Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14160 del 24/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/05/2021, (ud. 27/01/2021, dep. 24/05/2021), n.14160

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pier Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9962/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

F.A.R. Fabbrica Adesivi Resine s.p.a. A., rappresentata e difesa

dagli avv.ti Giorgio Albè e Francesco Caroleo, Giuseppe

Famiglietti, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo

in Roma, piazza della Libertà, 20, per procura speciale in calce al

controricorso.

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributarla regionale del

Piemonte n. 117/12/13, depositata il 7.11.2013.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 27.1.2021 dal

Consigliere Rosaria Maria Castorina.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

L’Agenzia delle entrate notificava a F.A.R. Fabbrica Adesivi Resine s.p.a., quale soggetto incorporante della Polioli s.p.a., due avvisi di accertamento, per l’anno di imposta 2004, emessi a seguito di un pvc redatto nei confronti della incorporata Polioli s.p.a. con i quali veniva accertata l’indebita detrazione dell’Iva, derivante da operazioni inesistenti, oltre a sanzioni e minori componenti negativi ai fini Ires. Il recupero a tassazione dell’Ires avveniva in capo alla società consolidante Framo Finanziaria s.p.a..

Impugnati gli avvisi, la CTP di Alessandria previa riunione li rigettava.

Proponeva appello la contribuente e la CTR, con la sentenza n. 117/12/2013 lo accoglieva parzialmente rideterminando la pretesa tributaria con deduzione dei costi sul presupposto che l’eliminazione delle componenti negative dell’operazione inesistente doveva essere coordinata necessariamente con l’eliminazione delle componenti positive, cioè dei dividendi inesistenti.

L’Agenzia ricorre per la cassazione della sentenza affidando il suo mezzo a due motivi

La costituente si è costituta con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Con il primo motivo l’ufficio deduce la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 56, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

Lamenta che la questione dell’esclusione dei ricavi per le operazioni ritenute inesistenti era nuova in appello.

La censura non è fondata.

Dallo stesso atto introduttivo del giudizio davanti la CTP riprodotto dalla odierna ricorrente si evince che la contribuente aveva censurato l’operato dell’ufficio evidenziando come fosse “irragionevole la pretesa di assoggettare tutti i dividendi a reddito senza riconoscere i relativi costi sostenuti e risultanti, come evidenziato nel pvc in contabilità”. Nel giudizio di appello, poi, la contribuente aveva formulato uno specifico motivo di gravame censurando la sentenza impugnata per non avere pronunciato sull’illegittimità dell’avviso di accertamento Ires in quanto la pretesa era stata erroneamente quantificata senza tenere conto dei costi sostenuti dalla società per la realizzazione dell’operazione.

La domanda non poteva, pertanto, considerarsi nuova.

2. Con il secondo motivo l’ufficio deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39. Lamenta che a fronte della tipicità degli atti impositivi non era possibile stralciare i componenti positivi dell’obbligazione ai fini di ridurre il reddito. Il contribuente doveva proporre istanza di rimborso a tal fine.

La censura non è fondata.

Deve in primo luogo rilevarsi che, secondo il consolidato indirizzo di questa Corte, anteriormente all’entrata in vigore del D.L. n. 16 del 2012, art. 8, convertito dalla L. n. 44 del 2012, sia in materia di accertamento dell’I.V.A., che delle imposte dei redditi, qualora l’Amministrazione, ritenendo fittizia – oggettivamente o soggettivamente – un’operazione di acquisto, ne avesse recuperato a tassazione i relativi costi, non avrebbe dovuto correlativamente ridurre i ricavi, non sussistendo alcun automatismo tra la ritenuta fittizietà dell’operazione e tale riduzione; l’Amministrazione non aveva pertanto l’obbligo di escludere, in proporzione, i ricavi esposti dallo stesso contribuente, nè era tenuta ad accertare la dichiarazione nella sua interezza, potendo limitarsi ad analizzare l’esistenza dei costi dichiarati (Cass. n. 17729 del 30/7/2009; Cass. n. 3267 del 2/3/2012).

Il D.L. n. 16 del 2012, art. 8, comma 2, come convertito nella L. n. 44 del 2012, costituente ius superveniens, applicabile alla presente controversia in forza del successivo comma 3, ha stabilito, con riguardo alle operazioni oggettivamente inesistenti, che i componenti positivi direttamente afferenti a spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati, non concorrono alla formazione del reddito oggetto di rettifica, entro i limiti dell’ammontare non ammesso in deduzione delle predette spese (Cass. n. 27040 del 19/12/2014; Cass. n. 25967 del 20/11/2013; Cass. n. 7896 del 20/4/2016). In siffatte ipotesi grava pertanto sul contribuente l’onere di provare che i componenti positivi, che si duole abbiano nell’accertamento concorso alla formazione del reddito, siano anch’essi fittizi, perchè ricavi “correlati”, ossia direttamente afferenti a spese o ad altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati (Cass. n. 25967/13 cit.; Cass. n. 33915/2019).

Nella specie la CTR ha rilevato che l’accertamento in fatto ha riguardato le due contrapposte ma interdipendenti componenti del reddito, risultate entrambe inesistenti e ha fatto corretta applicazione della giurisprudenza della Corte laddove ha affermato che l’eliminazione dalle componenti negative del reddito rappresentate dal costo di acquisto di un diritto di usufrutto in favore della parte, deve essere coordinata necessariamente con l’eliminazione delle componenti positive, cioè dei dividendi inesistenti. Ciò perchè, se non è stata sostenuta la spesa per l’acquisto del diritto di usufrutto sui dividendi, neppure possono essere verificati guadagni derivati dalla distribuzione dei dividendi stessi.

Il ricorso deve essere, pertanto rigettato.

Le spese seguono la soccombenza.

Rilevato che risulta soccombente parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2012, n. 115, art. 13, comma 1-quater.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 8,000,00 oltre al rimborso forfettario spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2021

 

 

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