Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14123 del 24/05/2021

Cassazione civile sez. II, 24/05/2021, (ud. 08/01/2021, dep. 24/05/2021), n.14123

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – rel. Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21343/2019 proposto da:

A.K., rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLO TACCHI VENTURI,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto di rigetto n. cronol. 4974/2019 del TRIBUNALE di

VENEZIA, depositato il 14/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/01/2021 dal Presidente Dott. FELICE MANNA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato ILIA MASSARELLI, difensore del resistente che ha

chiesto di riportarsi agli atti depositati.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

A.K., cittadino (OMISSIS), proponeva ricorso innanzi al Tribunale di Venezia, sezione specializzata in materia di immigrazione, avverso la decisione della locale Commissione territoriale, che aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale o umanitaria. A fondamento della domanda deduceva di aver abbandonato il proprio Paese per sottrarsi alle conseguenze (penali e non) di un omicidio colposo, che sosteneva di aver commesso essendosi posto, benchè sprovvisto di patente, alla guida di un autoveicolo.

Con decreto n. 4974/19 il Tribunale rigettava la domanda, ritenendo il racconto del richiedente non credibile, incongruo e non supportato da elementi di riscontro, pur essendo questi possibili per i contatti esistenti tra il richiedente stesso e la moglie, rimasta in Ghana. Escludeva, di riflesso anche la protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) e quella di cui alla lett. e) del medesimo articolo, non sussistendo nel Paese d’origine una situazione di violenza indiscriminata in presenza d’un conflitto armato. Quanto alla protezione umanitaria, il Tribunale riteneva assenti profili di vulnerabilità del richiedente e non dimostrato alcun livello di integrazione di lui in Italia.

Avverso detto provvedimento il richiedente propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno ha depositato un “atto di costituzione” in vista della discussione orale.

Avviato alla trattazione camerale ex art. 380-bis.1 c.p.c., il ricorso è stato poi rimesso alla pubblica udienza.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Col primo motivo è dedotta, in relazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, per motivazione apparente in ordine alla domanda di protezione umanitaria ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3-bis e art. 32, comma 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e D.P.R. n. 394 del 1999, artt. 11 e 29. Sostiene parte ricorrente che il Tribunale, negando l’allegazione di qualsiasi circostanza da cui desumere la vulnerabilità del richiedente, avrebbe rifiutato “quindi, di entrare nel merito della posizione (…) omettendo in toto di considerare tutte le allegazioni in fatto” (così, a pag. 8 del ricorso); e che, in relazione al percorso d’integrazione, non avrebbe valorizzato “gli attestati dei corsi di lingua italiana e le attività di volontariato e lavoro a cui il sig. E. (sic) ha fatto riferimento” (così, a pag. 9 del ricorso). Lamenta, infine, che il Tribunale non avrebbe nè approfondito la tutela dei diritti umani nel Ghana, nè considerato le condizioni di miseria di una larga fascia della popolazione di quest’ultimo Paese.

1.1. – Il motivo è infondato.

La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (S.U. n. 8053/14).

Nella specie la motivazione esiste ed è comprensibile, atteso che il Tribunale veneziano ha escluso la protezione umanitaria sotto il duplice rilievo della mancata allegazione di situazioni soggettive di vulnerabilità, non desumibili dalla narrazione effettuata dal richiedente, e del non dimostrato livello d’integrazione in Italia.

Per contro, la frequentazione di corsi di lingua italiana, come pure lo svolgimento di attività di volontariato, non costituiscono sufficienti indici di radicamento (v. n. 29629/20, non massimata), sicchè la loro mancata considerazione neppure impinge, per difetto del requisito di decisività, nel diverso vizio del mancato esame di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5.

2. – Il secondo motivo denuncia, in rapporto dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 116 c.p.c., D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3. Premesso che il sistema probatorio c.d. attenuato, introdotto dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, stabilisce criteri normativi di valutazione ed acquisizione della prova a integrazione del principio dell’art. 116 c.p.c., parte ricorrente sostiene che il Tribunale veneziano avrebbe apoditticamente ritenuto non credibile il racconto del richiedente, senza far uso delle risultanze istruttorie, da comparare con il verbale della Commissione territoriale, con gli allegati e con il contenuto del ricorso.

2.1. – Il motivo è infondato.

In materia di protezione internazionale, la valutazione di affidabilità del richiedente è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione che deve essere svolta alla luce dei criteri specifici, indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, oltre che di quelli generali di ordine presuntivo, idonei ad illuminare circa la veridicità delle dichiarazioni rese; sicchè, il giudice è tenuto a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, i cui esiti in termini di inattendibilità costituiscono apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (n. 11925/20; in senso conforme, n. 21142/19).

Nello specifico il Tribunale ha rilevato non trascurabili incongruenze interne del racconto, quali la dedotta ira dei parenti delle vittime, manifestatasi con l’incendio della casa del richiedente dopo la fuga di lui, ma subito dopo i funerali svoltisi dopo quattro mesi dalla fuga del richiedente stesso, asseritamente avvenuta sette giorni dopo l’evento; e l’assenza di informazioni più specifiche sul processo che sarebbe pendente per tali fatti, nonostante il richiedente sia in costante contatto telefonico con la moglie, rimasta in Ghana con i figli.

Pertanto, la valutazione operata dai giudici di merito in termini di non credibilità si sottrae al sindacato di questa Corte, poichè è tutt’altro che apodittica e non integra alcuna violazione dei criteri legali che, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, presiedono alla valutazione degli indici di genuinità delle dichiarazioni del richiedente.

3. – Il terzo mezzo espone ancora la violazione o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, nonchè del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, commi 10 e 11, art. 50-bis c.p.c. e art. 16 Direttiva UE 32/2013. Premesso che il richiedente è stato sentito, nell’ambito del procedimento innanzi al Tribunale, da un G.O.T. delegato all’assunzione del mezzo ma non facente parte del collegio giudicante, il provvedimento impugnato avrebbe violato il principio di oralità e con esso l’imprescindibile dialogo diretto tra l’organo giudicante e le persone le cui dichiarazioni questo deve valutare.

3.1. – Anche tale motivo non ha pregio.

In materia di protezione internazionale, non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito il giudice onorario di tribunale abbia proceduto all’audizione del richiedente, rimettendo poi la causa per la decisione al collegio della sezione specializzata in materia di immigrazione, poichè del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, recante la riforma organica della magistratura onoraria, consente ai giudici professionali di delegare, anche nei procedimenti collegiali, compiti e attività ai giudici onorari, compresa l’assunzione di testimoni, mentre l’art. 11 del medesimo D.Lgs., esclude l’assegnazione dei fascicoli ai giudici onorari solo per specifiche tipologie di giudizi, tra i quali non rientrano quelli di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis (v. n. 4887/20; analogamente, nn. 7878/20 e 3356/19).

4. – Il quarto motivo deduce la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), perchè il Tribunale avrebbe impiegato fonti informative sulla situazione generale del Ghana non idonee, non aggiornate e non autorevoli ed attendibili come quelle allegate al ricorso di primo grado, che descrivono una situazione diversa.

4.1. – Il mezzo è inammissibile.

In tema di ricorso per cassazione, chi intenda denunciare la violazione da parte del l’giudice di merito del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, per avere rigettato la domanda senza indicare le fonti di informazione da cui ha tratto le conclusioni, ha l’onere di allegare che esistono COI (Country of Origin Informations) aggiornate e attendibili dimostrative dell’esistenza, nella regione di provenienza, di una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, di indicarne gli estremi e di riassumerne (o trascriverne) il contenuto, al fine di evidenziare che, se il giudice ne avesse tenuto conto, l’esito della lite sarebbe stato diverso, non potendo altrimenti la Corte apprezzare l’astratta rilevanza del vizio dedotto e, conseguentemente, valutare l’interesse all’impugnazione ex art. 100 c.p.c. (n. 21932/20; in senso analogo, n. 4037/20).

Nel caso in esame parte ricorrente non cita le fonti (più recenti e/o più qualificate) che avrebbe dedotto nel giudizio di merito, e non ne riproduce il contenuto al fine di dimostrarne l’alterità, ai fini del giudizio inerente alla protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), rispetto alle COI impiegate dal Tribunale.

5. – In conclusione il ricorso va respinto.

6. – Le spese, liquidate come in dispositivo (limitatamente alle voci di studio della controversia e partecipazione alla discussione), seguono la soccombenza del ricorrente.

6. – Ricorrono i presupposti processuali per il raddoppio, a carico del ricorrente, del contributo unificato, se dovuto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida in Euro 1.800,00, oltre spese prenotate e prenotande a debito.

Sussistono a carico del ricorrente i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 8 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2021

 

 

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