Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14112 del 24/05/2021

Cassazione civile sez. II, 24/05/2021, (ud. 07/01/2021, dep. 24/05/2021), n.14112

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 24575/2019 R.G. proposto da:

A.O., c.f. CUI (OMISSIS), elettivamente domiciliato, con

indicazione dell’indirizzo p.e.c., in Villa San Giovanni, alla via

R. Larussa – traversa privata Zagarella, presso lo studio

dell’avvocato Alessandra Zagarella, che lo rappresenta e difende in

virtù di procura speciale in calce al ricorso.

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’INTERNO, c.f. (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso i cui uffici in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12,

domicilia per legge.

– controricorrente –

avverso il decreto in data 28.5.2019 del Tribunale di Reggio

Calabria;

udita la relazione nella Camera di consiglio del 7 gennaio 2021 del

consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. A.O., cittadino della Nigeria, originario dell’Edo State, formulava istanza di protezione internazionale.

Esponeva che in stato di ubriachezza aveva avuto un rapporto omosessuale con un conoscente; che nel corso del rapporto una terza persona, a sua insaputa, aveva scattato delle fotografie; che taluni suoi parenti, venuti in possesso delle fotografie, avevano minacciato di denunciarlo, onde costringerlo a rilasciare dei terreni oggetto di contesa; che aveva avuto con i parenti una colluttazione, nel corso della quale era stato aggredito e ferito ad un braccio; che successivamente sua sorella lo aveva avvertito telefonicamente che la polizia, in possesso delle foto, era sulle sue tracce per arrestarlo, siccome in Nigeria l’omosessualità costituisce un reato; che aveva dunque lasciato il paese d’origine per timore di essere sottoposto ad una dura ed inumana pena carceraria con inevitabile pericolo di morte; che aveva raggiunto l’Italia in data 1.9.2016.

2. La competente Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale rigettava l’istanza.

3. Con decreto del 28.5.2019 il Tribunale di Reggio Calabria respingeva il ricorso proposto da A.O. avverso il provvedimento della commissione.

4. Avverso tale decreto ha proposto ricorso A.O.; ne ha chiesto sulla scorta di due motivi la cassazione.

Il Ministero dell’Interno si è costituito tardivamente ai soli fini della partecipazione all’eventuale udienza di discussione.

5. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 4 e 32, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14.

6. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 5 e 7 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27, comma 1 bis.

Deduce che ha errato il tribunale a negargli lo status di rifugiato.

Deduce che in Nigeria le relazioni omosessuali sono punite con la pena detentiva pari nel massimo a 14 anni.

Deduce che ha errato quindi il tribunale a reputare inattendibili le sue dichiarazioni, dichiarazioni viceversa precise e puntuali.

Deduce che ben avrebbe dovuto il tribunale avvalersi dei suoi poteri istruttori officiosi, onde accertare se le autorità locali siano in grado di offrire adeguata protezione.

Deduce che un’adeguata istruttoria avrebbe condotto al riconoscimento della protezione sussidiaria ovvero della protezione umanitaria.

7. I rilievi, che la delibazione dei motivi di ricorso postula, tendono, per ampia parte, a sovrapporsi e a riproporsi; il che suggerisce la disamina simultanea di ambedue gli esperiti mezzi di impugnazione, mezzi che, in ogni caso, sono da rigettare.

8. Il tribunale ha opinato per l’inattendibilità delle dichiarazioni del ricorrente.

Tra l’altro ha puntualizzato che “non si comprende (…) perchè il ricorrente abbia dovuto necessariamente acconsentire ad avere un rapporto omosessuale pur essendo di diverso orientamento” (così decreto, pag. 2).

Ed ha concluso per “le evidenti contraddizioni contenute nel narrato del ricorrente che ne minano fortemente la credibilità” (così decreto impugnato, pag. 2).

9. Su tale scorta si rappresenta quanto segue.

10. La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento “di fatto” rimesso al giudice del merito, censurabile in cassazione unicamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (cfr. Cass. (ord.) 5.2.2019, n. 3340).

In questi termini, nel solco dunque della previsione di cui dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nessuna forma di “anomalia motivazionale”, rilevante alla luce dell’insegnamento n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte, si scorge nelle motivazioni che, in parte qua agitur, sorreggono l’impugnato dictum.

In pari tempo il tribunale ha ineccepibilmente vagliato nel loro complesso le dichiarazioni del ricorrente (cfr. Cass. (ord.) 2.11.2020, n. 24183 – specificamente in tema di omosessualità – secondo cui il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. e), là dove prevede che, ai fini della valutazione di credibilità, si deve verificare anche se il richiedente sia “in generale attendibile”, va interpretato nel senso che il racconto debba essere considerato credibile “nel suo insieme”, attribuendo all’espressione “in generale” utilizzata dalla norma il valore semantico di “complessivamente” o “globalmente”, benchè non si possa escludere, in astratto, che una specifica incongruenza, per il ruolo della circostanza narrata, possa inficiare del tutto la valutazione di credibilità del ricorrente).

11. Nel giudizio relativo alla protezione internazionale del cittadino straniero, la valutazione di attendibilità, di coerenza intrinseca e di credibilità della versione dei fatti resa dal richiedente, non può che riguardare – ben vero al di là dell’ipotesi (che non viene in rilievo nel caso di specie) di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) – tutte le ipotesi di protezione prospettate nella domanda, qualunque ne sia il fondamento; cosicchè, ritenuti non credibili i fatti allegati a sostegno della domanda, non è necessario far luogo a un approfondimento istruttorio ulteriore, attivando il dovere di cooperazione istruttoria officiosa incombente sul giudice, dal momento che tale dovere non scatta laddove sia stato proprio il richiedente a declinare, con una versione dei fatti inaffidabile o inattendibile, la volontà di cooperare, quantomeno in relazione all’allegazione affidabile degli stessi (cfr. Cass. (ord.) 20.12.2018, n. 33096; Cass. 12.6.2019, n. 15794).

In tal guisa non vi è ragione chè il ricorrente si dolga per la mancata attivazione dei poteri officiosi di cooperazione istruttoria.

12. In maniera inappuntabile dunque il Tribunale di Reggio Calabria ha negato al ricorrente il riconoscimento dello status di rifugiato ed ogni ulteriore forma di protezione.

Ben vero al di là dell’assoluta genericità del finale riferimento, nel ricorso a questa Corte, alla protezione sussidiaria, evidentemente di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), ed alla protezione umanitaria.

13. Il Ministero dell’Interno di fatto non ha svolto difese. Nessuna statuizione in ordine alle spese del presente giudizio va pertanto assunta.

14. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 7 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA