Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14189 del 24/05/2021

Cassazione civile sez. lav., 24/05/2021, (ud. 27/01/2021, dep. 24/05/2021), n.14189

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17247/2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati

ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, ESTER ADA SCIPLINO, CARLA D’ALOISIO;

– ricorrente –

contro

I.A., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato ROSARIO VISALLI;

– controricorrente –

nonchè da: RICORSO SUCCESSIVO SENZA N.R.G.:

RISCOSSIONE SICILIA S.P.A., (già SE.RI.T. SICILIA S.P.A.) Agente

della Riscossione per la Provincia di Messina, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

GIULIO CESARE N. 21/23, presso lo studio dell’Avvocato VALERIO

SCELFO (studio Boursier Niutta) che la rappresenta e difende;

– ricorrente successivo –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e

quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. – Società di

Cartolarizzazione dei Cediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati ANTONINO SGROI,

LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, GIUSEPPE MATANO,

ESTER ADA SCIPLINO;

– resistenti con mandato al ricorso successivo –

avverso la sentenza n. 1873/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 29/12/2014 R.G.N. 1914/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/01/2021 dal Consigliere Dott. DANIELA CALAFIORE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza n. 1873 del 2015, la Corte d’appello di Messina, riformando in parte la sentenza di primo grado (che aveva accolto l’opposizione ad intimazione di pagamento proposta da I.N. per intervenuta prescrizione del credito preteso e posto a carico di Riscossione Sicilia s.p.a. le spese del giudizio) ha rigettato integralmente l’appello dell’INPS tendente all’accertamento del proprio difetto di legittimazione passiva, alla verifica della non integrità del contraddittorio per l’assenza in giudizio della Società di Cartolarizzazione dei Crediti (S.C.C.I. s.p.a.) nonchè della tardività dell’opposizione ai sensi dell’art. 617 c.p.c., ed all’accertamento che i contributi non erano prescritti dovendosi ritenere decennale il relativo termine; inoltre, la Corte territoriale, pronunciando sull’appello incidentale di Riscossione Sicilia s.p.a., ha confermato la legittimazione passiva della stessa società e la prescrizione dei crediti pretesi dal momento che, anche a ritenere quinquennale il termine di prescrizione, non vi era prova in atti della effettiva ritualità della notifica, avvenuta ai sensi dell’art. 140 c.p.c., della comunicazione dell’iscrizione di ipoteca spedita in data 20 luglio 2004; è stato, infine, accolto il solo motivo d’appello relativo alla condanna di Riscossione Sicilia s.p.a. alle spese del giudizio di primo grado, spese che la Corte territoriale ha posto a carico dell’INPS;

avverso tale sentenza, propongono ricorso per cassazione l’INPS, sulla base di un unico motivo, e Riscossione Sicilia s.p.a., sulla base di due motivi;

resiste ad entrambi i ricorsi I.N. con unico controricorso successivamente illustrato da memoria;

l’INPS ha rilasciato procura in calce alla copia notificata del ricorso di Riscossione Sicilia s.p.a..

Diritto

CONSIDERATO

che:

come già statuito da questa Corte (v., fra le altre, Cass. n. 25662/2014), il principio dell’unicità del processo di impugnazione contro una stessa sentenza comporta che, una volta avvenuta la notificazione della prima impugnazione, tutte le altre debbano essere proposte in via incidentale nello stesso processo e perciò, nel caso di ricorso per cassazione, con l’atto contenente il controricorso, fermo restando che tale modalità non è essenziale, per cui ogni ricorso successivo al primo si converte, indipendentemente dalla forma assunta, in ricorso incidentale;

nella specie, il ricorso dell’INPS, notificato per primo, deve ritenersi principale e il ricorso di Riscossione Sicilia s.p.a., successivamente notificato, deve ritenersi incidentale;

con l’unico motivo di ricorso, l’INPS denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 3 e 9, in relazione all’art. 2953 c.c., dovendosi applicare il termine decennale di prescrizione; in particolare, l’INPS deduce che, a fronte della notifica della cartella esattoriale avvenuta il 7 febbraio 2003 e della ulteriore notifica dell’intimazione di pagamento avvenuta in data 11 agosto 2009, non possa ritenersi maturata la prescrizione giacchè la stessa deve ritenersi soggetta al termine decennale previsto dall’art. 2953 c.c., per effetto della intangibilità della pretesa derivante dalla mancanza dell’opposizione prevista dal D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, come sostenuto dalla sentenza di questa Corte di cassazione n. 4338 del 2014;

il motivo non è fondato in conformità all’elaborazione giurisprudenziale consolidata (ex plurimis Cass. n. 26013 del 29/12/2015, Cass. n. 10327 del 26/04/2017);

soccorre, infatti, il principio di diritto enunciato da questa Corte a Sezioni Unite (Sez. U. n. 23397 del 17/11/2016), secondo il quale la scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato;

in linea con il richiamato principio, con riferimento al preteso effetto novativo derivante dalla formazione del ruolo, questa Corte è intervenuta affermando che in tema di riscossione di crediti previdenziali, il subentro dell’Agenzia delle Entrate quale nuovo concessionario non determina il mutamento della natura del credito, che resta assoggettato per legge ad una disciplina specifica anche quanto al regime prescrizionale, caratterizzato dal principio di ordine pubblico dell’irrinunciabilità della prescrizione; pertanto, in assenza di un titolo giudiziale definitivo che accerti con valore di giudicato l’esistenza del credito, continua a trovare applicazione, anche nei confronti del soggetto titolare del potere di riscossione, la speciale disciplina della prescrizione prevista dalla L. n. 335 del 1995, art. 3, invece che la regola generale sussidiaria di cui all’art. 2946 c.c. (Cass. n. 31352 del 04/12/2018), e ciò in conformità alla natura di atto interno all’amministrazione attribuita al ruolo (Cass. n. 14301 del 19/06/2009);

allo stesso modo non assume rilievo il richiamo al D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, comma 6, che prevede un termine di prescrizione strettamente inerente al procedimento amministrativo per il rimborso delle quote inesigibili, che in alcun modo può interferire con lo specifico termine di prescrizione previsto dalla legge per azionare il credito nei confronti del debitore (Sez. U. n. 23397 del 17/11/2016, Cass. n. 31352 del 04/12/2018);

il primo motivo del ricorso di Riscossione Sicilia s.p.a. ha per oggetto la nullità della sentenza impugnata e del procedimento, denunciato ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 4 e 5, in relazione alla regolarità del contraddittorio nel giudizio di appello con affermata violazione dell’art. 331 c.p.c., per l’omessa integrazione di S.C.C.I. in grado d’appello;

il motivo è inammissibile in quanto l’assunto in merito alla qualità di litisconsorte necessario in capo alla società di cartolarizzazione dei crediti I.N.P.S., sulla base del disposto della L. n. 448 del 1998, art. 13, comma 8 comunque, per avere corso, necessiterebbe della prova dell’intervenuta cessione alla predetta società di tali crediti (Cass. 11 novembre 2009, n. 26038), profilo rispetto al quale la stessa parte ricorrente nulla adduce; d’altra parte il coinvolgimento di tale ente nel processo di primo grado non comporta alcuna conseguenza rispetto al secondo grado di giudizio, atteso che, in assenza di prova di cessione dei crediti, la sola qualifica di soggetto preposto ai crediti I.N.P.S. cartolarizzati, non determina palesemente alcuna situazione di inscindibilità di causa (Cass. n. 31488 del 2018);

il secondo motivo deduce la nullità della sentenza impugnata per violazione della L. n. 890 del 1992, art. 8, comma 4, come modificato dal D.L. n. 35 del 2005, art. 2, comma 4, lett. c, n. 3, conv. con modif. in L. dalla L. n. 80 del 2005, art. 1, comma 1, laddove la sentenza impugnata non ha ritenuto provata la regolarità della notificazione della iscrizione ipotecaria del 20 luglio 2004, nonchè la violazione dell’art. 2946 c.c., dovendosi ritenere applicabile alla fattispecie il termine decennale di prescrizione;

il motivo, infondato quanto a quest’ultimo profilo, comune al ricorso proposto dall’INPS sopra esaminato, è per il resto privo di specificità in quanto non riporta la relata di notifica dell’avviso di iscrizione di ipoteca indicato, dalla quale desumere le specifiche modalità di effettuazione della stessa notifica che la ricorrente adduce essere avvenuta a mezzo del servizio postale in data 20 luglio 2004, con perfezionamento dal decimo giorno successivo a quello di spedizione, per compiuta giacenza, e consequenziale effetto interruttivo della prescrizione da tale data;

tale atto non risulta neppure allegato al ricorso, in violazione dell’art. 366 c.p.c., per cui la censura risulta prospettata con modalità non conformi al principio di specificità dei motivi di ricorso per cassazione, secondo cui parte ricorrente avrebbe dovuto, quantomeno, trascrivere nel ricorso la relata di notifica, fornendo al contempo alla Corte elementi sicuri per consentirne l’individuazione e il reperimento negli atti processuali, potendosi solo così ritenere assolto il duplice onere, rispettivamente previsto a presidio del suddetto principio dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4;

la giurisprudenza di questa Corte è consolidata nell’affermare che ove vengano in rilievo atti processuali ovvero documenti o prove orali la cui valutazione debba essere fatta ai fini dello scrutinio di un vizio di violazione di legge, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, di carenze motivazionali, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, o anche di un error in procedendo è necessario non solo che il contenuto dell’atto o della prova orale o documentale sia riprodotto in ricorso, ma anche che ne venga indicata l’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, rispettivamente acquisito o prodotto in sede di giudizio di legittimità, senza che possa attribuirsi rilievo al fatto che nell’indice si indicano come allegati i fascicoli di parte di primo e secondo grado (Cass. SU n. 5698 del 2012; Cass. SU n. 22726 del 2011; da ultimo, Cass. n. 10992 del 2020);

in definitiva, sia il ricorso principale che quello incidentale vanno rigettati;

il preesistente contrasto di orientamenti giurisprudenziali, (si vedano le sentenze di questa Corte nn. 4338/2014, 11749/2015 e 5060/2016, di segno opposto rispetto alla citata sentenza delle SSUU n. 23397/2016), giustifica la compensazione tra le parti delle spese del giudizio, in considerazione del fatto che i ricorsi sono stati depositati prima della decisione delle Sezioni Unite.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale; dichiara compensate tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale e della ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale e per il ricorso incidentale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA