Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14127 del 27/06/2011

Cassazione civile sez. I, 27/06/2011, (ud. 14/04/2011, dep. 27/06/2011), n.14127

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 24389/2005 proposto da:

COMUNE DI GUIDONIA MONTECELIO (c.f. (OMISSIS)), in persona del

Sindaco pro tempore, domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MASCIOLI Giovanni, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

EDILDESIGN S.R.L. (C.F. (OMISSIS)), in persona

dell’Amministratore unico pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE ANGELICO 103, presso l’avvocato IZZO ROBERTO MARIA, che

la rappresenta e difende, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1609/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 11/04/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

14/04/2011 dal Consigliere Dott. SALVATORE SALVAGO;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato ALDO DI LAURO, con delega, che

ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato MASSIMO LETIZIA, con

delega, che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

LETTIERI Nicola, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte di appello di Roma con sentenza dell’11 aprile 2005 ha determinato in Euro 25.600,77 l’indennità di espropriazione, e nella misura degli interessi legali annui sull’importo di Euro 23908,50 quella dovuta dal Comune di Guidonia Montecelio alla soc. Edildesign per l’occupazione temporanea, disposta con decreto 266/1999 di un terreno di proprietà di quest’ultima (in catasto al fg. 32, part. 374, 501 e 502), considerato di natura edificatoria perchè incluso in zona Cm del vigente P.R.G., onde realizzare una strada di collegamento tra la stazione ferroviaria ed il locale aeroporto militare: entrambe calcolate con il criterio riduttivo posto dalla L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, commi 1 e 2.

Per la cassazione della sentenza l’amministrazione comunale ha proposto ricorso per un motivo;cui resiste la soc. Edildesign con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Con il ricorso, il comune di Guidonia, deducendo violazioni della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, nella determinazione dell’indennità di occupazione, addebita alla sentenza impugnata: a) di avere attribuito destinazione edificatoria al terreno malgrado non fossero stati approvati dalla Regione Lazio i piani particolareggiati, cui il P.R.G. condizionava l’edificabilità; b) di averne calcolato il valore in base ai prezzi riportati nel listino del mercato immobiliare de “Il Consulente immobiliare” con riferimento al comune di Tivoli, avente prezzi assai più elevati anche perchè detto comune era dotato di monumenti e palazzi storici antichi; c) di non aver adeguato detta indennità ai valori del terreno dichiarati dalla società ai fini dell’ICI (Euro 79,94 mq.); d) di aver calcolato l’indennità virtuale di espropriazione senza eseguire la decurtazione del 40% prevista dal comma 2 del menzionato art. 5 bis.

3. Il ricorso è infondato sotto tutti i profili dedotti.

Proprio perchè la Corte territoriale ha accertato, ed entrambe le parti confermato, che il terreno espropriato era incluso dal vigente Piano reg. generale del comune di Guidonia in zona C, sottozona Cm con indice di edificabilità comprensoriale di 2 mc/mq., non è contestabile la presenza del requisito dell’edificabilità legale richiesto dalla L. n. 359, art. 5 bis, perchè un’area abbia destinazione edificatoria in base alla giurisprudenza di questa Corte, resa anche a sezioni unite (Cass. 172 e 173 del 2001 e succ.), per la quale: a) tale requisito sussiste quando, e per il solo fatto che l’area come tale, risulti classificata in ragione della sua allocazione zonale e della destinazione (generale) correlativa al momento della vicenda ablativa dagli strumenti urbanistici; b) neppure la necessità che l’attività edilizia, nelle aree situate dal piano regolatore generale in zona di espansione, sia resa possibile attraverso uno strumento attuativo, particolareggiato o di lottizzazione, può escludere, di er sè, che le stesse, pur in mancanza degli strumenti anzidetti, vengano considerate edificabili agli effetti dell’indennità di sproprio, dal momento che una simile necessità attiene al criterio della “edificabilità di fatto”, il quale, concernendo esattamente e “possibilità effettive di edificazione”, rileva esclusivamente in via suppletiva (in carenza, cioè, di strumenti urbanistici) ovvero in via complementare ed integrativa, ai fini, cioè, della determinazione del concreto valore di mercato dell’area espropriata; c) a tale secondo criterio è dunque legittimo fare riferimento solo agli effetti della determinazione del concreto valore di mercato dell’area espropriata nell’ipotesi in cui sussistano delle cause che riducano od escludano le possibilità reali di edificazione, incidendo così sull’utilizzazione del suolo e, conseguentemente, sulla liquidazione dell’indennità di esproprio ma non già sulla natura dell’area, che rimane edificabile se tale è considerata dallo strumento urbanistico: come nella specie (Cass. 2702/2010; 22961/2007).

4. Altrettanto pacifico è nella giurisprudenza di legittimità, il principio che dopo l’entrata in vigore della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, non è più possibile stabilire tra il metodo sintetico comparativo e quelli analitici-ricostruttivi per la valutazione di un fondo un rapporto di regola/eccezione, ma che è rimessa al prudente apprezzamento del giudice la scelta di un metodo di stima improntato per quanto possibile a criteri di effettività – anche secondo le indicazioni della Corte costituzionale (Cass. 9312/2006; 4885/2006;

2034/2005; Corte Costit. 305/2003).

Nè è ammissibile l’addebito rivolto dal comune al c.t. e contestato dalla società, di avere calcolato il prezzo del terreno in base ai listini riferiti dalla rivista “Il consulente immobiliare” agli immobili ubicati nel comune di Tivoli, perciò aventi valori assai più elevati: in quanto l’ente non ha riportato e trascritto nel ricorso il contenuto della relazione riguardante la stima suddetta che egli assume decisiva ed erroneamente determinata dal giudice, perchè solo tale specificazione avrebbe consentito alla Corte di Cassazione – alla quale è precluso, salva la denunzia di “error in procedendo”, l’esame diretto dei fatti di causa – di delibare la decisività della risultanza non valutata.

5. Egualmente inammissibile è la doglianza relativa alla mancata applicazione della disposizione di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 16, sull’ICI, neppure menzionata dalla Corte territoriale: in quanto ove di una determinata questione giuridica – che implichi un accertamento in fatto – non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente per evitare una statuizione d’inammissibilità, per novità, della censura deve per un verso prospettare di aver dedotto la questione davanti al giudice “a quo”; e per altro verso indicare anche in quale atto e-o in quale momento del giudizio precedente lo abbia fatto, in modo da dare al Collegio il modo di controllare, ex actis, la veridicità di tale asserzione prima di passare al merito:

laddove nel caso l’amministrazione comunale neppure ha asserito di aver dedotto la questione al giudice di merito.

6. La Corte osserva, infine, che nelle more del giudizio la Corte Costituzionale con sentenza 24 ottobre 2007 n. 348, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del il criterio riduttivo introdotto dalla L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, commi 1 e 2, per il calcolo dell’indennità di esproprio per le aree edificabili detta norma (ed in via consequenziale del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 37, commi 1 e 2), per contrasto con l’art. 117 Cost.; sicchè essa,come ha rilevato la stessa Consulta, “non potrà avere più applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della presente sentenza”. E dallo stesso giorno non è più possibile applicare il meccanismo riduttivo che dette disposizioni avevano introdotto,e che prevedeva la riduzione del 40% invocata dal comune,a meno dell’ipotesi qui non ricorrente che il rapporto non sia ormai esaurito in modo definitivo, per avvenuta formazione del giudicato o per essersi verificato altro evento cui l’ordinamento collega il consolidamento del rapporto medesimo.

Tornano pertanto ad applicarsi la regola generale della L. n. 2359 del 1865, art. 39, che commisura l’indennità di esproprio “al giusto prezzo che avrebbe avuto l’immobile in una libera contrattazione di compravendita”, e quindi attribuisce all’espropriato un indennizzo di entità quasi doppia a quella determinata dalla sentenza impugnata, diviene superata e non più rilevante la censura del comune in ordine alla ricorrenza delle condizioni per la decurtazione dell’ulteriore 40%: presupponendo la stessa la vigenza del criterio riduttivo di cui si è detto, invece,dichiarato dalla Consulta in contrasto con l’art. 117 Cost., e perciò non più applicabile.

Vero è che il ricorso è stato proposto dal Comune e non anche dal proprietario espropriato, ma ciò comporta soltanto che per il disposto dell’art. 112 cod. proc. civ., il giudice dell’impugnazione, confermando la sentenza impugnata, può senza violare il principio dispositivo, anche d’ufficio correggerne, modificarne ed integrarne la motivazione, purchè la modifica non concerna statuizioni adottate dal giudice di grado inferiore non impugnate dalla parte interessata:

posto che i suoi poteri vanno determinati con esclusivo riferimento all’iniziativa delle parti; con la conseguenza che, in assenza d’impugnazione (appello o ricorso incidentale) della parte parzialmente vittoriosa, la sua decisione non può essere più sfavorevole all’impugnante e più favorevole alla controparte di quanto non sia stata la sentenza impugnata, e non può, quindi, dare luogo alla “reformatio in peius” in danno del primo.

7. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il comune di Guidonia al pagamento delle spese processuali che liquida in favore della s.r.l.

Edildesign in complessivi Euro 2.700,00 di cui Euro 2.500,00 per onorario di difesa, oltre a spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 14 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 giugno 2011

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