Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14116 del 07/06/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 07/06/2017, (ud. 24/05/2017, dep.07/06/2017),  n. 14116

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M. T. – Consigliere –

Dott. SCARCELLA Alessio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9517-2013 proposto da:

S.G.D., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avvocato GIOSUE’ FURNARI;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI PATERNO’;

– intimato –

avverso la sentenza n. 325/2012 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

CATANIA, depositata il 04/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/05/2017 dal Consigliere Dott. SCARCELLA ALESSIO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza n. 325/34/12 del 20.09.2012, depositata il 4.10.2012, la CTR della Sicilia, sez. staccata di Catania, rigettava l’appello proposto dal contribuente S.G.D. nei confronti del Comune di Paternò per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Catania, che aveva parimenti rigettato il ricorso proposto dal contribuente avverso due avvisi di accertamento ICI per l’anno di imposta 2005, con i quali il Comune di Paternò aveva, rispettivamente, con il primo, richiesto il pagamento dell’Ici dovuta e non versata e, con il secondo, contestato l’omessa denuncia di tre immobili con contestuale liquidazione della relativa imposta.

2. La CTP originariamente adita aveva rigettato il ricorso, giudicando infondate le ragioni esposte dal contribuente, che aveva eccepito l’illegittimità degli avvisi opposti chiedendone l’annullamento per carenza di motivazione atteso che degli stessi gli era stata notificata tramite il servizio postale solo la prima pagina, per cui sosteneva non essere in condizione di conoscere le ragioni della pretesa fiscale, non potendo quindi approntare idonea difesa.

3. La CTR, adita a seguito di appello proposto dal contribuente, respingeva l’impugnazione del contribuente, condividendo l’operato dei primi giudici osservando come l’appellante, anzichè censurare le argomentazioni dei primi giudici, aveva riproposto la medesime originarie eccezioni, senza indicare elementi idonei a giustificare la richiesta riforma della sentenza; non avrebbe esplicitato alcuna delle molteplici ipotesi idonee, a dire del contribuente, a spiegare la presenza dei fori lasciati dalle puntine della cucitrice sugli atti impugnatori ritenuti dai primi giudici quale indizio per presumere che gli stessi atti potessero essere stati composti da più fogli; la CTP aveva peraltro, valorizzato presunzioni semplici (elevata tariffa delle raccomandate inviate dal Comune, giustificabile solo con le dimensioni del plico, evidentemente composto da più fogli; singolarità che solo il contribuente residente in quel Comune si fosse lamentato della notifica degli avvisi di accertamento ICI mancanti delle altre pagine oltre la prima) a favore dell’ente impositore, che avrebbero i requisiti ex art. 2729 c.c., in virtù delle quali poteva ritenersi raggiunta la prova dell’avvenuta regolare notifica degli atti oggetto del contenzioso. Con la medesima sentenza, la CTR liquidava la somma di Euro 1000,00 a titolo di spese di giudizio.

4. Il Comune di Paternò non si è costituito nei termini di legge mediante controricorso.

5. All’udienza in camera di consiglio del 24.05.2017, esauritasi la relazione da parte del consigliere designato, il ricorso è stato trattenuto in decisione, non essendo peraltro state rassegnate conclusioni scritte da parte della P.G. presso questa S.C..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

6. Contro la prefata sentenza della Commissione tributaria Regionale ha proposto ricorso il contribuente, impugnando la decisione con cui deduce due motivi, di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione.

6.1. Deduce, con il primo motivo, il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione dell’art. 2729 c.c., in ordine alla notifica dell’atto impugnato.

In sintesi, la censura investe l’impugnata sentenza in quanto, sostiene il ricorrente, gli indizi mediante cui la CTR ha ritenuto raggiunta la prova dell’avvenuta regolare notifica degli atti oggetto del contenzioso (fori della cucitrice dell’atto impugnato; peso della raccomandata) non rivestono i requisiti indicati dall’art. 2729 c.c., da cui desumere la prova dei fogli mancanti contenenti gli elementi richiesti per la validità dell’avviso di accertamento. I fori della cucitrice sarebbero equivoci potendo riferirsi alla cucitura dei fogli, originale e copia, prima della spedizione, e in ogni caso non provano che i fogli cuciti sono quelli contenenti gli elementi richiesti per la validità dell’atto; non vi sarebbe poi il requisito della precisione, in quanto non sarebbe possibile desumere dai fori o dal costo della raccomandata la prova del fatto; non vi sarebbe nemmeno il requisito della concordanza, mancando la loro convergenza verso un identico risultato.

6.2. Deduce, con il secondo motivo, il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., sulla liquidazione delle spese al Comune di Paternò, rimasto contumace.

In sintesi, la censura investe l’impugnata sentenza in quanto, sostiene il ricorrente, la CTR avrebbe condannato alle spese il contribuente nonostante l’ente impositore fosse rimasto contumace, non essendosi mai costituito; ciò comporterebbe la violazione della norma processuale evocata, secondo la giurisprudenza di questa Corte.

10. Il ricorso è parzialmente fondato.

11. Ed invero, quanto al primo motivo, è pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che, allorquando la prova addotta sia costituita da presunzioni – le quali anche da sole possono formare il convincimento del giudice del merito – rientra nei compiti di quest’ultimo il giudizio circa l’idoneità degli elementi presuntivi a consentire illazioni che ne discendano secondo il criterio dell'”id quod plerumque accidit”, essendo il relativo apprezzamento sottratto al controllo in sede di legittimità se sorretto da motivazione immune dal vizi logici o giuridici e, in particolare, ispirato al principio secondo il quale i requisiti della gravità, della precisione e della concordanza, richiesti dalla legge, devono essere ricavati in relazione al complesso degli indizi, soggetti a una valutazione globale, e non con riferimento singolare a ciascuno di questi, pur senza omettere un apprezzamento così frazionato, al fine di vagliare preventivamente la rilevanza dei vari indizi e di individuare quelli ritenuti significativi e da ricomprendere nel suddetto contesto articolato e globale (v., ex multis: Sez. 3, Sentenza n. 26022 del 05/12/2011, Rv. 620317).

Nel caso di specie, la CTR ha rilevato come l’allora appellante, anzichè censurare le argomentazioni dei primi giudici, aveva riproposto le medesime originarie eccezioni, senza indicare elementi idonei a giustificare la richiesta riforma della sentenza. In particolare, non aveva esplicitato alcuna delle molteplici ipotesi idonee, a dire del contribuente, a spiegare la presenza dei fori lasciati dalle puntine della cucitrice sugli atti impugnati, fori ritenuti dai primi giudici quale indizio per presumere che gli stessi atti potessero essere stati composti da più fogli. La CTR aveva poi condiviso la valutazione della CTP che aveva valorizzato presunzioni semplici (elevata tariffa delle raccomandate inviate dal Comune, giustificabile solo con le dimensioni del plico, evidentemente composto da più fogli; singolarità che solo il contribuente residente in quel Comune si fosse lamentato della notifica degli avvisi di accertamento ICI mancanti delle altre pagine oltre la prima) a favore dell’ente impositore, ritenendo che le stesse avessero i requisiti richiesti dall’art. 2729 c.c., in virtù delle quali poteva ritenersi raggiunta la prova dell’avvenuta regolare notifica degli atti oggetto del contenzioso.

12. Quanto al secondo motivo, con cui il ricorrente si duole perchè la CTR avrebbe condannato alle spese il contribuente nonostante l’ente impositore fosse rimasto contumace, non essendosi mai costituito, lo stesso è fondato.

Ed invero, pacifico è nella giurisprudenza di questa Corte che la condanna alle spese processuali, a norma dell’art. 91 c.p.c., ha il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento di un suo diritto e, pertanto, non può essere pronunciata in favore del contumace vittorioso, poichè questi non avendo espletato alcuna attività processuale non ha sopportato spese al cui rimborso abbia diritto (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 9419 del 25/09/1997, Rv. 508243). Tale principio, affermato in relazione al disposto dell’art. 91 c.p.c., (Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa), trova applicazione anche nella materia tributaria, regolata dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 15, comma 1, che è norma di contenuto e tenore analogo (La parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la sentenza).

13. Per le motivazioni suesposte ed ogni altra eccezione disattesa restando assorbita da quanto prefato, il ricorso del contribuente dev’essere parzialmente accolto, con conseguente parziale annullamento dell’impugnata sentenza limitatamente alla condanna alle spese.

14. La soccombenza reciproca giustifica la non ripetibilità delle spese nel giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso e rigetta il primo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, eliminando la condanna alle spese processuali del secondo grado.

Spese non ripetibili nel giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella sede della S.C. di Cassazione, il 24 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 giugno 2017

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