Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14162 del 24/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/05/2021, (ud. 11/02/2021, dep. 24/05/2021), n.14162

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – rel. Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al numero 3057 del ruolo generale dell’anno

2014, proposto da:

Sport System s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa, giusta procura speciale a margine

del ricorso, dall’avv.to Giuseppe Scorpo, elettivamente domiciliato

presso lo studio dell’avv.to Antonino Dierna, in Roma, Via S.

Tommaso D’Aquino n. 116;

– ricorrente –

contro

Riscossione Sicilia s.p.a. – già Serit Sicilia s.p.a.- Agente per la

riscossione per la Provincia di Siracusa – in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa, giusta procura

speciale in calce al controricorso dall’avv.to Gaetano Mirmina,

elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv.to Mario Ferri,

in Roma, Via G. Puccini n. 10;

– controricorrente –

nonchè

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore;

– resistente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Sicilia, sezione staccata di Siracusa, n.

160/16/2013, depositata in data 13 maggio 2013, non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11 febbraio 2021 dal Relatore Cons. Maria Giulia Putaturo

Donati Viscido di Nocera.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con sentenza, n. 160/16/2013, depositata in data 13 maggio 2013, non notificata, la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione staccata di Siracusa, accoglieva l’appello principale della Serit Sicilia s.p.a. e quello incidentale dell’Agenzia delle entrate nei confronti di Sport System s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, avverso la sentenza n. 420/02/2011 della Commissione tributaria provinciale di Siracusa che aveva accolto il ricorso proposto dalla suddetta società avverso la cartella di pagamento n. (OMISSIS) con la quale l’Agenzia delle entrate di Siracusa, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi presentata per l’anno 2005, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36bis, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54bis, aveva iscritto a ruolo, per il suddetto anno di imposta, la somma di Euro 68.723,39 a titolo di Irap e Iva, sanzioni e interessi, per omessi versamenti Irap e Iva;

– la CTR – riformando la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso stante la nullità della cartella per inesistenza della relativa notifica, in assenza della relata – in punto di diritto, ha osservato che: 1) la concessionaria aveva dimostrato la regolarità della notifica della cartella attraverso l’allegazione della copia della relata, la cui conformità all’originale era stata contestata genericamente dalla società contribuente, e, comunque, la cui corrispondenza all’originale risultava attestata dall’Agente della riscossione, quale pubblico ufficiale, munito di poteri autoritativi e certificativi; 2) non era necessaria alcuna comunicazione di irregolarità non essendovi alcuna incertezza sul quantum dovuto, avendo la stessa contribuente dichiarato la propria posizione debitoria; 3) era da escludere la riduzione delle sanzioni prevista per l’ipotesi del ravvedimento operoso del contribuente D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 13, nell’ipotesi in cui l’Amministrazione avesse già proceduto alla riscossione coattiva mediante iscrizione a ruolo e notifica della cartella di pagamento; 4) non era necessaria la materiale sottoscrizione del ruolo, avendo, peraltro, il D.L. n. 106 del 2005, art. 1, previsto che quest’ultimo potesse essere formato e reso esecutivo mediante validazione dei dati in esso contenuti eseguita, anche in via centralizzata, dal sistema informativo dell’Amministrazione; 5) sulla cartella era chiaramente indicato il responsabile del procedimento nella persona di ” C.A.”; 6) era infondata l’eccezione di inesistenza della pretesa tributaria in quanto era onere della contribuente dimostrare che quanto indicato come dovuto in dichiarazione dei redditi fosse stato effettivamente versato e non rilevava la contestazione della non conformità all’originale della fotocopia del modello U60, per l’anno 2005, prodotta dall’Ufficio, trattandosi di una “affermazione soltanto interlocutoria” e non avendo, peraltro, la società allegato la copia della propria dichiarazione a riprova di quanto sostenuto;

– avverso la sentenza della CTR, la società contribuente propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi, cui resiste con controricorso, la Riscossione Sicilia s.p.a. e con “atto di costituzione” l’Agenzia delle entrate;

– la contribuente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380bis1 c.p.c., insistendo per l’accoglimento del ricorso;

– il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2, e dell’art. 380-bis.1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., ovvero, in subordine, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, dell’art. 148 c.p.c., degli artt. 2697, 2700 e 2719 c.c., per avere la CTR omesso di pronunciare sulla questione concernente la inesistenza giuridica della notificazione della cartella di pagamento derivante dalla omessa redazione della relata di notifica sulla copia della cartella consegnata alla società contribuente e dalla mancata legittimazione ad eseguire le notificazioni D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 26, comma 1, del soggetto che aveva eseguito la notifica; in subordine, nell’ipotesi in cui si ritenesse implicitamente rigettata tale contestazione, per avere la CTR erroneamente riconosciuto efficacia probatoria alla copia della relata di notifica prodotta dall’Agente della riscossione nonostante la contribuente ne avesse disconosciuto la conformità all’originale, equiparando indebitamente, sotto questo profilo, la attestazione di conformità apposta dal dipendente dell’Agente della riscossione a quella di un pubblico ufficiale contemplata dall’art. 2719 c.c.;

– il motivo – che consta di due sub censure sotto il profilo dell’omessa pronuncia e della violazione di legge – è in parte, inammissibile, in parte, infondato;

– nella sentenza impugnata, la CTR ha accolto il primo motivo di appello della Serit Sicilia s.p.a. concernente la validità della notifica della cartella impugnata, ritenendo provata la regolarità della medesima in base alla copia della relativa relata prodotta in giudizio dall’Agente della riscossione; con ciò, il giudice di appello ha implicitamente disatteso le contestazioni della società contribuente in ordine alla assunta inesistenza giuridica della detta notificazione per assenza della relata sulla cartella e per mancata intermediazione di un agente notificatore; infatti, non ricorre il vizio di omessa pronuncia, nonostante la mancata decisione su un punto specifico, quando la decisione adottata comporti una statuizione implicita di rigetto sul medesimo (Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 29191 del 06/12/2017; nello stesso senso, Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 20718 del 13/08/2018);

– quanto alla assunta violazione di legge per avere la CTR erroneamente riconosciuto efficacia probatoria alla copia della relata di notifica prodotta dall’Agente della riscossione nonostante la contribuente ne avesse disconosciuto la conformità all’originale, equiparando indebitamente, sotto questo profilo, la attestazione di conformità della copia compiuta dall’Agente della riscossione a quella di un pubblico ufficiale, la censura non coglie la ratio decidendi, avendo la CTR accolto il motivo di appello della Serit ritenendo sostanzialmente riconosciuta la copia della relata ai fini della prova della regolarità della notifica, essendo priva di efficacia la generica contestazione della contribuente di non corrispondenza della medesima all’originale; ciò in conformità all’orientamento secondo cui “L’art. 2719 c.c., esige, difatti, l’espresso disconoscimento della conformità con l’originale delle copie fotografiche o fotostatiche: conseguentemente, la copia fotostatica non autenticata si ha per riconosciuta, tanto nella sua conformità all’originale quanto nella scrittura e sottoscrizione, se la parte comparsa non la disconosce, in modo specifico ed inequivoco” (Cass. 6 novembre 2020, Cass. n. 24841; Cass. n. 882 del 2018; Cass. n. 4053 del 2018); perchè possa aversi, infatti, disconoscimento idoneo è necessario che la parte, nei modi e termini di legge, renda una dichiarazione che – pur nel silenzio della norma predetta, che non richiede forme particolari evidenzi in modo chiaro ed inequivoco gli elementi differenziali del documento prodotto rispetto all’originale di cui si assume sia copia, senza che possano considerarsi sufficienti, ai fini del ridimensionamento dell’efficacia probatoria, contestazioni generiche o onnicomprensive (cfr. in tal senso Cass. n. 28096 del 30/12/2009 in tema di applicazione dell’art. 2719 c.c.); si è precisato da parte di questa Corte che la contestazione della conformità all’originale di un documento prodotto in copia non può avvenire con clausole di stile e generiche, quali “impugno e contesto” ovvero “contesto tutta la documentazione perchè inammissibile ed irrilevante”, ma va operata a pena di inefficacia – in modo chiaro e circostanziato, attraverso l’indicazione specifica sia del documento che si intende contestare, sia degli aspetti per i quali si assume differisca dall’originale (Cass., sez 3, 3 aprile 2014, n. 7775; sez. 5 Cass., 13 dicembre 2017, n. 29993). Il disconoscimento di un documento in copia, ai sensi dell’art. 2719 c.c., deve essere specifico, quindi riferito ad una copia concretamente individuata e successivo, effettuato cioè dopo la produzione in giudizio della copia medesima (Cass., sez. 5, 30 gennaio 2006, n. 1991); solo ad abundantiam (“peraltro”), la CTR ha osservato che la conformità della copia della relata all’originale risultava, nella specie, dall’attestazione di conformità della copia operata dall’Agente della riscossione;

– con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, artt. 6, comma 5, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36bis, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54bis, e del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2, degli artt. 2697 e 2719 c.c., degli artt. 112 e 115 c.p.c., del D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 23, per avere la CTR erroneamente: 1) ritenuto che fosse onere della società contribuente provare che la dichiarazione dei redditi presentata per il 2005 non esponesse un debito Iva; 2) attribuito efficacia probatoria alla copia della dichiarazione dei redditi prodotta dall’Agenzia delle entrate, priva della attestazione di conformità all’originale da parte di un pubblico ufficiale e nonostante il disconoscimento di conformità all’originale ex art. 2719 c.c., da parte della contribuente, con specifico riferimento alla insussistenza di un debito Iva indicato nella dichiarazione; 3) ritenuto che fosse onere della società contribuente dimostrare che l’attività di liquidazione avesse avuto un esito diverso da quello indicato in dichiarazione, producendo copia della dichiarazione; 4) omesso di rilevare che, nel caso di specie, l’attività di liquidazione aveva dato un esito diverso dalla dichiarazione e che, quindi, non si verteva in ipotesi di omesso/tardivo versamento; 5) affermato che, nella specie, non fosse necessario l’invio dell’avviso bonario; 6) rigettato la richiesta della società contribuente di riduzione delle sanzioni irrogate nella misura prevista dal D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2;

– il motivo che involge plurime contestazioni è complessivamente infondato;

– è consolidato nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui “la notifica della cartella di pagamento a seguito di controllo automatizzato è legittima anche se non è stata emessa la comunicazione preventiva prevista dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis, comma 3, ogni qual volta la pretesa derivi dal mancato versamento di somme esposte in dichiarazione dallo stesso contribuente ovvero da una divergenza tra le somme dichiarate e quelle effettivamente versate. Infatti, la comunicazione preventiva all’iscrizione a ruolo è necessaria solo quando vengano rilevati degli errori nella dichiarazione, mentre in caso di riscontrata regolarità dichiarativa non vi è alcun obbligo di preventiva informazione se il contribuente ha poi omesso di versare gli importi dichiarati, o, con riferimento alla L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, se non “sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione” (v. da ultimo Cass., Sez. 6 – 5, Ord. n. 3154 del 17/02/2015, Rv. 634631; Sez. 6 – 5, Ord. n. 42 del 03/01/2014, Rv. 629010; Sez. 5, n. 17396 del 23/07/2010, Rv. 615009); si è precisato che “la notifica della cartella di pagamento a seguito di controllo automatizzato è legittima anche se non preceduta dalla comunicazione del c.d. ” avviso bonario” D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, comma 3, nel caso in cui non vengano riscontrate irregolarità nella dichiarazione; nè il contraddittorio endoprocedimentale è invariabilmente imposto dalla L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, il quale lo prevede soltanto quando sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi soggetti al citato art. 36 bis, che implica un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini di tipo interpretativo (Sez. 5 -, Ordinanza n. 33344 del 17/12/2019);

-nella specie, la CTR, a fronte dell’emissione della cartella in questione ai sensi dell’art. 36bis cit., a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione Iva presentata dalla società contribuente per l’anno 2005, ha correttamente ritenuto irrilevante la c.d. comunicazione di irregolarità, derivando la pretesa tributaria dal mancato versamento di somme esposte nella stessa dichiarazione e non sussistendo alcuna incertezza sul quantum dovuto;

– quanto alla assunta erronea attribuzione di efficacia probatoria alla copia della dichiarazione dei redditi prodotta dall’Agenzia delle entrate, priva della attestazione di conformità all’originale da parte di un pubblico ufficiale e nonostante il disconoscimento di conformità all’originale ex art. 2719 c.c., da parte della contribuente, con specifico riferimento alla insussistenza di un debito Iva ivi indicato, il giudice di appello ha ritenuto – con un accertamento in fatto insindacabile in questa sede – irrilevante la contestazione della contribuente di non conformità all’originale della fotocopia del modello U per l’anno 2005 prodotto in giudizio dall’Ufficio “trattandosi di affermazione soltanto interlocutoria” e dunque, in sostanza, ha ritenuto tacitamente riconosciuto il documento medesimo, non ravvisando un’ipotesi di disconoscimento specifico ed inequivoco; ad abundantiam, la CTR ha affermato poi che, a riprova di quanto sostenuto, la società avrebbe potuto produrre la copia della dichiarazione in suo possesso; da qui la corretta asserzione che ricadesse sulla contribuente l’onere di provare l’effettivo versamento di quanto indicato come dovuto nella dichiarazione dei redditi, il che non era avvenuto, con conseguente legittimità della pretesa tributaria;

– quanto alla assunta erronea negazione da parte della CTR della riduzione delle sanzioni ai sensi del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2, la censura è priva di pregio in quanto come correttamente affermato dal giudice di appello la riduzione delle sanzioni (prevista in caso di ravvedimento dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 13, e D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2) presupponeva il versamento spontaneo (integrale) del tributo dovuto entro il termine prescritto, prima che l’Amministrazione procedesse alla riscossione coattiva mediante la iscrizione a ruolo e la notifica della cartella di pagamento, il che, pertanto, nella specie, era da escludere;

– con il terzo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, comma 4, del D.Lgs. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5ter, lett. e), conv.to dalla L. n. 156 del 2005, per avere la CTR erroneamente ritenuto che, a seguito dell’entrata in vigore del citato D.Lgs. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5ter, lett. e), fosse venuto meno l’obbligo di sottoscrizione del ruolo, ancorchè la contribuente non avesse fornito, nei gradi di merito, alcuna prova della sottoscrizione o validazione della cartella impugnata;

– il motivo è infondato;

– deve richiamarsi il principio di legittimità secondo cui, in tema di riscossione delle imposte, la mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, quando non è in dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da cui promana, giacchè l’autografia della sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto amministrativo nei soli casi in cui sia prevista dalla legge, mentre, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, la cartella va predisposta secondo il modello approvato con decreto del Ministero competente, che non prevede la sottoscrizione dell’esattore ma solo la sua intestazione (cfr. Cass. 30.12.2015 n. 26053; Cass. 27.7.2012 n. 13461); In tema di riscossione delle imposte sul reddito, l’omessa sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, la cui esistenza non dipende tanto dall’apposizione del sigillo o del timbro o di una sottoscrizione leggibile, quanto dal fatto che tale elemento sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo, tanto più che, a norma del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, la cartella, quale documento per la riscossione degli importi contenuti nei ruoli, deve essere predisposta secondo l’apposito modello approvato con d.m., che non prevede la sottoscrizione dell’esattore, ma solo la sua intestazione e l’indicazione della causale, tramite apposito numero di codice (Cass., sez. 5, Ordinanza n. 31605 del 04/12/2019; Sez. 5, Sentenza n. 25773 del 05/12/2014); peraltro, si è precisato che “In tema di riscossione delle imposte sui redditi, ai sensi del D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5-ter, conv., con modif., dalla L. n. 156 del 2005, norma di interpretazione autentica del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, comma 4, i ruoli sono formati e resi esecutivi anche mediante la cd. validazione informatica dei dati in essi contenuti, eseguita in via centralizzata dal sistema informativo dell’Amministrazione creditrice, che deve considerarsi equipollente alla sottoscrizione del ruolo stesso” (Cass. Sez. 6 – 5, Ord. n. 1449 del 20/01/2017);

– nella specie, a fronte della contestazione della mancata sottoscrizione della cartella in questione da parte di soggetto legittimato e non già della mancata predisposizione della stessa secondo l’apposito modello approvato con d.m. (che non prevede la sottoscrizione dell’esattore, ma solo la sua intestazione e l’indicazione della causale, tramite apposito numero di codice), la CTR in ossequio ai suddetti principi, ha ritenuto che non rilevasse la materiale sottoscrizione del ruolo, tanto più che, ai sensi del D.L. n. 106 del 2005, art. 1, il ruolo poteva essere stato formato anche mediante la c.d. validazione informatica, il che sin dal ricorso originario non aveva costituito oggetto di contestazione (pag. 1 della sentenza impugnata);

-con il quarto motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. ovvero, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 248 del 2007, artt. 36, comma 4-ter, conv. in L. n. 31 del 2008, della L. n. 241 del 1990, art. 5, della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, lett. a), per avere la CTR ritenuto legittima la cartella anche se era stato indicato lo stesso responsabile del procedimento ( C.A.) per tutte le cartelle di pagamento emesse dall’Agente della riscossione nella Regione Sicilia, il che equivaleva alla mancata indicazione di alcun responsabile del procedimento;

– il motivo – articolato in due sub censure – è infondato;

– questa Corte ha già chiarito che “La cartella esattoriale che ometta di indicare il responsabile del procedimento, se riferita a ruoli consegnati agli agenti della riscossione in data anteriore al 1 giugno 2008, non è affetta da nullità, atteso che il D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4-ter, (convertito dalla L. n. 31 del 2008), ha previsto tale sanzione solo in relazione alle cartelle di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, riferite ai ruoli consegnati a decorrere dalla predetta data, norma ritenuta legittima dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 58 del 2009″ (Cass. Sez. 5, Ordin. 21290 del 29/08/2018, Sez. 5, Sent. n. 8138 del 22/04/2016; Cass. 31.5.2013 n. 13747; Cass. 15.2.2013 n. 3754; Cass. 21.3.2012, n. 4516);

– nel caso di specie, la CTR ha correttamente ritenuto legittima la cartella (notificata in data 9.4.2009, come da copia della relata di notifica prodotta dall’Agente della riscossione, v. pag. 11 ricorso) riportando la stessa, in ossequio alla previsione di cui al D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4-ter, – come accertato con un apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità – la chiara indicazione del responsabile del procedimento nella persona di ” C.A. “; con ciò rigettando implicitamente (in tal senso v. Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 29191 del 06/12/2017) anche la contestazione relativa alla assunta indicazione del medesimo nominativo del responsabile del procedimento in tutte le cartelle esattoriali emesse dall’Agente della riscossione nella Regione Sicilia, circostanza di per sè irrilevante, posto che il citato art. 36, comma 4ter, prevede la nullità della cartella soltanto in caso di mancata indicazione del responsabile del procedimento;

– in conclusione, il ricorso va rigettato;

– le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza nei confronti della società concessionaria e vengono liquidate come in dispositivo; nulla sulle spese nei confronti dell’Agenzia essendo rimasta resistente.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento in favore di Riscossione Sicilia s.p.a. delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 6.000,00, oltre spese prenotate a debito;

Dà inoltre atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 11 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA