Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14178 del 12/06/2010

Cassazione civile sez. II, 12/06/2010, (ud. 19/02/2010, dep. 12/06/2010), n.14178

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 9206-2007 proposto da:

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la cancelleria della Seconda Sezione civile della CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato GOBBI VITTORIO, come

da procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DI CUNEO, in persona del Prefetto pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 30/2006 del GIUDICE DI PACE di ALBA,

depositata il 18/01/2006;

– udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/02/2010 dal Consigliere Dott. IPPOLISTO PARZIALE;

– udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

LECCISI Giampaolo, che si riporta alle conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. – M.F. impugna la sentenza n. 30 del 2006, non notificata, del 18 gennaio 2006 del Giudice di Pace di Alba con la quale veniva respinto il suo ricorso proposto avverso l’ordinanza ingiunzione del Prefetto di Cuneo protocollo n. 3081/04, Codice della Strada, area 4^ del 9 marzo 2005.

2. – Il Giudice di Pace aveva respinto il ricorso affermando, in relazione ai motivi di opposizione proposti, che non sussisteva la dedotta carenza di motivazione per violazione della L. n. 241 del 1990, art. 3 poichè l’ordinanza ingiunzione indicava i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che ne avevano determinato l’adozione in relazione alle risultanze istruttorie, nonchè insussistenza della dedotta nullità dell’atto in quanto privo della firma per esteso dell’accertato re e per carenza di altre formalità indicate.

3. – Impugna tale decisione il ricorrente il quale articola un unico motivo di ricorso col quale lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 205 C.d.S., dell’art. 141 C.d.S., degli artt. 2699 e 2700 c.c., della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 12, nonchè infine degli artt. 115 e 116 c.p.c. e vizi di motivazione.

Sostiene che l’accertamento compiuto dagli agenti operanti nel caso in questione, in cui fu contestata la violazione dell’art. 141 C.d.S., commi 3 e 8, “per aver omesso di regolare adeguatamente la velocità in un tratto di strada ove sono presenti dei passaggi pedonali, centro abitato ed in ore notturne”, poichè l’accertamento non era sufficiente ad individuare la sua responsabilità, ben potendo essere conseguenza di un’erronea percezione da parte degli agenti operanti, che non avevano neanche indicato quale fosse la velocità approssimativa tenuta e in mancanza comunque di ulteriori violazioni.

4. – Resiste con controricorso la Prefettura di Cuneo, la quale eccepisce l’inammissibilità del ricorso per la tardività dell’impugnazione e la non iscrizione dell’avvocato difensore del ricorrente all’albo dei cassazionisti, chiedendone comunque il rigetto.

5. – Attivatasi procedura ex art. 375 c.p.c., il Procuratore Generale concludeva per l’inammissibilità del ricorso.

6. – Le eccezioni di inammissibilità sollevate dall’Avvocatura dello Stato appaiono infondate. Come correttamente osservato dalla resistente il termine “lungo” dell’impugnazione veniva a scadere il 5 marzo 2007, ma il ricorso risulta presentato alla notifica in tempo utile per il notificante, come si evidenzia dalla data del timbro dell’ufficiale notificante relativo alla indicazione dei diritti e spese di notifica, che reca la data del 5 marzo 2007. Inoltre, il difensore del ricorrente, avvocato Vittorio Gobbi, risulta essere iscritto all’albo dei cassazionisti in data 10 ottobre del 1997.

7. – Il ricorso è comunque inammissibile per altri motivi, oltre che infondato.

Infatti, la censura oggi proposta risulta nuova, poichè nei termini in cui è formulata non risulta esaminata dal Giudice di Pace e, sotto tale ultimo profilo, non vi è censura in questa sede, censura che doveva essere proposta sotto il profilo della violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. Comunque il motivo appare infondato, posto che il ricorrente deduce l’infondatezza dell’accertamento operato dagli agenti intervenuti sul posto, in assenza di elementi oggettivi di riscontro, potendosi così rinvenire un errore di percezione degli stessi, senza però fornire (nè richiedere di fornire) alcuna prova contraria rispetto a quanto rilevato dagli agenti, le cui dichiarazioni dovevano ritenersi però sufficienti a condurre ad un giudizio positivo di accertamento della responsabilità. Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la parte ricorrente alle spese di giudizio, liquidate in complessivi 400,00 Euro per onorari oltre spese prenotate a debito e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 giugno 2010

 

 

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