Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14149 del 24/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/05/2021, (ud. 26/11/2020, dep. 24/05/2021), n.14149

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO Maria Giulia – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 21083/2014 R.G. proposto da:

D.P.G., rappresentato e difeso dall’avv.to Francesco

Scacchi e dall’avv.to Attilio Pellegrini Sica, elett. dom. presso lo

studio del primo, in Roma, via Crescenzio 19;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia, n. 335/14, depositata il 22 gennaio 2014, non notificata;

Udita la relazione svolta nella camera di Consiglio del 26 novembre

2020 dal Consigliere Novik Adet Toni.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. Con sentenza n. 335/2014, emessa in data 25 novembre 2013, depositata il 22 gennaio 2014, la Commissione tributaria regionale della Lombardia (CTR) ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da D.P.G. (di seguito, il contribuente) avverso la sentenza emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Milano (CTP) che ne aveva rigettato il ricorso.

2. La controversia ha ad oggetto l’impugnazione della cartella di pagamento recante l’iscrizione a ruolo a titolo straordinario di Euro 22.885.299,02, disposta D.P.R. n. 602 del 1973 ex art. 15 bis, a seguito di notifica di avviso di accertamento ed atto di contestazione di sanzioni per l’anno di imposta 2004, concernente Iva, Ires, Irap, emessi nei confronti del contribuente, quale obbligato solidale unitamente ad altri soggetti, in relazione ad illeciti fiscali commessi dalla società Elastica s.r.l.

3. La CTR, in via preliminare, rilevava che il ricorrente aveva riproposto le medesime eccezioni già esaminate dal giudice di primo grado, ragione per cui l’appello era inammissibile, mancando motivi specifici di censura della sentenza di primo grado, “in quanto privo dei motivi di impugnazione, ovvero per difetto di specificità”; nel merito, condivideva le ragioni del rigetto esposte dal primo giudice quanto all’inesistenza di un obbligo di indicare le ragioni del “fondato pericolo per la riscossione” e l’esistenza della gravità indiziaria sul ruolo del contribuente nella gestione della società Elastica s.r.l. Dichiarava assorbiti gli altri motivi di censura.

4. Il contribuente ricorre per cassazione con otto motivi, cui resistono con controricorso l’Agenzia delle entrate e Equitalia Nord S.p.A. Il contribuente ed Equitalia hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, per aver la CTR ritenuto inammissibile l’atto di appello per difetto di specificità.

Il motivo è fondato. Questa Corte ha affermato il principio di diritto, dal quale il Collegio non ha motivo di discostarsi, secondo cui “Nel processo tributario la riproposizione a supporto dell’appello delle ragioni inizialmente poste a fondamento dell’impugnazione del provvedimento impositivo (per il contribuente) idonee a sostenere la legittimità dell’avviso di accertamento annullato, vale, in pari misura, nel caso in cui sia la parte privata a limitarsi a ribadire in appello le ragioni di impugnazione del provvedimento impositivo, contrapponendole alle argomentazioni con le quali il giudice di primo grado ha ritenuto di rigettare l’atto introduttivo (tra le molte, v. Cass. n. 1200 del 22/1/2016; Cass. n. 16163 del 3/8/2016; Cass. n. 7639 del 22/03/2017; Cass. n. 9937 del 20/04/2018; Cass. n. 11061 del 11/05/2018).

E’ invero necessario, in coerenza con quanto statuito dalle Sezioni Unite (Sez. U, n. 27199 del 1.6/11/2017) con riguardo agli artt. 342 e 434 c.p.c., che l’impugnazione contenga una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze, sicchè alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata siano contrapposte quelle dell’appellante in vista della critica, e confutazione, delle ragioni del primo giudice.

Ciò non significa, peraltro, che la mera riproposizione delle originarie argomentazioni non assolva a tale requisito: il dissenso, infatti, può legittimamente investire la decisione nella sua interezza, sostanziandosi proprio nelle argomentazioni che suffragavano la domanda o la pretesa rimasta disattesa; inoltre, non occorrendo “l’utilizzo di particolari forme sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado” (Sez. U, n. 27199/2017), i motivi d’appello non possono considerarsi assenti o carenti quando l’atto d’appello contenga una esplicita motivazione che, interpretata anche alla luce delle conclusioni formulate, non possa in alcun modo dirsi incerta, sicchè essi risultano ricavabili, in termini inequivoci e univoci seppure per implicito, dall’intero atto d’impugnazione.

2. Orbene, nel caso in esame, è avvenuto proprio quanto appena indicato, come pure emerge dalla stessa pronuncia impugnata (oltre che dall’atto, riprodotto per autosufficienza, che, tra l’altro, contrasta esplicitamente la sintetica decisione di primo grado, riportata alle pagg. 15-16).

E’ la stessa Commissione giudicante a evidenziare, infatti, che la parte appellante aveva ribadito – con il gravame – complessivamente le medesime ragioni di impugnazione originariamente proposte, che si ponevano in diretto ed oggettivo contrasto con le ragioni su cui era fondata la pronuncia impugnata, da cui promana per conseguenza necessaria quell’intento critico che, invece, la Commissione regionale ha ritenuto (contraddittoriamente, peraltro, avendo pure esaminato nel merito le ragioni di censura, ben chiaramente identificabili) assente.

3. Su questo ultimo aspetto, costituisce ius receptum che “qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità (o declinatoria di giurisdizione o di competenza), con la quale si è spogliato della potestas iudicandi in relazione al merito della controversia, abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul merito, la parte soccombente non ha l’onere nè l’interesse ad impugnare; conseguentemente è ammissibile l’impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale ed è viceversa inammissibile, per difetto di interesse, l’impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta ad abundantiam nella sentenza gravata” che resta ininfluente ai fini della decisione (Sez. U, n. 3840 del 20/02/2007; recentemente v. Cass. n. 17004 del 20/08/2015; Cass. n. 30393 del 19/12/2017; Cass. n. 16410 del 21/06/2018).

4. Il Collegio non ignora che nella giurisprudenza della Corte si è formato un orientamento secondo il quale è inammissibile, per carenza di interesse in quanto estraneo alla effettiva ratio decidendi, il ricorso per cassazione con il quale si contesti l’avvenuto rilievo in motivazione, da parte del giudice di appello, dell’inammissibilità di motivi di impugnazione, ove tale rilievo sia avvenuto ad abundantiam e costituisca un mero obiter dictum, che non ha influito sul dispositivo della decisione, la cui ratio decidendi è, in realtà, rappresentata dal rigetto nel merito del gravame per infondatezza delle censure (Cass. nn. 30354 del 2017, 22782 e 29305 del 2018). Tuttavia, non è il caso che qui rileva, attesa la estrema genericità e lacunosità delle argomentazioni di merito, confermative della decisione di primo grado e meramente assertiva sul ruolo assunto dal contribuente nella gestione della Elastica s.r.l.

In accoglimento del primo motivo di ricorso, dunque, la sentenza, nel rapporto con l’Agenzia delle Entrate, va cassata con rinvio alla CTR competente in diversa composizione, che provvederà ad un nuovo esame e a liquidare le spese di legittimità.

5. Gli ulteriori motivi, con cui si censurano rispettivamente la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (secondo motivo), violazione di legge relativamente alla illegittimità della iscrizione a ruolo straordinario (terzo motivo), nullità della sentenza e violazione di legge in ordine alla qualifica di amministratore di fatto attribuito al contribuente (quarto e quinto motivo), nullità della sentenza per omessa pronuncia sulla cessata materia del contendere (sesto motivo), omessa pronuncia sul motivo relativo all’impossibilità giuridica di richiedere Iva, Irap ed Ires a persona diversa del legale rappresentante (settimo motivo), omessa pronuncia sulla nullità della notificazione della cartella (ottavo motivo, erroneamente numerato come settimo), sono assorbiti.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla CTR della Lombardia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA