Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14122 del 11/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 11/06/2010, (ud. 24/03/2010, dep. 11/06/2010), n.14122

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe V. A. – rel. Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso n. 16304/06 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore p.t., domiciliata in

Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello

Stato che la rappresenta e difende secondo la legge;

– ricorrente –

contro

B.G., F.C., F.M.,

elettivamente domiciliate in Roma, via Monti Parioli, n. 48, presso

l’Avvocato Marini Giuseppe, che le rappresenta e difende con

l’Avvocato Michele Perissinotto per procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 9/3/05 della Commissione tributaria regionale

del Veneto, depositata il 31.3.2005;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

giorno 24 marzo 2010 dal relatore Cons. Dr. Giuseppe Vito Antonio

Magno;

Udito, per l’agenzia ricorrente, l’Avvocato dello Stato Sergio

Fiorentino e, per le controricorrenti, l’Avvocato Ulisse Corea, per

delega;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1.- Dati del processo.

1.1.- L’agenzia delle entrate ricorre, con tre motivi, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe che, accogliendo un motivo subordinato dell’appello, proposto dalle signore B. G., C. e M., e respingendo l’appello incidentale dell’ufficio (concernente le spese di lite), riforma parzialmente la sentenza n. 101/8/2003 della commissione tributaria provinciale di Treviso, che aveva respinto il ricorso proposto dalle nominate contribuenti avverso gli avvisi di liquidazione delle maggiori imposte di registro, ipotecarie e catastali e derogazione di sanzioni, notificati il 27.2.2003, emessi dall’ufficio dell’agenzia delle entrate di Treviso per intervenuta decadenza dai benefici per l’acquisto della “prima casa”; decadenza in cui le medesime contribuenti erano incorse per non avere fissato la propria residenza, entro il termine prescritto, nel comune in cui era ubicato l’immobile, acquistato con atto registrato il (OMISSIS), cui si riferisce l’accertamento.

1.2.-. Le contribuenti intimate resistono mediante controricorso.

2.- Motivi del ricorso.

2.1.- La commissione regionale, rilevata l’intervenuta decadenza delle contribuenti dai benefici fiscali per l’acquisto della “prima casa”, ritiene “ovvio e conseguente” che esse debbano godere delle agevolazioni concesse agli acquirenti d’immobili aventi valore storico o artistico, non essendo contestata l’appartenenza del bene acquistato a tale categoria, risultante testualmente dall’atto di compra-vendita.

2.2.- L’agenzia ricorrente precisa che le contribuenti avevano originariamente impugnato gli avvisi di liquidazione per infondatezza, deducendo di non aver potuto trasferire, per ragioni di forza maggiore, la propria residenza nel comune in cui era sito l’immobile acquistato; avevano poi chiesto in subordine, con memoria depositata nel corso del giudizio di primo grado, che all’atto di compra-vendita in questione fossero applicate le agevolazioni fiscali previste per gl’immobili d’interesse storico o artistico; avevano quindi appellato la sentenza di primo grado – che ne aveva rigettato il ricorso non ritenendo sussistente l’invocata forza maggiore – insistendo sia sulla spettanza, in principalità, dei benefici per l’acquisto della prima casa sia, in subordine, sul trattamento fiscale agevolato riservato agl’immobili di pregio storico o artistico. Censura quindi la sentenza impugnata:

2.2.1.- col primo motivo, per non aver considerato che, una volta decaduto il contribuente dall’agevolazione chiesta in via principale, non può invocare altra diversa agevolazione, anche se l’avesse richiesta, in via subordinata, nell’atto soggetto a registrazione (violazione o falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 1, 4^ per., della Tariffa, Parte prima, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, T.U. dell’imposta di registro; della nota all’art. 1 della Tariffa allegata al D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 347, T.U. delle imposte ipotecaria e catastale;

dell’art. 10, comma 2, stesso D.Lgs.; dei principi in materia di concessione dei regimi agevolativi fiscali);

2.2.2.- col secondo motivo, per avere ammesso ed accolto una domanda (relativa all’applicazione in misura fissa delle imposte ipotecaria e catastale) non formulata in primo grado (violazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 57);

2.2.3.- col terzo motivo, per aver ritenuto fondata nel merito tale domanda, interpretando erroneamente la nota all’art. 1 della Tariffa allegata al D.Lgs. n. 347 del 1990, sulle imposte ipotecaria e catastale (violazione o falsa applicazione di tale norma, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).

3.- Decisione.

3.1.- Il primo ed il secondo motivo di ricorso sono infondati e debbono essere rigettati; il terzo motivo deve essere accolto, per le ragioni espresse al par. 4.3; per conseguenza, previa cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, la causa deve essere decisa nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, mediante rigetto del ricorso introduttivo della lite, nella parte relativa alle imposte ipotecaria e catastale.

Le spese dell’intero giudizio debbono essere integralmente compensate fra le parti, in considerazione della parziale soccombenza reciproca e dell’obbiettiva difficoltà di lettura ed interpretazione delle norme citate al par. 4.3.2, per le ragioni ivi indicate.

4.- Motivi della decisione.

4.1.- Secondo l’agenzia ricorrente, “In materia di concessione dei regimi agevolativi fiscali … l’esercizio del potere di accertamento è limitato a valutare la sussistenza del diritto all’agevolazione richiesta in via principale e non può rivivere una seconda volta in relazione a presunte ulteriori agevolazioni, anche se chieste nell’atto tassato”.

Tale affermazione – sostenuta unicamente mediante il richiamo di alcuni precedenti giurisprudenziali, asseritamente significativi di un “costante orientamento” conforme di questa suprema corte – non può essere condivisa.

4.1.1.- Si deve innanzitutto precisare che nessuna delle norme citate nel primo motivo di ricorso (par. 2.2.1), indicanti casi e misura della tassazione agevolata, risulta violata o falsamente applicata dal giudicante a quo, nè la ricorrente argomenta in alcun modo l’esistenza e l’incidenza di simile vizio nella sentenza impugnata.

La censura, pertanto, è da esaminare solo con riferimento ai “principi in materia di concessione dei regimi agevolativi fiscali”.

4.1.2.- Il principio qui invocato (infondatamente, per le ragioni espresse di seguito) è quello del cd. “consolidamento del criterio impositivo”, per cui si ritiene preclusa alle parti (contribuente ed amministrazione finanziaria) la facoltà di far valere pretese o eccezioni che presuppongano la modificazione dei titoli o dei criteri di applicazione dell’imposta utilizzati all’atto della registrazione.

Tale principio non è assoluto, giacchè prevale ‘opinione che il suddetto “consolidamento” si abbia sole quando sia mancata qualunque contestazione del criterio agevolativo applicato nel termine decadenziale di tre anni (D.P.R. n. 131 del 1986, art. 77, comma 1) dal giorno del pagamento; ovvero, se posteriore, da quello in cui è sorto il relativo diritto (Cass. nn. 6150/2003, 7835/2001; per una particolare applicazione di tale principio, Cass. n. 12157/2005).

4.1.3.- Il verificarsi del “consolidamento” solo al termine del periodo triennale di decadenza costituiva, peraltro, jus receptum anche nella vigenza della vecchia legge di registro (Cass. nn. 3768/1994, 9/1976, 2581/1971, 3586/1969, 1625/1967). Il criterio più rigido, per cui il trattamento agevolato ottenuto dal contribuente in sede di registrazione dell’atto non può essere mutato, neppure se un diverso titolo di agevolazione fosse stato richiesto in via subordinata fin dall’inizio (Cass. nn. 14601/2003, 6159/1990), può dirsi ormai superato, con giurisprudenza pienamente condivisa dal collegio (Cass. n. 10354/2007), fondata sull’osservazione che, in tema di agevolazioni tributarie, non si rinvengono principi generali immanenti nell’ordinamento, in virtù dei quali un’agevolazione non richiesta al momento dell’imposizione sarebbe irrevocabilmente perduta; potendosi anzi, alla luce del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 77 dedurre il principio contrario che, sia pure con ovvi limiti temporali, è possibile rimediare all’erronea imposizione; anche perchè, quando l’accesso alla diversa agevolazione è subordinato a particolari formalità da eseguirsi a pena di decadenza, ciò è stabilito espressamente, come in materia di agevolazioni alla proprietà contadina (L. 6 agosto 1954, n. 604, art. 5).

4.1.4.- Nel caso di specie, la sentenza della commissione provinciale, pronunziata il 9.8.2003 (come si legge nella sentenza qui impugnata), è anteriore alla scadenza del triennio dalla data di registrazione dell’atto ((OMISSIS)); cosicchè la richiesta subordinata, avanzata dalle contribuenti nel corso del giudizio di primo grado, di applicazione di altro beneficio, rispetto a quello invocato originariamente in via principale, era tempestiva ed ammissibile. Il primo motivo di ricorso, pertanto, deve essere rigettato.

4.2.- I secondo motivo di censura (par. 2.2.2), per asserita inammissibilità, non rilevata dalla commissione regionale, dell’eccezione proposta dalle contribuenti solo in appello, di applicabilità delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa, è parimenti infondata, in considerazione del fatto che l’agevolazione di cui si discute era stata chiaramente invocata, in primo grado, con riferimento all’atto d’acquisto menzionato, quindi a tutte le imposte applicabili a tale atto. Il fatto che poi, col secondo motivo d’appello, avessero precisato le fonti normative che rendevano applicabili, a loro giudizio, tali imposte in misura fissa, noti costituisce “novità” della domanda, ma ammissibile specificazione e illustrazione della stessa.

4.3.- I terzo motivo (par. 2.2.3), vertente sul merito della questione, è però fondato.

4.3.1.- La sentenza impugnata accoglie implicitamente l’eccezione suddetta – di applicabilità delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa – laddove statuisce che l’ufficio avrebbe dovuto applicare, “così come pretendono e chiedono le appellanti, tutte le … tariffe agevolate” correlate all’acquisto d’immobili d’interesse storico o artistico; e che “in questi termini” la loro richiesta (anche quella in esame) è accoglibile e l’accertamento dev’essere dichiarato illegittimo.

4.3.2.- L’errore, implicito in tale pronunzia, dipende dalla circostanza che la L. 23 dicembre 1999, n. 488, art. 7, comma 7, inserendo una nuova voce nell’art. 1 della Tariffa, Parte prima, allegata alla legge di registro, avrebbe provocato lo “slittamento” dei periodi successivi al testo interpolato; cosicchè sarebbe diventato equivoco il richiamo (per la tassabilità in misura fissa) ai periodi “quarto e quinto”, contenuto nell’art. 10, comma 2 e nella nota all’art. 1 della Tariffa allegata al T.U. delle imposte ipotecaria e catastale (D.Lgs. n. 347 del 1990): quarto e quinto periodo che, originariamente, non contemplavano affatto gli immobili d’interesse storico o artistico, invece menzionati in quello che, prima della citata modifica interpolativa, era il terzo periodo, non richiamato dalle suddette disposizioni agevolative in materia d’imposte ipo-catastali.

4.3.3.- La questione è stata posta nei seguenti termini: se tale richiamo, contenuto nella nota 1 della Tariffa allegata al D.Lgs. n. 347 del 1990, debba intendersi come “materiale” (o “statico” o “fisso”), per cui la norma richiamata resta, nell’alveo della norma richiamante, quella avente il contenuto originario (non riferentesi ad immobili d’interesse storico o artistico), quali che siano le successive modifiche, anche di collocazione, subite; oppure se debba intendersi come “formale” (o “dinamico”), per cui la norma richiamata è costantemente quella risultante dalle successive modifiche che la riguardano.

Ed è stata risolta da questa suprema corte, con la sentenza n. 3573/2009, nel senso che si tratta di un richiamo “statico”, poichè “La ratio della norma in materia di imposta ipotecaria e catastale è … quella di prevedere la più favorevole misura fissa, anzichè quella proporzionale, solo per determinate tipologie di atti individuate, sia pure attraverso il rinvio, in ragione del loro oggetto e non in virtù della loro occasionale collocazione nell’ambito della norma richiamata. Ne deriva che i trasferimenti di beni di interesse artistico, storico ed architettonico, originariamente previsti al D.P.R. n. 131 del 1986, terzo periodo del richiamato art. 1 continuano ad essere sottoposti alla tariffa proporzionale indipendentemente dal fatto che la regolamentazione degli stessi sia slittata al quarto periodo del D.P.R. n. 131 del 1986 cit., art. 1 per effetto della modifica introdotta dalla L. n. 488 del 1999, art. 7”.

4.3.4.- La correttezza di tale soluzione è ancor più evidente, se si considera che l’art. 7 cit., comma 7 non dispone affatto “l’aggiunta” di un ulteriore periodo all’art. 1 della Tariffa, Parte prima, allegata alla legge di registro, ma si limita a sostituire le ultime parole del primo periodo e ad aggiungere una frase, sempre nel primo periodo. Cosicchè, non essendosi verificato, in realtà, alcuno “slittamento”, gl’immobili d’interesse storico, artistico e archeologico continuano ad essere menzionati nel terzo periodo, non richiamato affatto dalle norme che dispongono l’applicazione in misura fissa delle imposte ipo-catastali, e sono quindi soggetti alle stesse in misura proporzionale.

4.4.- Segue la decisione, nei termini indicati al par. 3.1.

5.- Dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE Accoglie il terzo motivo di ricorso; rigetta il primo ed il secondo motivo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo della lite nella sola parte relativa alle imposte ipotecaria e catastale.

Compensa integralmente fra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 5^ sezione civile – tributaria, il 24 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2010

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