motivo del ricorso principale e, assorbito il sesto, rigetta gli altri;

rigetta il ricorso incidentale;

cassa l’impugnata sentenza nei limiti dell’accoglimento e rinvia alla Corte d’appello di Trieste, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 5 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 giugno 2010

 

 

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