Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14206 del 27/06/2011

Cassazione civile sez. trib., 27/06/2011, (ud. 10/03/2011, dep. 27/06/2011), n.14206

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.A., rappresentato e difeso dall’avv. BIANCO Domenico

ed elettivamente domiciliato in Roma presso l’avv. Sofia Pasquino in

via Pozzuoli n. 7;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, ufficio di Gioia del Colle;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria centrale n.

8489/2007, depositata il 26 ottobre 2007.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10 marzo 2011 dal Relatore Cons. Dott. Antonio Greco;

udito l’avv. Domenico Bianco per il ricorrente.

La Corte:

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

” M.A. propone ricorso per cassazione, sulla base di cinque motivi, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria centrale n. 8489/2007, depositata il 26 ottobre 2007, che, accogliendo il ricorso dell’Ufficio delle imposte dirette di Putignano e rigettando quello di M.A., socio lavoratore di una cooperativa di autotrasportatori, ha confermato la legittimità, ritenuta dalla Commissione tributaria di secondo grado di Bari, dell’avviso di accertamento ai fini dell’IRPEF e dell’ILOR per l’anno 1976 con il quale, per quanto ancora rileva, il reddito conseguito dalla locazione da parte del contribuente alla cooperativa del proprio automezzo con rimorchio era stato qualificato non come reddito d’impresa, ma come “reddito diverso”, e più specificamente come reddito occasionale ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, art. 77 e conseguentemente assoggettato ad imposizione.

L’Agenzia delle entrate non ha svolto attività nella presente sede.

Con il primo motivo il ricorrente si duole, sotto il profilo della violazione di legge, della mancata riunione, dinanzi alla Commissione tributaria centrale, del proprio ricorso a quello dell’ufficio; con il secondo motivo denuncia la violazione del D.P.R. n. 636 del 1972, artt. 22 e 25, nonchè vizio di motivazione; con il terzo, il quarto ed il quinto motivo censura, sotto il profilo della violazione di legge e del vizio di motivazione, rispettivamente, la classificazione come “redditi diversi” di quanto percepito, dichiarato come reddito d’impresa, il mancato riconoscimento della non tassabilità delle indennità di trasferta e l’esclusione della ricorrenza dell’ipotesi di incertezza sulla applicazione delle norme tributarie rilevanti.

I motivi, come articolati nel ricorso, sono inammissibili in quanto, pur deducendosi violazione di norme di diritto, essi non vengono corredati dei quesiti prescritti, nè, per i profili con i quali si denuncia vizio di motivazione, si concludono con il momento di sintesi dei rilievi attraverso il quale poter cogliere la fondatezza della censura, come prescritto dall’art. 366 bis c.p.c. (Cass., sez. unite, 1 ottobre 2007, n. 20603).

In conclusione, si ritiene che, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1 e art. 380 bis cod. proc. civ., il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto inammissibile”;

che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state depositate conclusioni scritte mentre il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e pertanto, ribaditi i principi di diritto sopra enunciati, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che non vi è luogo a provvedere sulle spese, considerato il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 giugno 2011

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