Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14158 del 24/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 24/05/2021), n.14158

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta Maria Consolata – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1985-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MATERIALI DA COSTRUZIONE PAPALEO SRL, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 110, presso lo studio dell’avvocato MARCO

MACHETTA, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 223/2013 della COMM. TRIB. REG. BASILICATA,

depositata il 10/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/01/2021 dal Consigliere Dott. GIULIO MAISANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza n. 223/2/13 pubblicata il 10 ottobre 2013 la Commissione tributaria regionale della Basilicata, in accoglimento dell’istanza di revocazione proposta dalla società Materiali da costruzioni Papaleo s.r.l., ha revocato la sentenza n. 129/1/2012 resa dalla stessa Commissione tributaria regionale ed ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Potenza n. 245/2/09 con il quale era stato accolto il ricorso proposto da detta società avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) con il quale erano stati determinati maggiori componenti di reddito ed IVA per Euro 125.656,00 di cui Euro 59.750,00 riferiti ad operazioni di finanziamento soci e successiva restituzione ed Euro 65.906,00 riferiti a ricavi non annotati nelle scritture contabili;

che la Commissione tributaria regionale ha considerato che la pronuncia oggetto della revocazione era stata emessa senza avere potuto considerare la copiosa documentazione prodotta in primo grado e trasmessa al giudice dell’appello solo dopo la pronuncia in questione, e che sarebbe stata decisiva per considerare giustificata l’inesistenza di maggiori ricavi riferiti ai buoni di consegna che l’Ufficio aveva presunto non dichiarati;

che, decidendo nel merito l’appello, il giudice della revocazione ha anche considerato che la ristretta base societaria giustifica il finanziamento a breve da parte dei soci, e l’inosservanza delle disposizioni in merito alla raccolta del risparmio non legittima la presunzione di ricavi in nero e la distribuzioni di utili;

che l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza affidato ad un unico motivo;

che la Materiali da costruzione Papaleo s.r.l. resiste con controricorso eccependo preliminarmente l’inammissibilità del ricorso sia per la violazione del principio dell’autosufficienza, sia per manifesta infondatezza ex art. 360-bis c.p.c., n. 2.

Diritto

CONSIDERATO

che:

che la prima eccezione di inammissibilità del ricorso non è fondata avendo la ricorrente dettagliatamente esposto il motivo per cui ritiene inammissibile il ricorso per revocazione accolto con la sentenza impugnata, e la circostanza per cui tali motivi coincidono con quanto esposto in sede di note difensive nel giudizio di revocazione non costituisce motivo di inammissibilità del ricorso in quanto l’impugnazione in questa sede ha ad oggetto la pronuncia che non ha accolto la tesi difensiva già proposta, argomentando il motivo dell’impugnazione;

che pure è infondata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza, in quanto la ricorrente argomenta comunque la propria tesi riguardo alla non riconducibilità della fattispecie in questione ad un’ipotesi di revocazione;

con l’unico motivo di ricorso si lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. In particolare si deduce che il lamentato omesso esame di documentazione ed il conseguente errore di giudizio non rientra tra le ipotesi di revocazione per la quale rileva invece un errore di percezione derivante da un travisamento di fatti incontroversi;

che il motivo non è fondato. Appare incontestato che il giudice dell’appello non aveva considerato la documentazione già prodotta nel precedente grado di giudizio, relativa alla registrazione nei registri contabili dei ricavi oggetto dell’accertamento impugnato. Il giudice dell’appello, come è pure pacifico, non ha considerato tale documentazione ritenendola non esistente per cui non si verte nell’ipotesi di vizio per omesso esame di un punto decisivo della controversia censurabile con ricorso per Cassazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ma proprio in un caso di revocazione ex art. 395 c.p.c., n. 4. Come questa Corte ha più volte ribadito, il vizio di omesso esame di un documento decisivo non è deducibile in cassazione se il giudice di merito ha accertato che quel documento non è stato prodotto in giudizio, non essendo configurabile un difetto di attività del giudice circa l’efficacia determinante, ai fini della decisione della causa, di un documento non portato alla cognizione del giudice stesso. Se la parte assume invece, come nel caso in esame, che il giudice non abbia affatto percepito la presenza della documentazione rilevante ai fini del decidere, può appunto far valere tale preteso errore soltanto in sede di revocazione, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4 (Cass. n. 12904/07; Cass. n. 4056/09; Cass. n. 20240/15; Cass. n. 15043/18);

che le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

che non sussistono i presupposti per il versamento, a carico della soccombente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto ai sensi del medesimo art. 13, comma 1-bis, in quanto tale versamento non può aver luogo per quelle parti, come le Amministrazioni dello Stato, che siano istituzionalmente esonerate, per valutazione normativa della loro qualità soggettiva, dal materiale versamento del contributo stesso, mediante il meccanismo della prenotazione a debito.

PQM

La Corte di cassazione rigetta il ricorso; Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio liquidate in complessivi Euro 5.800,00 oltre Euro 20,00 per esborsi, il 15% per spese generali, IVA e CAP.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2021

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