Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14183 del 07/06/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 07/06/2017, (ud. 14/02/2017, dep.07/06/2017),  n. 14183

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23497/2015 proposto da:

V.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA TINTORETTO N. 88, presso lo studio dell’avvocato CIRO GALIANO,

rappresentato e difeso dall’avvocato CRISTIANO PAGANO, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

SOCIAL TRINACRIA ONLUS C.F. (OMISSIS), REGIONE SICILIANA C.F.

(OMISSIS), ASSESSORATO REGIONALE DELLA FAMIGLIA E DELLE POLITICHE

SOCIALI E DEL LAVORO DELLA REGIONE SICILIA C.F. (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 1094/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 03/08/2015 R.G.N. 1712/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/02/2017 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine rigetto;

udito l’Avvocato CRISTIANO PAGANO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Palermo rigettava l’impugnazione del licenziamento irrogato il 16.5.13 dalla Social Trinacria Onlus, oltre ad altri lavoratori, a V.M..

Quest’ultimo, appartenente al bacino della cd. Emergenza Palermo, destinatario degli interventi di sostegno al reddito e delle iniziative sociali di cui alla L.R. n. 11 del 2010, art. 52, aveva dedotto di essere stato avviato, per il tramite della Social Trinacria, presso diversi enti utilizzatori al fine dell’inserimento nel mercato del lavoro e che nell’ambito degli interventi di sostegno realizzati con la regia delle regione Sicilia era stata prevista ed attuata la contrattualizzazione di detto personale, il quale era stato successivamente inserito nel sodalizio dell’impresa sociale e quindi assunto con contratto a tempo indeterminato dalla Onlus ed inquadrato secondo il c.c.n.l. delle imprese industriali esercenti servizi di pulizia. Aveva aggiunto che l’intervento della regione Sicilia si era tradotto in una costante e concreta ingerenza nella gestione delle attività affidate alla Social Trinacria Onlus, tanto che la sede sociale dell’associazione era sita presso gli uffici dell’Assessorato Regionale alla famiglia ed alle politiche sociali; lo statuto sociale dell’associazione aveva riservato alla Presidenza della Regione Sicilia la scelta di un elenco di nominativi dal quale selezionare la maggioranza dei componenti del consiglio direttivo; al fine di garantire la corretta gestione del denaro pubblico, le somme destinate alle retribuzioni del personale della Social Trinacria erano state poste direttamente a carico del bilancio regionale e liquidate dagli stessi uffici dell’Assessorato; la determinazione in ordine al licenziamento dei lavoratori era stata assunta dall’associazione sulla scorta di una nota del dirigente generale del Dipartimento Regionale della famiglia e politiche sociali del 15.5.13, che aveva perentoriamente comunicato al presidente della Onlus la necessità di procedere ai licenziamenti dei lavoratori coinvolti nei progetti previsti dal citato art. 52.

Il ricorrente aveva pertanto chiesto, in via principale, l’accertamento dell’inesistenza del licenziamento per essere il rapporto lavorativo intercorso alle dipendenze della Regione Sicilia, nei cui confronti chiedeva la reintegrazione nel posto di lavoro.

In subordine lamentava l’insussistenza di un giustificato motivo oggettivo di licenziamento e la violazione dei criteri dettati dalla L. n. 223 del 1991, con condanna delle resistenti alla reintegra nel loro posto di lavoro, o in ulteriore subordine, la condanna al pagamento di una indennità risarcitoria, commisurata nell’importo massimo.

Il Tribunale riteneva che lo scopo sociale dell’Associazione era unicamente quello dell’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti svantaggiati mediante l’affidamento di progetti di pubblica utilità ai sensi della L.R.S. n. 11 del 2010, art. 52 e che tal scopo era venuto meno in ragione della revoca dell’autorizzazione disposta dalla Regione Sicilia; che nessun obbligo di assunzione o stabilizzazione era configurabile a carico della Regione o della Social Trinacria, costituita solo per un’attività di supporto o consulenza, senza alcuna costituzione di un effettivo rapporto di lavoro con i ricorrenti. Avverso tale sentenza proponevano appello i lavoratori; resistevano le amministrazioni regionali, mentre la Trinacria Onlus restava contumace. Con sentenza depositata il 3 agosto 2015, la Corte d’appello di Palermo, in parziale riforma della sentenza impugnata, dichiarava sussistente un rapporto di lavoro subordinato tra il reclamante e la Onlus Trinacria ed illegittimo il suo licenziamento, condannando quest’ultima al pagamento di una indennità risarcitoria commisurata a 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, L. n. 300 del 1970, ex art. 18, comma 5.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso il V., affidato a tre motivi.

La Regione Sicilia, l’Assessorato regionale e la Trinacria Onlus sono rimasti intimati.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo motivo il ricorrente denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

Lamenta che la sentenza impugnata ritenne applicabile al caso di specie il paradigma del lavoratore socialmente utile (l.s.u.), inferendo che da tale rapporto di servizio non scaturiva un vero e proprio rapporto di impiego con l’ente pubblico preposto al finanziamento di pubblica utilità, senza considerare l’ubicazione della sede sociale della Trinacria Onlus presso la Regione Sicilia; la posizione direttamente a carico del bilancio regionale del pagamento delle retribuzioni del personale della Trinacria Onlus; la nota del dirigente generale dell’assessorato che informava quest’ultima della necessità di procedere al licenziamento di tali lavoratori.

Rilevava che la sua assunzione da parte della Onlus con contratti a tempo indeterminato ed inquadramento secondo il c.c.n.l. delle imprese esercenti servizi di pulizia, escludeva l’equiparabilità con la categoria degli l.s.u..

Evidenzia la mancanza del rapporto di sinallagmaticità tra le retribuzioni erogate e l’indiretto finanziamento dei progetti di pubblica utilità; che le retribuzioni gli furono erogate dalla Onlus sin dal 2010; oltre ad ulteriori circostanze, tra cui l’indebita intromissione della Regione (Assessorato) nella gestione del rapporto ed anche sulla sua cessazione.

1.1- Il motivo presenta ampi profili di inammissibilità laddove è diretto ad una rivalutazione dei fatti di causa, e finanche alla valutazione di circostanze che risultano nuove (quali le comunicazioni obbligatorie unificate, pag. 17 ricorso, ovvero i verbali di accordi sindacali avvenuti presso i locali della Presidenza della Regione, pagg. 31 e segg.), nel regime di cui al novellato n. 5 dell’art. 360 c.p.c., comma 1.

Per il resto è infondato posto che, per un verso la sentenza impugnata ha riconosciuto la sussistenza, in capo ai ricorrenti, di rapporti di lavoro subordinato con la Onlus, ritenendo anche illegittimo il loro licenziamento da parte di quest’ultima; d’altro canto occorre rimarcare che, quanto alla posizione della Regione Sicilia, la L.R. n. 11 del 2010, stabilisce chiaramente che: “La Regione promuove iniziative sociali volte al sostegno dei redditi nonchè misure per l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati destinatari delle disposizioni di cui alla L.R. 1 febbraio 2006, n. 4, art. 2, comma 6, impegnati in progetti promossi dal comune di Palermo (Emergenza Palermo), comma 1”; che “Il Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali è autorizzato ad emanare un pubblico avviso per l’affidamento di progetti triennali che prevedano l’impiego dei soggetti di cui al comma 1, anche per lo svolgimento di attività di interesse pubblico o sociale”; che “Il Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali è, altresì, onerato di erogare, nelle more della definizione delle procedure di attivazione delle misure di cui al comma 3 e fino ad un massimo di quattro mesi, un assegno di sostegno al reddito almeno pari al sussidio economico in godimento al 31 dicembre 2009, ivi compresi gli assegni per il nucleo familiare, ove spettanti” (comma 4); che “Al fine di assicurare la necessaria assistenza tecnica, l’assistenza nella gestione del personale, le attività di controllo e monitoraggio, nonchè l’assistenza alla creazione delle imprese e anche per il periodo di start-up, il Ragioniere generale della Regione provvede alla stipula di un’apposita convenzione con società a totale partecipazione regionale da individuare con decreto del Presidente della Regione previa Delib. di Giunta”.

In sostanza, come esattamente rilevato dalla sentenza impugnata, lo svolgimento di attività di supporto e di sostegno all’inserimento dei soggetti svantaggiati nel mondo del lavoro è direttamente prevista dalla L.R.S. n. 11 del 2010, sicchè non può parlarsi di interposizione fittizia e di imputabilità dei rapporti lavorativi in capo alla Regione, che di fatto non ne ha comunque beneficiato; per tale ragione non può neppure sostenersi che la nota del direttore generale dell’assessorato (che peraltro non risulta prodotta), che informava la Onlus della necessità di procedere ai licenziamenti essendo cessata l’autorizzazione alla utilizzazione da parte degli enti utilizzatori, abbia costituito un atto di gestione del rapporto da parte della Regione, essendosi trattato di informativa diretta alla Onlus che poi in effetti, gestendo in concreto i relativi rapporti di lavoro, procedette ai licenziamenti.

Per tali ragioni risulta infondata anche la doglianza inerente la legittimità comunitaria della (pretesa) fraudolenta utilizzazione di rapporti di lavoro precario o flessibile da parte della pubblica amministrazione, non essendovi nella specie stato alcun rapporto di lavoro (neppure flessibile) con la Regione Sicilia.

2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 36 e 97 Cost., art. 429 c.p.c. e L. n. 300 del 1970, art. 18.

Lamenta che il principio costituzionale della giusta retribuzione imponeva di considerare i lavoratori in questione quali dipendenti della Regione, mentre il limite di cui all’art. 97 Cost., poteva essere superato in caso di ricorso fraudolento, da parte della P.A., al contratto di somministrazione, tanto più laddove vi sia stata un’assunzione vera e propria da parte della Regione.

Il motivo è infondato per le ragioni sopra esposte (insussistenza di un rapporto di lavoro subordinato con la Regione, non certo desumibile dal principio costituzionale della giusta retribuzione, che è un posterius rispetto alla sussistenza del primo).

A ciò aggiungasi che, anche in base all’art. 52 L.R.S., l’utilizzazione di tali lavoratori non potrebbe mai condurre, per l’indefettibile principio dell’assunzione nella pubblica amministrazione attraverso concorso e stante il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, all’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato con le Regione (cfr. C.Cost. sent. 27.3.2003 n. 89; CGUE, sentenza 26 novembre 2014, C-22/13 ss., Mascolo), non essendovi peraltro nella specie alcun elemento da cui poter desumere la sussistenza di un illegittimo contratto di somministrazione di lavoro (cui il ricorrente accenna), essendo piuttosto evidente, in base ala citata l.r.s., art. 52, trattarsi di lavori di natura assistenziale inerenti “soggetti svantaggiati impegnati in progetti del Comune di Palermo, cd. Emergenza Palermo.

In ogni caso, nella specie, potrebbe semmai applicarsi per analogia la disciplina in tema di lavori socialmente utili, che tuttavia (cfr. del D.Lgs. n. 468 del 1997, art. 1), riferendosi alle attività inerenti la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva, e non recando un’elencazione tassativa, non configura un rapporto di lavoro subordinato, neppure di fatto ex art. 2126 c.c., laddove la prestazione sia resa in favore di un ente pubblico (Cass. ord. 14.6.12. n. 9811, Cass. 28.3.14 n. 7387).

4.- Con il quarto motivo il ricorrente lamenta un difetto di motivazione per omessa ammissione dei mezzi di prova.

La censura, non propriamente rituale (in quanto con essa si lamenta anche la violazione dei primi tre commi della L. n. 300 del 1970, art. 7), oltre ad essere inammissibile per il principio per cui il ricorrente che, in sede di legittimità, denuncia la mancata ammissione di una prova testimoniale da parte del giudice di merito ha l’onere di indicare specificamente le circostanze che formavano oggetto della prova, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare e, quindi, delle prove stesse che, per il principio di autosufficienza del ricorso, la Corte di cassazione dev’essere in grado di compiere solo sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative (Cass. Sez. U., n. 28336 del 22/12/2011); anche per il principio secondo cui il ricorrente per cassazione sul punto, oltre a trascrivere i capitoli di prova e ad indicare i testi e le ragioni per le quali essi sono qualificati a testimoniare – elementi necessari a valutare la decisività del mezzo istruttorio richiesto – deve allegare ed indicare la prova della tempestività e ritualità della relativa istanza di ammissione e la fase di merito a cui si riferisce, al fine di consentire “ex actis” alla Corte di Cassazione di verificare la veridicità dell’asserzione (Cass. 23 aprile 2010 n. 9748).

5.- In conclusione deve affermarsi che il rapporto di lavoro, peraltro riconosciuto dalla sentenza impugnata, con la Onlus, non presenta caratteri di fittizietà (rispetto alla presunta datrice di lavoro Regione Sicilia) per le ragioni indicate dai ricorrenti, in quanto essa corrisponde ai principi stabiliti dalla L.R.S. n. 11 del 2010, detto art. 52.

Riconosciuto il rapporto di lavoro con la Onlus, e sanzionato il relativo licenziamento per violazione della L. n. 223 del 1991, con annesso risarcimento del danno, la pretesa di veder costituire un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con la regione Sicilia, oltre ad essere sfornito di elementi fattuali che effettivamente contrastino con le disposizioni contenute nel detto art. 52, incontra comunque il limite di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5.

6.- La lamentata applicabilità della tutela reale nei confronti della Onlus, dedotta solo in conclusioni e dopo la compiuta esposizione dei motivi dell’odierno ricorso, non risulta affatto menzionata ed esaminata dal giudice del gravame, sicchè la doglianza avrebbe necessitato che nell’odierno ricorso fosse specificato in quale atto, in che termini e quando la questione sia stata ritualmente devoluta al giudice d’appello.

In ogni caso occorre osservare che la sentenza impugnata ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento effettuato dalla Onlus Trinacria per violazione delle norme procedimentali stabilite dalla L. n. 223 del 1991, facendone derivare, giusta il disposto della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 46, unicamente le conseguenze risarcitorie previste dalla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 5. Tale statuizione, peraltro, non risulta censurata nell’odierno ricorso.

7.- Il ricorso deve essere pertanto rigettato. Nulla per le spese, non avendo gli intimati svolto attività difensiva.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 giugno 2017

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