Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14133 del 27/06/2011

Cassazione civile sez. I, 27/06/2011, (ud. 02/05/2011, dep. 27/06/2011), n.14133

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – rel. Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 1982/2007 proposto da:

COMUNE DI ROMA (C.F. (OMISSIS)), in persona del Sindaco pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL TEMPIO DI GIOVE

21, presso gli Uffici dell’Avvocatura Comunale, rappresentato e

difeso dall’Avvocato MATARAZZI Catello, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

COSTRUZIONE EDILE ROMANA DIANA S.R.L. (c.f. (OMISSIS)), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 11, presso l’avvocato STELLA

RICHTER Paolo, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

DI RIENZO PASQUALE, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4139/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 2/10/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

02/05/2011 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato PASQUALE DI RIENZO che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DESTRO Carlo, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 28.11.2001, la S.r.l. Costruzione Edile Romana Diana adiva la Corte di appello di Roma e premesso che il Comune di Roma, con ordinanza sindacale dell’8 agosto 2001 aveva espropriato, per la realizzazione del Sistema Direzionale Orientale, ambito 1b Pietralata, il suo terreno con annesso manufatto, distinto in catasto al F. 602, p.lle 1021, 1022, 1023, 1024, 1025, 1026, 1028, 1029 e 1030, per complessivi mq 5.372, chiedeva che fosse determinata la giusta indennità di espropriazione.

Costituitosi in giudizio, il Comune di Roma contestava le avverse pretese, assumendo la congruità dell’offerta somma di L. 232.784289 per l’area e di L. 23.784.289 per il manufatto, nonchè chiedendo la determinazione dell’indennità nei limiti del valore dichiarato ai fini dell’ICI. Con sentenza n. 4139 del 6.09-2.10.2006, la Corte di appello di Roma, all’esito della disposta CTU, in accoglimento della domanda introduttiva, determinava l’indennità di espropriazione nella complessiva somma di Euro 883.904,00, con interessi legali dal decreto di esproprio, ordinandone all’ente locale il deposito presso la Cassa DDPP, previa detrazione di quanto già versato allo stesso titolo e con interessi legali sulla somma residua e condannando l’ente alle spese processuali.

Avverso questa sentenza, notificata il 23.11.2006, il Comune di Roma ha proposto ricorso per cassazione notificato il 17.01.2007 ed affidato a tre motivi. La società Costruzioni Edili Romana Diana ha resistito con controricorso notificato il 7.03.2007.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

A sostegno del ricorso il Comune di Roma denunzia:

1. “Insufficiente motivazione in ordine al fatto decisivo per il giudizio consistente nell’avere disatteso le risultanze della CTU, relative alla valutazione dell’area, senza indicare gli elementi dai quali si evinca la erroneità degli argomenti sui quali si è basata la CTU (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)”.

2. “Insufficiente motivazione circa il fatto decisivo per il giudizio consistente nell’avere fatto riferimento ai valori di indennità di espropriazione stabiliti in altre precedenti sentenze senza esporre le ragioni del rinvio e senza verificare l’identità di situazioni oggettive”.

3. “Insufficiente ed erronea motivazione consistente nell’avere ritenuto applicabili le risultanze di un giudizio diverso a quello deciso sulla base della circostanza dell’identità dei procuratori”.

1 motivi sono inammissibili, giacchè le dedotte censure di vizi motivazionali non risultano contenere, in violazione dell’art. 366 bis cod. proc. civ., un successivo momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) dei rilievi, che ne circoscriva puntualmente i limiti (cfr. Cass. SS.UU. 2007/20603; 2008/11652; 2008/l6528).

Conclusivamente il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Giusti motivi, essenzialmente desunti dalle peculiarità del caso, consigliano la compensazione integrale delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e compensa per intero le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 2 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 giugno 2011

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