Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14132 del 24/05/2021

Cassazione civile sez. II, 24/05/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 24/05/2021), n.14132

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8841/2016 proposto da:

S. s.r.l., in persona dell’amministratore unico

S.A.G., rappresentato e difeso dall’Avvocato GIOVANNI BONINO, ed

elettivamente domiciliato presso lo studio del medesimo, in BIELLA,

VIA del POZZO 12;

– ricorrente –

contro

T.O., e S.R., rappresentati e difesi dagli

Avvocati MAURO MALTESE, PAOLO R. ROCCA e FRANCA COLLURA, ed

elettivamente domiciliati nello studio del primo in ROMA, VIA

FLAMINIA 388;

– controricorrenti –

e contro

L.P.M. s.r.l., in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione e legale rappresentante in carica M.R.,

rappresentato e difeso dagli Avvocati MASSIMO COLARIZZI, DOMENICO

PRATO, e ALESSANDRO ANGELINI, ed elettivamente domiciliata in ROMA,

V.le BRUNO BUOZZI 87;

– controricorrente, ricorrente incidentale condizionato –

avverso la sentenza n. 1683/2015 della CORTE d’APPELLO di TORINO,

depositata il 24/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/01/2021 dal Consigliere Dott. UBALDO BELLINI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione del 7.7.2011, S. s.r.l., premesso di aver stipulato nel novembre 2007 con O. T s.r.l. (posta in liquidazione e quindi cancellata) un contratto di appalto per la realizzazione in prefabbricato di un complesso industriale in (OMISSIS), destinato in parte ad attività produttiva e in parte a servizi accessori, deduceva che l’appaltatrice O. T nel (OMISSIS) aveva consegnato l’immobile; che già nel settembre dello stesso anno esso era risultato affetto da vizi, denunciati e non rimediati nonostante gli interventi promessi ed effettuati dall’amministratore dell’appaltatrice; che tali vizi erano meglio indicati nelle relazioni tecniche depositate nel procedimento ex art. 696 bis c.p.c., in cui, su istanza della O. T s.r.l., erano evocati la L.P.M. s.p.a., B.G. e la ERREBI SERRAMENTI s.a.s., quest’ultima non costituitasi, in esito al quale erano stati accertati numerosi vizi (in particolare, ovalizzazione delle pannellature di tamponamento perimetrale dell’edificio), ritenuti imputabili all’attività edificatoria dell’appaltatrice, con la quantificazione dei relativi danni. Venivano convenuti in giudizio T.O. e S.R. (entrambi soci della cancellata O. T s.r.l. e il primo in qualità di liquidatore), chiedendo la condanna di entrambi al risarcimento dei danni quantificati in Euro 138.227,88, oltre interessi.

Si costituivano in giudizio i convenuti, che chiedevano di respingere le domande attoree in quanto l’opera, eseguita sotto il controllo diretto della committente, doveva considerarsi accettata e di dichiarare l’attrice decaduta dalla garanzia ex artt. 1667 o 1669 c.c., nonchè prescritta l’azione ex art. 1669 c.c.; in subordine, condannare la L.P.M. s.p.a. a tenere manlevati e indenni i convenuti da ogni conseguenza pregiudizievole potesse loro derivare dalle domande attoree, ove accolte.

Si costituiva in giudizio la L.P.M. s.p.a., produttrice e venditrice dei pannelli, aderendo all’eccezione di decadenza sollevata dai convenuti in relazione al diritto di garanzia dei vizi e difetti azionato dall’attrice; analoga eccezione era formulata con riferimento all’azione di garanzia esperita dai convenuti nei suoi confronti, a causa dell’omessa denuncia dei pretesi vizi dei pannelli e (secondo il CTU) già visibili al momento della consegna e comunque limitati a un mero vizio estetico, senza alcuna compromissione della statica dell’edificio; negava di aver mai riconosciuto lo specifico vizio dei pannelli, essendosi solamente, nel corso dell’ATP, impegnata a rimediare ai difetti dei giunti; contestava infine la valorizzazione del danno estetico come indicata dal CTU.

Con sentenza n. 3296/2013 il Tribunale di Torino stabiliva che la CTU, oltre alla sussistenza di altri vizi, aveva accertato la marcata ovalizzazione di diversi pannelli di tamponamento esterno dell’edificio, in misura superiore al limite di tollerabilità indicato dalla normativa di settore, da imputare a deficit realizzativi e di stagionatura. Il Giudice di primo grado elencava le numerose denunce inviate da S. s.r.l. all’appaltatrice, accertandone la tempestività (tenuto conto della piena conoscenza dei vizi solo al momento della stesura della relazione redatta da un tecnico), tale da impedire ogni decadenza e prescrizione. La domanda di garanzia avanzata dai convenuti nei confronti della L.P.M. s.p.a. era disattesa, non avendo la O. T s.r.l. formulato denuncia in ordine ai vizi delle pannellature nel termine di 60 giorni dalla scoperta di cui all’art. 1667 c.c.. Il Tribunale, quindi, condannava il T. al pagamento in favore dell’attrice della somma di Euro 55.147,44, e la S. al pagamento di Euro 47.801,00, oltre interessi legali.

Avverso detta sentenza proponevano appello T.O. e S.R. negando che la riscontrata ovalizzazione dei pannelli avesse determinato significativi pregiudizi estetici e architettonici e affermando che la malformazione fosse comunque imputabile alla L.P.M. s.p.a.. Ribadivano la decadenza della S. s.r.l. dal diritto di garanzia ex art. 1667 c.c., censurando l’omessa distinzione tra i vizi denunciati tra settembre e dicembre 2008 e quelli, relativi ai pannelli, denunciati solo a seguito della relazione di un professionista incaricato da S. s.r.l. risalente al (OMISSIS) e, quindi, tardiva. Lamentavano il rigetto della domanda di garanzia, spiegata dagli appellanti nei confronti della L.P.M. s.p.a., in quanto erroneamente il Tribunale aveva ritenuto che essa fosse da riferire solo ai danni pretesi dalla S. s.r.l. in merito ai pannelli (mentre la domanda era da correlare a tutta l’attività di progettazione, costruzione, montaggio, fornitura e appalto); deduceavano altresì che erroneamente il Giudice di primo grado aveva ritenuto che gli appellanti (contrariamente al vero e come desumibile da uno specifico documento) erano incorsi in decadenza per non aver tempestivamente denunciato alla L.P.M. i vizi lamentati dalla committente.

Si costituiva in giudizio la S. s.r.l. contestando le censure mosse alla CTU, evidenziando che le malformazioni delle pannellature avevano superato di molto quelle indicate dalla disciplina di settore e che tale superamento aveva compromesso l’aspetto estetico e architettonico della facciata e diminuito il valore dell’edificio; ribadiva la tempestività della denuncia dei vizi, di cui aveva avuto contezza solo con la relazione del professionista incaricato.

Anche la L.P.M. s.r.l. si costituiva in giudizio evidenziando che la sua chiamata in causa fosse stata effettuata esclusivamente con riferimento ai vizi della pannellatura; negava che nei suoi confronti fosse stata formulata dagli appellanti alcuna denuncia dei vizi segnalati dalla S. s.r.l., già insorti e riconoscibili quantomeno nel mese di (OMISSIS).

Con sentenza n. 1683/2015, depositata in data 24.9.2015, la Corte d’Appello di Torino, in parziale accoglimento dell’appello, condannava in solido T.O. e S.R. a pagare in favore della S. s.r.l. gli importi di Euro 4.672,44 e di Euro 1.935,10, oltre interessi al saggio legale con decorrenza dal 19.7.2011 e sino al saldo. In particolare, la Corte d’Appello rilevava che alla consegna dell’opera avvenuta in data (OMISSIS) il D.L., designato dalla committenza, aveva attestato che le opere, tra cui la posa pannelli di tamponamento, erano state eseguite sotto il suo controllo diretto ed erano state regolarmente eseguite e ultimate in ogni loro parte e che rispondevano al corretto stato dell’arte. Secondo il CTU, anche se i pannelli alla data della loro posa nel marzo 2008 non fossero stati particolarmente deformati, gli stessi, fino alla data di consegna dell’opera nel (OMISSIS), avevano certamente avuto modo di subire le consistenti deformazioni riscontrate. Pertanto, la Corte territoriale riteneva che il fenomeno dell’ovalizzazione dei pannelli si fosse esaurito in epoca prossima al (OMISSIS), e che tale deformazione fosse desumibile in esito a una semplice verifica oculare, anche da parte di soggetto del tutto profano della disciplina del settore. Quindi, la denuncia del difetto in oggetto era da ritenere tardiva ai sensi dell’art. 1667 c.c.; di conseguenza, doveva essere escluso il credito risarcitorio riconosciuto dal Tribunale.

Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione la S. s.r.l. sulla base di un motivo. Resistono T.O. e S.R. con controricorso; nonchè L.P.M. s.r.l. con controricorso e ricorso incidentale condizionato. S. e L.P.M. hanno, ciascuna, depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Pregiudizialmente, con riferimento alla richiesta avanzata dalla L.P.M. s.r.l. di declaratoria della improcedibilità per tardività del ricorso principale ex art. 369 c.p.c., comma 1, come proposto dalla ricorrente S. s.r.l., va rilevato che la suddetta L.P.M. (preso atto di quanto affermato dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, secondo cui dal prospetto sintetico relativo ai “Dati Generali Classificazione” predisposto dalla Cancellaria, si era riscontrato che la data di deposito del ricorso per cassazione era quella dell’8.4.2016) riteneva di non più coltivare la suddetta eccezione di improcedibilità, poichè il ricorso avversario era stato depositato correttamente nel termine di 20 giorni decorrenti dal 23.3.2016, data di notifica del ricorso stesso (v. memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c., pag. 2).

2. – Con l’unico motivo, la ricorrente S. s.r.l. “Denuncia ex art. 360 c.p.c., n. 3: (la) violazione dell’art. 1667 c.c. (difformità e vizi dell’opera) anche in relazione all’art. 2697 c.c. (ripartizione dell’onere della prova)”, rilevando che, in data (OMISSIS), al momento del collaudo, l’ing. B., Direttore dei Lavori, aveva attestato che le opere de quibus, tra cui la posa dei pannelli, erano state correttamente eseguite e che rispondevano al corretto stato dell’arte. Tuttavia, dal settembre 2008 cominciavano a manifestarsi vizi, che man mano venivano denunciati, tra i quali le infiltrazioni di acqua. Sicchè (solo a seguito di sopralluoghi nell’autunno del 2008 e nell’inverno del 2009) il geom. T. faceva intervenire propri addetti incaricati delle riparazioni, ma, attesa la persistenza dei problemi, nel (OMISSIS), S. s.r.l. incaricava, a sua volta, un professionista di fiducia di verificare se le opere fossero state eseguite a regola d’arte; e solo dalla relazione tecnica dell’ing. G. del (OMISSIS) erano stati individuati i difetti della struttura prefabbricata: difetti che derivavano dal fatto che il capannone presentava il problema di ovalizzazione dei pannelli di tamponamento, e che ciò costituiva la causa dei vizi precedentemente denunciati e non risolti, specie di infiltrazioni di acqua.

Secondo la ricorrente, solo dopo tale relazione tecnica essa assumeva di avere avuto la piena contezza che le infiltrazioni fossero conseguenza dell’ovalizzazione dei pannelli, che costituiva essa stessa vizio dell’opera appaltata (e di cui in data 17.7.2009 il difensore della ricorrente denunciava alla O. T s.r.l.). La ricorrente, sottolineava la propria impossibilità e quella di un soggetto non tecnico privo delle conoscenze e dei mezzi di valutazione per rilevare tale vizio; ribadendo che, all’epoca dell’ultimazione dei lavori, il vizio dell’ovalizzazione dei pannelli non fosse riconoscibile dal committente, giacchè, nel corso della procedura di ATP, si evidenziava che il difetto dei pannelli si era manifestato in tempi successivi alla fornitura e posa dei pannelli; e la natura del vizio fosse da ritenere occulta, giacchè il vizio della deformazione dei pannelli poteva essere percepito direttamente, anche da un soggetto non esperto del settore.

Pertanto, la società ricorrente contestava di non aver assolto all’onere probatorio su di essa incombente, circa il momento di conoscenza della deformazione dei pannelli, avendo la medesima fornito la prova (mediante i documenti prodotti in giudizio, e offerto di provare mediante prova testimoniale) che il momento di conoscenza del vizio fosse coinciso con la consegna della perizia dell’ing. G. del (OMISSIS), inviata alla controparte il (OMISSIS).

2.1. – Il ricorso principale è infondato.

2.2. – La Corte distrettuale, del tutto correttamente, aveva rilevato che, pur senza aderire in toto alla ricostruzione temporale del consulente d’ufficio, potesse congetturarsi (“in termini di elevata probabilità tale da rasentare la certezza”) da un lato che il fenomeno della ovalizzazione dei pannelli si fosse esaurito, “consolidandosi e cronicizzandosi nel suo massimo incremento così come poi riscontrato, in epoca ravvicinata e prossima – magari anteriore ma comunque non di molto posteriore – al (OMISSIS), di certo di gran lunga prima del bimestre antecedente il mese di luglio dell’anno successivo allorquando venne redatta la relazione del professionista incaricato dalla s.r.l. S. e che evidenziò il difetto denunciato pochi giorni dopo), e dall’altro che il deficit, una volta manifestatosi nella sua intera ed estremamente marcata espansione, fosse desumibile in esito ad una semplice verifica oculare ed anche da parte di soggetto del tutto profano della disciplina e delle regole di settore, oltre che inequivocabilmente ed univocamente riconducibile ad un vizio intrinseco ed originario dei singoli accessori poi deformatisi”. E altrettanto correttamente e conseguentemente, aveva concluso nel senso che “la denuncia del difetto in parola, formulata solamente l’ultima decade di (OMISSIS), fosse da reputare tardiva, atteso l’avvenuto intero decorso, all’epoca, del termine di sessanta giorni indicato dall’art. 1667 c.c., che aveva iniziato a maturare (…) ben più di due mesi prima di detta denuncia, in coincidenza temporale con l’esteriorizzazione e l’agevole riconoscibilità, ed alla stregua di criteri di usuale e normale diligenza (a cui erano tenuti sia la persona apicale della s.r.l. S. che i professionisti dalla stessa incaricati della sorveglianza dell’esecuzione dell’opera, in primis il direttore dei lavori designato da tale società) della malformazione che inficiava una parte delle pennellature di tamponamento del fabbricato” (sentenza impugnata, pag. 13).

Trattasi all’evidenza della manifestazione di un assunto ermeneutico, riservato al giudice del merito (Cass. sez. un. 4617 del 2011), il cui giudizio, risolvendosi in un accertamento di fatto, non è censurabile in sede di legittimità, quando (come nella specie) sia motivato in maniera congrua ed adeguata avuto riguardo all’intero contesto probatorio (Cass. n. 22893 del 2008).

Del tutto coerentemente, tali argomentazioni imponevano alla Corte di merito “di reputare la s.r.l. S. decaduta dalla garanzia di per sè spettantele ai sensi dell’art. 1667 c.c. e, per quel che attiene il deficit esaminato stante la non tempestiva denuncia in proposito entro il termine contemplato dalla norma dianzi citata” (sentenza impugnata, pag. 15).

E’, d’altronde, consolidato il principio secondo cui “in tema di appalto, allorchè l’appaltatore eccepisca la decadenza del committente dalla garanzia di cui all’art. 1667 c.c., per i vizi dell’opera, incombe su questi l’onere di dimostrare di averli tempestivamente denunziati, costituendo tale denuncia una condizione dell’azione” (Cass. n. 10579 del 2012; confr. Cass. n. 25761 del 2015).

3. – Il ricorso principale deve essere rigettato; il ricorso incidentale rimane invece assorbito, poichè condizionato all’accoglimento del ricorso principale (Cass. n. 17821 del 2020). Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. Va emessa la dichiarazione D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale condizionato. Condanna la società ricorrente al pagamento in favore dei controricorrenti delle spese del presente grado di giudizio, che liquida ciascuna in Euro 7.300,00 di cui Euro 200,00 per rimborso spese vive, oltre al rimborso forfettario spese generali, in misura del 15%, ed accessori di legge. Ex D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente S., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato ari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, della Corte Suprema di Cassazione, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2021

 

 

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