Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1412 del 19/01/2018


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Civile Sent. Sez. U Num. 1412 Anno 2018
Presidente: AMOROSO GIOVANNI
Relatore: BRONZINI GIUSEPPE

Data pubblicazione: 19/01/2018

SENTENZA
sul ricorso 20833-2016 proposto da:
BLANDINI GUIDO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIALLE
ANGELICO 92, presso lo studio dell’avvocato LUCA GIUSTI, che lo
rappresenta e difende;
– ricorrente contro

COMUNE DI SULMONA, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 1, presso lo
studio dell’avvocato ADRIANO ROSSI, rappresentato e difeso
dall’avvocato FRANCESCO CAMERINI;
– controricorrente –

L’AQUILA, depositata il 7/07/2016.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
07/11/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE BRONZINI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARCELLO MATERA, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso;
uditi gli avvocati Luca Giusti e Francesco Camerini.

Fatti di causa
1. Blandini Guido chiedeva al Tribunale del lavoro di Sulmona il
riconoscimento del proprio diritto all’attribuzione della qualifica
dirigenziale come avvocato responsabile dell’Ufficio legale dell’ente
Comune di Sulmona con le correlate statuizioni in ordine alle
differenze retributive. Il Tribunale accoglieva la domanda; la Corte
di appello di L’Aquila, su appello del Comune di Sulmona, con la
sentenza impugnata in questa sede dichiarava, invece, il difetto di
giurisdizione. Per la Corte territoriale, alla luce anche delle espresse
conclusioni del ricorso introduttivo riportate in sentenza, il Blandini
richiedeva il riconoscimento della natura dirigenziale dell’attività
svolta in conseguenza della qualifica di avvocato responsabile di un
servizio legale comunale e non sulla base dell’accertamento delle
mansioni concretamente svolte: pertanto si impugnava l’atto di
macro- organizzazione adottato dal Comune nel 1988 che aveva
inserito il servizio legale nell’ambito di un’area amministrativa cui era
preposto un dirigente, il che rientrava nei poteri dell’Amministrazione

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avverso la sentenza n. 686/2016 della CORTE D’APPELLO di

come disposto dal T.U. sul pubblico impiego. La competenza a
sindacare tali atti di macro-organizzazione spetta ex art. 63 d.lgs. n.
165/2001 al Giudice amministrativo: pertanto, in accoglimento
dell’appello, dichiarava, come detto, il difetto di giurisdizione del
Giudice ordinario assegnando il termine di tre mesi per la

2. Per la cassazione di tale decisione propone ricorso il Blandini
con due motivi; resiste il Comune con controricorso. Le parti hanno
presentato memoria.

Ragioni della decisione
1. Con il primo motivo si allega la violazione dell’art. 409 e ss.
cod. civ. proc.; degli artt. 63 e 60 d. Igs. n. 165/2001, nonché la
violazione dei principi generali dell’ordinamento e dell’art. 11 della
Costituzione. La domanda proposta in primo grado era diretta
all’accertamento in concreto dell’esistenza tra le parti di un rapporto
di lavoro subordinato di natura dirigenziale su cui – anche nel caso in
cui il datore di lavoro sia un ente pubblico —la competenza
giurisdizionale è riservata al Giudice ordinario, salvo i casi
diversamente regolati per legge, per i rapporti iniziati dopo il
30.6.1998 come nel caso di specie.
2. Con il secondo motivo si allega la violazione del principio di
non contestazione di cui all’art. 115 cod. civ. proc. Il Comune nulla
aveva dedotto in ordine alle circostanze di fatto descritte nel ricorso.
3. Il primo, complesso, motivo appare fondato e pertanto va
accolto. La sentenza impugnata parte, sulla base della trascrizione del
ricorso di primo grado, dall’assunto per cui ” la tesi attorea recepita
dal Tribunale non si fonda sul raffronto tra le mansioni svolte e le
previsioni contrattuali collettive in materia di inquadramento dei
lavoratori ma sul presupposto logico- argomentativo secondo cui
l’attività professionale di avvocate per le intrinseche caratteristiche,

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riassunzione dinanzi al T.A.R. competente.

non può che essere svolta in posizione di apicalità organizzativa .. ed
obbligherete così ipso iure l’Ente a locale a strutturare la propria
organizzazione attribuendo qualifica dirigenziale all’avvocato
responsabile del settore legale” ( pag. 3 della sentenza impugnata).
Rileva ancora la Corte territoriale che ” la domanda così come

professionale della specifica prestazione lavorativa offerta dall’avv.to
Blandini, tendendo piuttosto al generale riconoscimento della qualifica
dirigenziale alla categoria degli avvocati responsabili dei servizi legali
negli enti locali… Se così è l’accoglimento della domanda della
domanda presuppone non tanto l’accertamento delle concrete
mansioni espletate e della loro riconducibilità ad un inquadramento
categoriale di livello dirigenziale, ma coinvolge necessariamente l’atto
di macro- organizzazione che sta a monte e cioè la delibera n. 611/98
del Comune di Sulmona ..” ( pag. 3 della sentenza impugnata). Ora
una simile interpretazione della domanda avanzata in primo grado,
che viene contestata sotto svariati profili nel primo (complesso)
motivo, non appare fondata e sembra essere stata seguita sulla base
della mera lettura delle conclusioni del ricorso e non già alla stregua
di una lettura organica delle stesse alla luce delle prospettazioni
fattuali e giuridiche dell’atto introduttivo. Nel ricorso si insiste a più
riprese sull’attività in concreto svolta, da quella di patrocinio legale
del Comune sino all’interpello sistematico ed il pieno coinvolgimento
da parte dell’Ente nelle determinazioni di maggior rilievo ( pag. 17 del
ricorso); ed ancora all’esame di problematiche giuridiche fra le più
eterogenee. Nel ricorso originario si mette in rilievo “l’elevatissimo
grado di responsabilità” gravante non in via generale sui responsabili
degli uffici legali ma concretamente sul Blandini le cui determinazioni
erano essenziali per scelte di cruciale interesse per il Comune e la
comunità intera di Sulmona ( pag. 18). L’attività legale svolta dal
Blandini veniva, peraltro, circostanziata dal riferimento di una serie di

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formulata non mira tanto all’accertamento del contenuto

controversie di notevolissimo valore economico sia al Tar che al
Consiglio di Stato: è in realtà sulla base di queste premesse fattuali
che nel ricorso si chiede l’inquadramento dirigenziale ai sensi del
CCNL applicabile e la condanna al pagamento delle dovute differenze
retributive e preliminarmente l’ammissione della prova per testi sullo

responsabilità richiesto, delle mansioni di natura dirigenziale
legittimanti il chiesto inquadramento ( cfr. capitoli di prova nn. 2, 3,
4,5,6, 7 8 e 9). Vi è quindi una stretta correlazione nel ricorso
introduttivo tra l’allegazione di avere svolto specifiche funzioni per il
Comune di Sulmona, le prove richieste, l’accertamento della natura
dirigenziale del rapporto alla luce del CCNL applicabile e la condanna
del Comune alle dovute differenze retributive. La sentenza impugnata
ha pertanto mal interpretato il ricorso introduttivo che non era
incentrato su una sorta di automatismo tra il conferimento
dell’incarico di responsabile di un ufficio legale di un Comune (anche
se certamente si sviluppano alcune argomentazioni di natura generale
che valorizzano questa circostanza) e l’attribuzione della rivendicata
qualifica che invece è- come detto- correlata all’effettivo svolgimento
di mansioni di tipo dirigenziale su cui è stata richiesta una specifica
ed articolata prova (cfr. i citati capitoli articolati a pagg. 32-35 del
ricorso introduttivo). Va, quindi, alla luce di una interpretazione
corretta della domanda applicato l’orientamento di questa Corte
secondo il quale “in tema di pubblico impiego privatizzato, la
domanda diretta al riconoscimento del diritto alle differenze
retributive, spettanti per il dedotto espletamento di mansioni proprie
di una posizione dirigenziale superiore a quella attribuita, ha ad
oggetto una posizione di diritto soggettivo perfetto, la cui fonte
consiste in un atto di gestione del rapporto di lavoro dirigenziale,
sicché appartiene alla giurisdizione del Giudice ordinario, cui è
attribuito il potere di disapplicare gli eventuali atti amministrativi

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svolgimento in concreto, con il grado di autonomia, professionalità e

presupposti illegittimi (nella specie, la norma regolamentare dell’INPS
che classificava di livello dirigenziale non generale la funzioni di
direttore regionale), incidenti sulle posizioni di diritto soggettivo
derivanti dal rapporto lavorativo” (Cass. 7 luglio 2014, Sez. Un.,
n.1524; cfr. anche Cass. 3 novembre 2011, Sez. Un., n. 22733) che

4. Pertanto va accolto il primo (complesso) motivo e dichiarato
assorbito il secondo (concernente la non contestazione da parte del
Comune di Sulmona delle circostanze fattuali dedotte in ricorso): va
conseguentemente cassata la sentenza impugnata in relazione al
motivo accolto con rinvio alla Corte di appello di l’Aquila in diversa
composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese
del giudizio di legittimità.

PQM
Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito l’altro, cassa la sentenza
impugnata in relazione al motive accolto e rinvia alla Corte di appello
di l’Aquila in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche
sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma il 7.11.2017

il

si condivide e cui si intende dare continuità.

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